Maria Grazia Nassa – Nei tre giorni di convegno a Riccione, insieme a più di 1700 persone provenienti dall’Azione Cattolica di tutta Italia, abbiamo raccolto idee, ispirazioni, sono nate nuove amicizie ma soprattutto abbiamo raccolto respiri di Chiesa viva. Ancora una volta è emerso quanto, per noi di Azione Cattolica, educare significhi assumere uno stile ordinario di abitare oggi la complessità.
Per l’educatore è importante non solo vivere le relazioni, ma abitarle.
Come un porto, l’educatore si mette alla scuola del Vangelo come ci si mette alla scuola del mare, con la sua profondità.

Porti che accolgono arrivi e lasciano andare partenze, annunciando la buona notizia come un faro che illumina la bellezza del servizio.
Educare significa stare in questo tempo riconoscendo la ricchezza del pluralismo: costruire comunità, fare spazio, trasformare le differenze in dono.
Ma tenere insieme le persone implica anche accogliere le condizioni di precarietà e incertezza.
Fare associazione è la risposta ad essere un laboratorio di sinodalità, e l’AC lo sa bene: non si lavora mai da soli, ma in équipe. Ce lo ricorda bene il nostro Presidente Giuseppe Notarstefano dal quale abbiamo avuto modo di ascoltare le sollecitazioni giuste oltre a scambi informali di pareri e incoraggiamenti.
Ritorniamo gioiosi, continuando così questo viaggio con coraggio e con la consapevolezza di camminare fianco a fianco, dove la cura non resta uno slogan ma un atteggiamento che rigenera e ci porta verso l’altro, verso l’Alto!
Il programma dei due giorni a Riccione. Clicca.

















