Il laboratorio teatrale Margine comunicante in trasferta a Bari, nel più antico teatro della città per mettere in scena, dopo la prima della scorsa estate a Piedimonte Matese, lo spettacolo “Casa dolce casa – la domotica delle relazioni”, frutto di un percorso in cui al teatro vero e proprio si sono aggiunte esperienze di integrazione sociale e collaborazioni tra enti ed associazioni. L’appuntamento è lunedì 10 novembre alle 18.30 al Teatro comunale Piccinni, a pochi metri dall’ingresso alla suggestiva Bari Vecchia.
Gli attori matesini calcheranno il palcoscenico in nome di arte e di valori e per loro sarà straordinaria l’esperienza di essere di fronte ad una grande pubblico, a più volti, a più sguardi tesi per recepirne il messaggio d’impatto che il loro spettacolo porterà in città.
Immaginate di trovarvi, al risveglio, su un’isola deserta e dopo tanto dolore patito in vita, l’unica salvezza per il mondo intero e per ricominciare, sarà il superamento delle paura di ciò che è diverso, di ciò che estraneo e d’istinto allontaneremmo da noi.
Tutto questo è Casa dolce casa – La domotica delle relazioni realizzato da Margine Comunicante e da transverberA, si inserisce a conclusione di ]spatia[, la kermesse culturale diffusa che nelle scorse settimane ha aperto un nuovo spazio di dialogo sul tema del benessere e della salute mentale. Diversi eventi tra Bari, Taranto e organizzati dalla Cooperativa Sociale Spazi Nuovi, co-progettati da Odd Episodes e dal gruppo transverberA fino allo spettacolo conclusivo di lunedì prossimo. Arte e salute mentale si incontrano e il connubio appare perfetto. Esperienza collaudata in occasione della prima estiva, sintesi di un ulteriore progetto nato nel Matese dal titolo “E se fossi costretto a rimanere? Processi creativi per la costruzione di legami sociali”, promosso dal Dipartimento di salute mentale della ASL di Caserta / UOSM 15 di Piedimonte Matese e realizzato dall’APS Rena Rossa in collaborazione con la Fondazione Bonaventura e transverberA.
L’opera prende forma man mano che un gruppo di lavoranti costruiscono la scena sotto gli occhi del pubblico, smontandola e rimontandola senza sosta. Dal gruppo sono ogni volta selezionati i protagonisti delle diverse scene, corrispondenti ad altrettante “stanze”, che si concludono puntualmente con un tableau vivant, come se i personaggi si limitassero a eseguire un copione prestabilito. Pensato come una satira dei nostri tempi, lo spettacolo indaga il fenomeno, al tempo stesso oscuro e banale, della paranoia, considerata come una malattia “domestica”. Si tratta di un invito a riflettere su ciò che accade quando pretendiamo di essere “padroni a casa nostra”, con il risultato di percepire l’altro come una minaccia e di trasformare gli altri in potenziali nemici.
Casa dolce casa non si basa su un testo composto in precedenza: la scrittura si è sviluppata, al contrario, durante la realizzazione dello spettacolo stesso, con l’attiva partecipazione del collettivo. In tale processo creativo, sono stati ripresi e rielaborati una serie di riferimenti letterari, storici e filosofici – da Deleuze e Kafka, da Ovidio a Brecht, da Arendt ad Orwell – che hanno ispirato il gruppo nel suo lavoro di ricerca.
Sinossi
Risvegliandosi privi di memoria su un’isola deserta, i sopravvissuti a un’imprecisata catastrofe sognano di costruire il mondo perfetto. Hanno patito grandi sofferenze, perciò reclamano il diritto a una vita sicura, priva di turbamenti. Tuttavia un’ombra sinistra si aggira nelle case dove sono rintanati. Rumori di battaglia scompaginano la loro tavola, luci chiassose imbrattano il loro letto. Persino in bagno non riescono a stare tranquilli. Sembra che un nuovo diluvio minacci i loro progetti di rinascita. Da una stanza all’altra i legami si sfilacciano, cedono, esplodono. Poi una breccia si apre. In lontananza una terra ignota è apparsa. Disposti finalmente ad accogliere gli altri, qualcuno busserà alla loro porta. E così forse un mondo ricomincerà.


















