Home Chiesa e Diocesi Don Biagio Mugione, Alvignano ricorda il prete-martire della Seconda guerra mondiale

Don Biagio Mugione, Alvignano ricorda il prete-martire della Seconda guerra mondiale

Catturato dai tedeschi ed ucciso il 18 ottobre 1943. Nella chiesa di San Sebastiano una messa in suffragio

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Ad Alvignano si ricorda don Biagio Mugione, l’arciprete della parrocchia di San Sebastiano ucciso dai tedeschi in ritirata il 18 ottobre del 1943. Questa sera, venerdì 17 ottobre alle 19.00 nella stessa chiesa in cui fu protagonista di una intensa attività pastorale, i sacerdoti don Alessandro Occhibove e don Francesco Vangeli celebreranno una messa in suffragio. Non è mai venuto meno negli anni il ricordo caro del giovane sacerdote vittima dell’odio che in quei difficili giorni di guerra si consumava nella maniera più efferata, senza sconti per nessuno; come confermano i dati, i martiri di quei momenti furono persone capitate a caso. Così anche per don Biagio, la cui nobile responsabilità fu quella di essere uscito allo scoperto (era partito dal vicino comune di Dragoni) dopo aver saputo che i tedeschi avevano minato la sua chiesa parrocchiale di Alvignano (notizia rivelatasi falsa): lui sarebbe andato a verificare, a capire, ma non ebbe scampo.

 Don Biagio Mugione: la vita, l’uccisione, il ritrovamento 
Ncque a Cardito (Na) il 24 febbraio 1914. Sentì da giovanissimo la chiamata alla vita sacerdotale; completò il ciclo scolastico e poi gli studi teologici tra Aversa e Napoli, divenendo sacerdote il 17 Luglio del 1937. Amico di Mons. Nicola Maria Di Girolamo, vescovo di Caiazzo, (perché don Biagio aveva parenti ed amici sul posto) fu chiamato da quest’ultimo nella sua diocesi come arciprete della Chiesa di S. Sebastiano in Alvignano, essendone venuto a mancare il parroco: qui il giovane prete diede il via ad un triennio d riorganizzazione e cambiamenti per l’intera comunità, che immediatamente ne riconobbe le grandi virtù cristiane, la creatività, la passione per il Vangelo che egli seppe raccontare con l’impegno gioioso. Gli ultimi anziani che ne hanno narrato la storia fino a qualche anno fa, citavano l’impegno per l’Azione Cattolica, in particolar modo per la Gioventù Femminile, protagonista di una vivace animazione in parrocchia; come pure la cura dei bambini…; e l’interesse del giovane prete per la fotografia e la cultura in generale, tale da mettersi a disposizione per ripetizioni e formazione scolastica. E poi la musica: fu lui a comporre in parole e melodia l’inno a San Ferdinando d’Aragona, patrono di Alvignano e Dragoni e compatrono diocesano.

L’occupazione tedesca ad Alvignano
Alvignano visse molto da vicino la ferocia della ritirata tedesca; nella vicina tenuta di Villa Ortensia, a pochi chilometri dal centro abitato era stato stabilito un Comando, cosa che facilitava le incursioni in paese da parte dei soldati alla ricerca di cibo, nemici, donne, ma anche beni da portar via o da distruggere. Quando i tedeschi occuparono, don Biagio dovette sgomberare la casa canonica trovando riparo a Dragoni da don Antonio Capezzuto, parroco di San Biagio. Se le cose fossero peggiorate anche lì – aveva raccontato – avrebbe cercato rifugio presso il convento di San Pasquale su Monte Muto dove spesso si recava con i suoi giovani di Azione Cattolica per momenti di preghiera e di svago.

Il ricordo di Filina Perrotta
“Era il giorno 18 ottobre 1943. Si diffuse la notizia che la chiesa di S. Sebastiano era stata minata. Don Biagio era da Capezzuto e corse subito a vedere”, è il ricordo lasciato da Filomena Perrotta, storica collaboratrice della Parrocchia di San Sebastiano, custodito nel libro ‘Alvignano e il suo arciprete’ dell’autore Mauro Nemesio Rossi, nipote dell’arciprete Mugione. “Non fece più ritorno. Cominciarono le ricerche. Si temeva che gli fosse accaduto qualcosa perché dei testimoni riferirono che i tedeschi lo avevano preso caricato su un carro armato e lo portavano in giro mentre sparavano contro gente innocente. Solo, dopo sei giorni fu ritrovato, vicino alla casa dei Palmieri, in aperta campagna fra Alvignano e Dragoni. Era nel fosso, supino, con la faccia rivolta in giù, coperto dal terriccio. Una scena impressionante. Aveva ricevuto un colpo alla nuca! Il signor Michelangelo Simone (abitava nella piazza su cui affaccia la chiesa di San Sebastiano, ndr) si procurò un carretto col cavallo e lo portammo in Chiesa. Lo vestimmo. La notizia fece il giro della comunità e la gente accorse numerosa per stringersi intorno alla mamma, al papà e ai fratelli arrivati da Cardito. Per lui ci furono lacrime inconsolabili, che esprimevano il carattere e il destino di un uomo che per il paese aveva fatto tanto”.
In paese non c’erano uomini, perché nascosti o prigionieri o in guerra; furono le donne ad utilizzare le tavole dei loro letti ed inchiodarle per farne la bara all’amato sacerdote. L’eroismo di uno solo, suscitò quello degli altri, delle donne e dei sacerdoti amici che accorsero per il funerale nonostante il pericolo provocato dalla forte tensione dei tedeschi in ritirata. In quegli stessi giorni Alvignano su liberata dagli Americani.

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