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Netflix acquista Warner Bros, ma Paramount rimette in gioco tutto: il futuro del cinema per un pugno di dollari

A pochi giorni dalla sconvolgente notizia dell'acquisizione da parte della major di streaming, lo scenario cambia ed interviene anche Trump

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Noemi Riccitelli – Un’introduzione al Natale sconvolgente e unica nel suo genere: infatti, solo pochi giorni fa, nel lungo weekend festivo, il mondo del cinema è precipitato nell’incertezza e nella tensione.
La notizia è stata l’acquisizione da parte della major di streaming Netflix degli asset cinematografici e streaming di Warner Bros (inclusa HBO) per 82,7 miliardi.

Gli Studios Warner Bros negli Stati Uniti (web)

Le reazioni di maestranze, critici e cinefili sono state immediate e preoccupate: il pericolo, affermato all’unisono, è quello di un monopolio non solo economico (di fatto) ma anche e soprattutto creativo, in quanto Netflix si troverebbe a governare e gestire un patrimonio culturale collettivo cospicuo, passato e futuro.

Infatti, Ted Sarandos, co-ceo del colosso di streaming ha affermato “(..) insieme, possiamo offrire al pubblico più di ciò che ama e contribuire a definire il prossimo secolo di narrazione”.
Parole che sono risultate tutt’altro che rassicuranti per il presidente di Cinema United, l’associazione che riunisce i gestori di sale cinematografiche, Michael O’Leary: “L’impatto negativo di questa acquisizione avrà ripercussioni sui cinema, sulle sale indipendenti con un solo schermo nelle città piccole degli Stati Uniti e del mondo”. 
Anche il regista Christopher Nolan, a capo del sindacato dei registi, la Directors Guild of America, ha chiesto un incontro urgente e immediato con i vertici di Netflix, per discutere i dubbi legati all’accordo di acquisizione.

Dopo giorni intensi e concitati, come nei migliori film, un’altra storica casa di produzione, Paramount (anch’essa proprietaria di una piattaforma streaming), spariglia le carte con un colpo di scena, una nuova offerta per Warner Bros: 30 dollari per azione, interamente in contanti, valutando così l’intero gruppo 108,4 miliardi di dollari.
David Ellison, guida di Paramount, non solo ha confermato la validità della sua proposta, ma ha anche affermato con forza la necessità di bloccare l’accordo con Netflix.

Infatti, anche la Writer’s Guild of America (il sindacato degli sceneggiatori) si è espressa negativamente a proposito della recente acquisizione ed esponenti di punta tra attori e registi, come James Cameron e Jane Fonda, hanno descritto l’accordo come un disastro per i film al cinema.
Inoltre, Paramount ha confermato l’impegno a far crescere la produzione cinematografica e televisiva, prevedendo soprattutto un’uscita in sala di ben 30 titoli all’anno.
Insomma, l’azienda di Ellison punta tutto sulla rassicurazione della tradizione del grande schermo, e lo fa scommettendo sul cash, affermando “Il denaro è sovrano”.

Il logo della casa di produzione Paramount-Discovery

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente americano Donald Trump, il quale nei giorni scorsi aveva commentato la mossa di Netflix con gelo, evocando l’Antitrust; tuttavia, il presidente è una conoscenza diretta di Larry Ellison, padre di David, CEO di Paramount Discovery, che acquistando l’intera Warner Bros, acquisirebbe anche la Cnn, uno dei network televisivi più invisi a Trump.
Una questione che, così, diventa anche politica e si fa piuttosto torbida.

Nel frattempo, dopo la proposta di Paramount, gli azionisti di Warner Bros hanno preso dieci giorni lavorativi di tempo per considerare le possibilità e, in caso di risposta positiva, la casa di produzione avrebbe una penale di 2,8 miliardi di dollari per interrompere il rapporto con Netflix.
Quest’ultima, infatti, dritta per la sua strada, ha già inviato una mail a tutti gli abbonati, anche qui in Italia, presentando al pubblico il nuovo accordo raggiunto, il quale, in ogni caso, avrebbe bisogno di circa 12/16 mesi per essere definitivo e completo.

Gli uffici Netflix in California (web)

Il futuro del cinema? Il dibattito si è acceso in tutto il mondo: infatti, ad una crisi già diffusa e generalizzata delle sale, si aggiunge il timore che Netflix, in questo modo, possa definitivamente rappresentare “i titoli di coda” della distribuzione cinematografica, favorendo lo streaming e il grande schermo solo a macchia di leopardo.
Ma può davvero il cinema finire così? Può un colpo di spugna portare via una storia così lunga e intensa? Da dove viene questa crisi?
È il pubblico che ha deciso tutto questo, prediligendo progressivamente la comodità della visione da casa? O quello che sta accadendo è frutto di un processo che coinvolge le stesse case di produzione, che selezionano progetti ripetuti, già visti, senza appeal per registi e artisti?

Questi interrogativi accompagnano la turbinosa vicenda Warner-Netflix-Paramount, ma la risposta, per i più, è solo una: tutelare il cinema.

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