“Dopo i 3 giorni di Convegno Nazionale, le parole che risuonano ancora in testa sono quelle del prof. Domenico Simeone, docente di Pedagogia e Direttore dell’Osservatorio per l’Educazione e la cooperazione internazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha posto l’attenzione sul titolo del Convegno “Verso l’Alto” e sulla grafica in cui si nota una freccia nella O finale (foto in alto). Questa freccia non è orientata verso l’alto, ma è inclinata a 45 gradi perché per andare verso l’Alto bisogna passare attraverso l’altro”. Giovanni Morelli, della Parrocchia Santa Maria Assunta-Cattedrale di Alife e Vicepresidente del settore Giovani dell’AC diocesana di Alife-Caiazzo parte da questo dettaglio “grafico” per raccontare la sua esperienza a Riccione dal 5 al 7 dicembre al Convegno Nazionale dell’Associazione. I dettagli che restano impressi ai giovani e diventano stabilmente messaggi tatuati nel cuore per il loro intrinseco significato.
“Ma chi è questo altro che dobbiamo attraversare?”, si chiede e ci chiede Giovanni Morelli di Alife. “Sono i bambini, i giovanissimi, i giovani, gli adulti, le famiglie, gli adultissimi che incontriamo nelle nostre realtà quotidianamente. E la nostra vocazione è quella di incontrarli nei luoghi dove questi si trovano”.
Poi cita due volti e due nomi “forti” per l’Associazione: Paola Bignardi e Cecilia Cremonesi, che durante la Plenaria Giovani, “hanno posto il focus proprio su questo argomento, focalizzandosi in particolare sui giovani e i giovanissimi. Dove cercare i giovani e cosa essi stanno cercando in quei luoghi? Cercano ascolto, senza giudizio dall’altra parte; cercano la felicità nello stare insieme e la speranza per il proprio futuro; cercano uno spazio dove essere loro stessi sia nelle fragilità che nelle potenzialità; Cercano Dio non più nelle chiese ma altrove; cercano luoghi in cui emergere, stare, brillare”.
All’analisi, attenta e scrupolosa, segue la domanda: “E cosa possiamo fare noi, religiosi e laici, per attraversare l’altro secondo queste esigenze dei tempi moderni? Essere una Chiesa più vicina al messaggio del Vangelo, più pronta all’ascolto, più missionaria, meno aziendale, meno esclusiva, meno giudicante, meno focalizzata sull’io e sulle apparenze” conclude Giovanni, riflettendo su un desiderio finale: “La Chiesa che vorrei è come una cena a casa di amici… dove sono libero: Da questo Convegno, la Speranza è di poter portare questa testimonianza nelle parrocchie e nella diocesi per preparare questa cena a casa di amici dove tutti possano sentirsi se stessi.
Guido Mauro è un educatore dell’Azione Cattolica di Caianello; per lui, di questa esperienza, si imprime il valore dell’incontro “con tante realtà diverse”, spiega al rientro da Riccione dove ha partecipato partendo con il nutrito gruppo della sua Diocesi di Teano-Calvi accompagnati dal presidente Pio De Maio. “Abbiamo stretto nuove amicizie, condiviso idee, scambiato opinioni. Per chi vive in piccole comunità, spesso alle prese con difficoltà simili, è stato importante scoprire di non essere soli: ascoltare le esperienze degli altri ti fa capire che ci si può davvero sostenere a vicenda. E chissà, magari questi incontri potranno diventare l’inizio di future collaborazioni tra parrocchie e diocesi diverse”.
Anche lui, come Giovanni Morelli, partecipa alla plenaria su Giovani e Fede guidata da Paola Bignardi e Cecilia Cremonesi. “Mi ha colpito profondamente parlare dei dubbi dei giovani sulla Fede e sul sentirsi parte dell’Azione Cattolica e della Chiesa, questioni che mi hanno toccato da vicino”. “Ancor di più quando è emersa la frase del Cardinale Carlo Maria Martini, ‘la Chiesa è indietro di 200 anni’, mi si è aperto un mondo: ha dato voce ai miei pensieri e mi ha spinto a desiderare non solo un cambiamento personale, ma anche una vera voglia di innovare”. Parole che avvicinano generazioni e convogliano pensieri nell’unica direzione di fare nuove le cose, come Guido desidererebbe.
“Torno a casa con più lucidità, speranza e la volontà concreta di camminare insieme e rinnovare ciò che possiamo. Iniziative come queste aprono davvero la mente e offrono l’occasione di dare un contributo significativo alla vita della Chiesa e delle comunità”.


















