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La speranza sopravvive alla guerra. Nella Veglia missionaria la testimonianza del comboniano Angelo Giorgetti

Venerdì 17 ottobre a Mondragone, l'iniziativa interdiocesana degli uffici missionari di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca

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A cosa servirà mai una veglia di preghiera missionaria? Perchè questo sguardo globale? Cosa possiamo cambiare nella vita di chi soffre a migliaia di chilometri da noi? “Gesù ci ha insegnato a pensare agli ultimi. Perché se riusciamo ad interessarci a chi è più lontano, allora abbracciamo tutti, anche quelli che sono a metà strada. Altrimenti escludiamo, e viviamo da persone che non sanno quello che sta succedendo sulla Terra”. Le parole di padre Angelo Giorgetti, missionario comboniano, chiariscono in pochi secondi il valore di quelle domande che tanti si pongono, anche tra i credenti. Ancora pochi attimi e chi lo ascolta è immerso nella difficile storia del Sudan, dove lui è stato per 16 anni a servire la popolazione: nella capitale Khartoum i missionari comboniani curano la formazione scolastica ed universitaria, assistono i poveri, guidano parrocchie, portano Cristo con uno stile prima ancora che con le parole.

La sua testimonianza è avvenuta a Mondragone nella parrocchia di San Rufino, venerdì 17 ottobre, alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale che la Chiesa ha celebrato ieri; gli uffici missionari delle Diocesi di Teano, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca che hanno curato la Veglia, ancora una volta non hanno rinunciato alla parola dei testimoni, in questo caso Padre Angelo, che più di ogni altra aiuta ad entrare nel dramma di quei popoli che soffrono fame e miseria, vessazioni e privazioni perché ogni credente sia interpellato sull’aiuto che può offrire, sulle contraddizioni del mondo diviso tra chi soffre e l’opulenza di chi non ossa guardare oltre i confini del proprio benessere.

Ai piedi dell’altare la bandiera del Sudan: il rosso simbolo di lotta e sacrificio, il bianco di pace e di luce, il nero perché “terra dei neri” e segno di unità del popolo, il verde segno di prosperità e dell’islam. “Può esserci speranza anche nella guerra?”. La risposta padre Giorgetti l’ha data solo dopo aver raccontato il dramma di un Paese che oggi conta il maggior numero di sfollati al mondo: 14 milioni da quando nel 2023 è scoppiata la guerra tra le Forze Armate Sudanesi (al potere con un Colpo di Stato) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) nella capitale Khartoum; conflitto esteso poi alle periferie. Le condizioni di bisogno toccano 25milioni di abitanti privati di servizi sanitari, istruzione, alimentazione e soprattutto diritti. In questo quadro di difficile gestione anche i missionari comboniani residenti a Khartoum sono stati costretti a trasferire alcuni servizi educativi lontano dalla capitale come il corso di Cure infermieristiche e di Cure palliative necessari alla formazione di quei giovani che scelgono di formarsi e mettersi a disposizione del loro Paese.

Il tema della Giornata Missionaria Mondiale del 2025, “Missionari di Speranza tra le genti”, trova spiegazione e concretezza nella storia dei giovani sudanesi che grazie alle competenze mediche acquisite (i corsi di cure palliative sono stati una scelta dei Comboniani) hanno dato vita ad un gruppo misto di cristiani e musulmani che visitano i villaggi portando aiuto e conforto alla popolazione, soprattutto agli ammalati gravi che vivono l’ultimo tempo della loro vita: “E il desiderio di pace e di fraternità viene da tutti, dai cristiani e dai fratelli musulmani che sognano per il loro paese la pace e la serenità; insieme sanno stimarsi ed incoraggiarsi”. Poi aggiunge “Abbiamo avuto tre preti in una città di sei milioni di abitati: confratelli che hanno scelto di rimanere nelle periferie di Khartoum per servire 13 parrocchie spostandosi a celebrare Messa con le persone più povere che non sono riuscite a scappare per mancanza di mezzi”. Sono i segni di speranza tra le genti, tra cui padre Giorgetti cita anche la forte solidarietà tra la popolazione. L’ultimo segnale arriva da qualche settimana, a fronte di un clima più sereno, dove la comunità che vive intorno alla missione comboniana di Karthoum è ritornata nella casa dei religiosi e ha rimesso a nuovo gli ambienti feriti dalle pallottole e dall’abbandono e ricominciato a far rivivere la scuola riconosciuta quale luogo di formazione e di crescita sociale.

“Non esiste una situazione in cui l’uomo perde la speranza. Abbiamo dentro l’istinto e forza di cercare la vita; e quando ci affidiamo a Dio questa forza lavora e porta frutti di bene” ha concluso il comboniano. Le parole di padre Giorgetti si sono intrecciate alla preghiera, alla meditazione offerta dal magistero di Papa Francesco e Papa Leone, e al Vangelo. Dal vescovo S. E. Mons. Giacomo Cirulli l’accorato appello a non voltare le spalle alla difficile storia di uomini e donne provati da guerre, fame, privazioni, violenze: “drogati di benessere, droga silenziosa che ci separa dalla vita di chi è nel bisogno fino a non percepirne più il grido di aiuto; corriamo il rischio di fare nostre ideologie mondane che ci separano dalla proposta missionaria del Vangelo”.

Una famiglia, una giovane, una catechista, due immigrati, una nonna hanno ricevuto dalle mani del Vescovo dei semi, e dalle loro mani ne hanno fatto dono ai presenti perché la preghiera ascoltata e condivisa, l’impegno a concretizzare nella vita gesti di amore e di carità sono semi da diffondere nelle comunità, nella società. Quel seme ha espresso l’impegno a disperdere nel mondo una vita nuova a partire dai comuni luoghi di vita e di esperienza.

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