Home Chiesa e Diocesi La santità tra noi: una rivoluzione silenziosa dell’amore

La santità tra noi: una rivoluzione silenziosa dell’amore

1017
0

Dopo i “Santi di ieri”, tocca a quelli di oggi: uomini e donne che “ci ricordano che la santità non è fatta di aureole, ma di gesti concreti”, come afferma il nostro autore nel secondo articolo in preparazione alla Festa di Tutti i Santi e all’evento della vigilia organizzato dalla Pastorale giovanile delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca il prossimo 31 ottobre alle 16.00 presso il Convento di Sant’Antonio a Teano

Fiorentino Andolfi* – Viviamo in un tempo in cui il mondo sembra spento, stanco, disilluso. Le guerre continuano, la tecnologia corre più veloce del cuore, le persone parlano tanto ma si ascoltano poco. In questo scenario, qualcuno potrebbe pensare che la santità appartenga a un’altra epoca, a tempi lontani o a vite straordinarie. E invece no! La santità non è un ricordo sbiadito del passato, ma un fuoco che brucia nella storia, nei gesti semplici, nel dolore attraversato con fede, nei sorrisi che non si arrendono. Il Novecento, secolo segnato da dittature, guerre e rivoluzioni sociali, è stato anche il secolo di una fioritura di santi senza precedenti. È il secolo come lo definì Giovanni Paolo II “bagnato dal sangue dei martiri”: da quello di Massimiliano Kolbe che ad Auschwitz donò la vita per un altro uomo; di Edith Stein, filosofa e carmelitana, che unì ragione e fede fino al martirio; di Oscar Romero, vescovo di San Salvador, che venne ucciso mentre difendeva i poveri. Ma è anche il secolo dei mistici: di Padre Pio che portò sul corpo le ferite di Cristo e insegnò la forza della preghiera; di Charles de Foucauld che nel deserto scoprì la presenza di un Dio vicino; di Charbel Makhlouf che nel silenzio e di Faustina Kowalska che bruciò di misericordia nel quotidiano. È il secolo dei testimoni della carità, uomini e donne che hanno vissuto l’amore di Dio nel servizio concreto: di Madre Teresa che raccolse i poveri tra le strade, di Damiano de Veuster che servi i lebbrosi di Molokai, di don Bosco che educò i giovani alla pedagogia dell’amore o di Cottolengo che costruì case per gli ultimi. Di Gianna Beretta Molla che scelse la vita del figlio a costo della sua; di Pier Giorgio Frassati che portò gioia tra i poveri; di Giovanni Paolo II che gridò ai giovani: “Non abbiate paura!” e di don Tonino Bello, Giuseppe Moscati e don Milani che mostrarono con la loro vita che il Vangelo si vive nella scuola, nel lavoro, tra la gente. Nel XXI secolo poi la santità cambia volto, ma non il cuore: è il tempo di Carlo Acutis che ha trasformato Internet in un’autostrada per Dio; di Chiara Badano che ha sorriso nel dolore; di Chiara Corbella Petrillo che ha accolto la vita anche nella sofferenza; di Maria Laura Mainetti che dinanzi alla morte perdonò chi la uccise; di Jean Vanier o don Luigi Giussani che hanno educato ad una fede incarnata.

Tutti diversi ma uniti da un filo d’oro: hanno preso sul serio il Vangelo. Non supereroi, né perfetti, ma uomini e donne che hanno vissuto per amore, scegliendo la sostanza e il silenzio che parla di Dio. La loro è una rivoluzione silenziosa: chi perdona, chi cura, chi educa, chi serve senza farsi notare. Essi non sono reliquie del passato ma voci profetiche di speranza: ci ricordano che la santità non è fatta di aureole, ma di gesti concreti. Forse il mondo non ha bisogno di idoli, ma di più testimoni; di persone come don Bosco, Kolbe, Madre Teresa, Frassati, Gianna Molla, Carlo Acutis, Chiara Badano, Chiara Corbella, di uomini e donne che hanno creduto che l’amore è l’unica vera rivoluzione possibile. Quindi la santità non è privilegio per pochi: è il coraggio di vivere con cuore, di non arrendersi al grigio, di accendere il mondo con piccoli gesti di bene perché, come canta Enzo Avitabile, noi oggi: “Abbiamo fame e sete d’amore, di vita vera, di vita nuova”. Ma questa fame è la stessa che muoveva i santi di ieri e di oggi; ma solo quando impariamo ad ascoltarla, anche noi, con la vita semplice e concreta, possiamo diventare luce che illumina il buio.

*Responsabile Pastorale Giovanile Diocesi di Sessa Aurunca.
Foto di copertina generate dall’Ai.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.