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    Home»Chiesa e Diocesi»Accorciamo le distanze. Verso la festa di Tutti i Santi
    Chiesa e Diocesi Primo Piano

    Accorciamo le distanze. Verso la festa di Tutti i Santi

    Redazione28 Ottobre 2025Nessun commento
    Generata dall’Ai

    Quei santi così distanti nelle loro nicchie! Eppure basterebbe guardarne più da vicino la vita, guardarsi negli occhi noi e loro, per rendersi conto delle loro vite semplici, fragili, di dolore e di gioia come le nostre. Ce ne parla don Raffaele Farina, responsabile della Pastorale giovanile nella Diocesi di Teano-Calvi: il suo articolo chiude il percorso che abbiamo intrapreso raccontando di santi di ieri e di oggi con il contributo di don Paolo Vitale e don Fiorentino Andolfi. Un breve itinerario voluto in preparazione alla Festa della Pastorale giovanile in programma il 31 ottobre a Teano (scarica la locandina) e alla solennità di Ognissanti che la Chiesa celebra il 1 novembre. 

    Raffaele Farina* – Varco la soglia del portale che immette in Chiesa. C’è nessuno. Sono da solo mentre percorro la navata centrale a passo lento, cercando di silenziare al massimo il rumore del mio passo sul marmo bianco. Mi guardo intorno e mi sento scrutato e osservato. Eppure, sono solo. Alzo lo sguardo e il mio sguardo si incrocia con quello di uomini e donne che stanno lì, al loro posto, nelle loro nicchie come se fossero le loro roccaforti. Mi sento guardato dall’alto in basso e loro sono lì, immobili, da sempre, a guardare quelli che passano, a chiedere fiducia, tutti con il dito ad indicare Lui, Gesù. Carlo, Piergiorgio, Bartolo, Chiara, Teresa, Francesco, Pio, Pino e tanti altri. Tutti ad indicare il Maestro, come Giovanni Battista, indice puntato su Gesù. E io mi sento piccolo, sguarnito e solo nella penombra della mia Chiesa mentre procedo lentamente. Ogni sguardo scambiato con loro è uno sprofondare nella loro storia. Loro ci sono riusciti. Hanno fatto centro. Hanno centrato il bersaglio. Hanno capito il senso. Loro si, sono santi. Più li guardo e più avverto distanza tra me e loro. Loro sono lì e io piccolo resto qui a guardarli, cedendo all’alibi che la santità non è per tutti. Il desiderio però resta. Quello non se ne va, anzi! Più guardo i santi che affollano la chiesa e più sento dentro il desiderio di essere anch’io santo. Voglio farcela anche io, non come intende il mondo ma come loro hanno inteso. Voglio vivere una vita in pienezza e voglio sentire nel cuore l’infinito, fino a rinunciare al finito. Come loro desidero scegliere l’Amore e rimanere incollato a Gesù, per sempre, stretto intimamente a Lui. Ma tra me e loro c’è troppa distanza, loro, i santi, sono in alto, lì, posizionati sugli altari laterali in attesa che qualcuno alzando gli occhi incroci il loro sguardo. Loro in alto e io qui, in basso, a interrogarli. Gli chiedo: “come sei riuscito a farcela? Come hai fatto a diventare santo?”. Mi sento un bambino mentre glielo chiedo e forse sono un bambino perché solo i bambini osano con coraggio fare domande impegnative! Appaiono muti e distanti mentre li interrogo. Intanto mi guardo intorno e sono ancora solo. Da sempre mi sono chiesto perché i santi li pongono in alto, perché li collocano così distanti. Io voglio toccarli, perché le storie per riconoscerle come vere devi poterle toccare. È per questo che con coraggio, assicurandomi che nessuno stia per entrare in chiesa, salendo su una sedia mi accosto a uno di loro e lo afferro. La sua statua di cartapesta non è così pesante come la sua storia.

    La afferro e con cura, attento a non cadere e a non far danni, la porto giù e la pongo dinnanzi a me. Adessi si! Adesso possiamo fissarci negli occhi. Le distanze si sono accorciate e diminuito è anche lo spazio tra il mio desiderio di santità e le mie paure a non farcela. Adesso siamo più vicini. Poterci guardare negli occhi è come dirci che in fondo siamo entrambi umani e deboli, che in fondo tutti e due abbiamo lo stesso desiderio di infinito, di Dio, e che anch’io come lui posso farcela. Fissarci negli occhi mi autorizza a maggiore libertà e comincio a raffica a fargli domande: Come sei diventato santo? Non hai avuto paura mentre stavi per morire per Gesù? E quando non ti hanno compreso? E come hai fatto a rimanere mentre nel cuore c’era il deserto? E dove hai trovato il coraggio per scegliere Gesù fino alla morte? E come è sposarsi con Lui? Scusami, mi dici come hai fatto a mettere insieme il tuo desiderio di infinito e il finito che sei? Intanto, di tanto in tanto, mentre affollavo il nostro guardarci con mille domande, sorge la paura che qualcuno possa entrare in Chiesa e vedere che ho appena tolto un santo dalla sua nicchia. C’è silenzio intorno, sono solo io e loro, i santi. Nel cuore però sento aumentare il desiderio di diventare anche io santo. A guardarci negli occhi si è accorciata la distanza tra me e loro. A toccarci ho sentito tutta la loro umanità. Ad ascoltarci ho avvertito tutta la possibilità anche per me di una gioia piena. Il cuore è colmo di gioia e di passi da fare.

    Oggi me ne torno a casa con la certezza che la santità è possibile anche per me, oggi e non domani, adesso e non dopo. È questo il tempo della grazia. E la voglia di vita piena cresce nel cuore. Oggi sento per me la chiamata alla santità. Resta però la domanda, quella del bambino: ma perché i santi li hanno posti in alto nelle nicchie, se questo ci impedisce di guardarci negli occhi?

    *Responsabile Pastorale Giovanile Diocesi di Teano-Calvi.
    Foto di copertina generata con l’Ai.

    Leggi anche
    Santi di ieri, per nulla fuori dal mondo, di don Paolo Vitale
    da Clarus del 17 ottobre 2025. Clicca.

    La santità tra noi: una rivoluzione silenziosa dell’amore, di don Fiorentino Andolfi
    da Clarus del 21 ottobre 2025. Clicca. 

    diocesi di Alife-Caiazzo Diocesi di Sessa Aurunca Diocesi di Teano-Calvi Fiorentino Andolfi giovani ognissanti Paolo Vitale Pastorale giovanile Raffaele Farina vescovo giacomo cirulli

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