I poveri? Non un peso, ma fratelli e sorelle da aiutare; volti che implorano uno scambio di sguardi, una parola e un impegno; storie con una possibilità intrinseca di riscatto, di vita piena fondata su diritti ed uguaglianza sociale.
Se ne è parlato venerdì 14 novembre a Teano, presso l’Episcopio, nella Conferenza stampa organizzata dalle Caritas di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca con il vescovo Giacomo Cirulli alla presenza della stampa territoriale, di operatori e volontari caritas. Un appuntamento inserito nel più complesso calendario nazionale e mondiale dedicato al tema della povertà: nel medesimo giorno infatti Caritas Italiana ha presentato la ventinovesima edizione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia; qualche giorno prima è toccato alla Caritas di Roma con il documento “La Città di Cristallo”; un mese prima Istat ha fornito il complesso quadro delle povertà cristallizzate nel nostro Paese. E il Papa: il 4 ottobre scorso la pubblicazione di Dilexi Te, l’esortazione apostolica, focus sulla povertà a cui Dio non smette di guardare con amore di padre, e la Giornata mondiale dei Poveri celebrata domenica 16 novembre in tutte le chiese di cui in conferenza stampa si è parlato anche in vista del mandato agli operatori Caritas conferito dal Vescovo nella Cattedrale di Sessa Aurunca. Una solida cornice che ha raccolto i contenuti forniti dai Direttori intervenuti: Don Davide Volo della Caritas di Teano-Calvi, don Alessandro Occhibove della Caritas di Alife-Caiazzo, don Osvaldo Morelli della Caritas di Sessa Aurunca e Vicario episcopale per l’ambito Testimonianza e Vita cristiana. A lui il compito di introdurre il tema con particolare attenzione alla funzione pedagogica della Caritas: essa è contesto educativo in cui ricevere un aiuto materiale e morale è solo un primo passo di fronte al percorso di recupero sociale che si mette in atto per quella persona; ma anche scuola di educazione alla carità per la società troppo spesso spettatrice delle povertà o delle azioni di sostegno ad esse.
Accogliere, ascoltare, soccorrere
Piccoli e grandi progetti, le cosiddette “Opere Segno” quelle che restano sui territori e rappresentano il perdurare di un impegno; e poi il gran numero di interventi e piccoli progetti di media e lunga durata: dall’accoglienza degli stranieri ai profughi di guerra; le mense e i servizi docce; la distribuzione di vestiario ed ogni accessorio possibile, anche scolastico; gli interventi notturni in emergenza, quelli di assistenza sanitaria e psicologica. Si comincia sempre da uno speciale punto di osservazione e di ascolto delle povertà: i centri di ascolto dove l’incontro con la povertà diventa presa in carico e subito strategia condivisa per uscire dalla condizione del bisogno. Perché il domani di ogni povero si disegna insieme, si matura nel dialogo tra la persona fragile e il volontario o l’operatore chiamato ad incarnare il Vangelo dell’accoglienza e della speranza. Ne hanno parlato largamente i Direttori delle tre Caritas dell’Alto casertano coordinati dalla giornalista Grazia Biasi responsabile della testata Clarus e dell’Ufficio Comunicazioni Sociali di Alife-Caiazzo. Ma dietro i numeri sempre elevati che confermano la radicalità di vecchie povertà e l’arrivo di nuove ci sono volti e storie di chi ce l’ha fatta: di famiglie, straniere ed italiane, che hanno compiuto il loro percorso di reintegro sociale a partire dalla formazione lavorativa fino all’occupazione stabile con la possibilità di pagarsi un fitto di casa e vivere dignitosamente.
Un ruolo fondamentale in tutte le Diocesi italiane, il supporto dell’8xMille che la Chiesa Cattolica assegna a ciascuna Chiesa locale prevedendo il sostegno alle opere di Carità, oltre al supporto economico fornito per il culto e la pastorale, il sostentamento del Clero e l’edilizia di culto.
I numeri della povertà in Italia
Tra i gli oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie (8,4% dei nuclei) che in Italia vivono in condizioni di indigenza ci sono anche i poveri dell’Alto casertano: dal Matese al litorale domitio, le Caritas guidate dal vescovo Giacomo Cirulli non sono sottratte al servizio di ascolto e censimento e soccorso spesso in sinergia con Enti civili territoriali, associazioni ecclesiali o laiche dedite a tali impegni, con Asl territoriali, con cittadini che semplicemente segnalano i bisogni di qualcuno facendosi portavoce della povertà altrui, e soprattutto con i parroci in prima linea su un fronte che potremmo definire neutro, quello che i poveri scelgono di attraversare per il loro primo incontro con la carità della Chiesa.
La carità che non si improvvisa
Impegni che non si improvvisano ma che Caritas Italiana e le caritas diocesane strutturano in maniera organica a partire dalla formazione qualificata degli operatori, alla pianificazione degli aiuti in base ai bisogni; dal censimento dei singoli e delle famiglie sul sistema nazionale OspoWeb che tutelando la privacy di ogni povero registrato ne consente di seguirne la storia, di aggiornarne i bisogni, di evidenziarne il reinserimento nella società e l’autonomia economica. Servizi diversi in tutto il territorio interdiocesano ma che per un principio di corresponsabilità ecclesiale oggi vede le tre Caritas di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca supportarsi e collaborare nell’offerta dei servizi di assistenza richiesti su ciascun territorio.
Su Clarus torneremo con approfondimenti e servizi sulle “Opere Segno” e sulle iniziative ordinarie e straordinarie di carità: non sarà uno spot per celebrare ciò che si fa, ma un faro sulle necessità sempre emergenti non distanti dalle quotidiane comodità mondane.


















