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    Home»Attualità»Gli occhi curiosi di Concetta Cirioli da Alife a Manchester per dare lustro alla Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità
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    Gli occhi curiosi di Concetta Cirioli da Alife a Manchester per dare lustro alla Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità

    Redazione27 Dicembre 2025Nessun commento

    di Adele Consola
    Due importanti notizie s’incontrano e ci fanno parlare degli occhi curiosi della venticinquenne alifana Concetta Cirioli, Sous Chef a Manchester, in uno dei più rinomati ristoranti della catena internazionale Big Mama Group.
    La prima notizia, quella che lo scorso 10 dicembre ha visto la Cucina Italiana diventare Patrimonio UNESCO, s’incontra con quella dello scorso 11 novembre, giorno in cui è stata presentata a Roma la XX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes; con dati che fotografano 20 anni di mobilità italiana, che tracciano il quadro complesso e in trasformazione costante di un’Italia fatta di talenti che scelgono di migrare non necessariamente per bisogno.

    Ebbene, raccontare la storia di Concetta ci aiuta a ricordare, oggi più che mai, le nostre eccellenze italiane nel mondo che si fanno degne testimonianze di una cucina da primato mondiale, che è anche grazie a giovani coraggiosi come lei l’Italia è da primato, “perché la Cucina Italiana parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”, come scrive il Ministro Lollobrigida.

    E allora metti il Rapporto della Fondazione Migrantes, metti la Cucina Italiana Patrimonio UNESCO, metti che è Natale e la ricetta è completata, gli ingredienti ci sono tutti per parlare della giovane matesina Concetta Cirioli.

    A 18 anni lascia tutto ad Alife Concetta, in una bella valigia, non di cartone, ci mette un sogno da inseguire e lascia casa, affetti e certezze. “Sette anni di impegno, sacrifici e sorrisi; di giornate intense, di nostalgia e di soddisfazioni immense l’hanno portata fin qui. E vederla oggi, con quella divisa bianca che brilla più di mille medaglie, è per me la gioia più grande”, scrive il suo amato papà Salvatore Cirioli.

    “Ho due meravigliosi genitori, Salvatore e Daniela. Ho due fratelli e una sorella e una zia molto dolce. Ho studiato al liceo scientifico e mi sono trasferita a Manchester per continuare gli studi, ma poi ho scoperto che la mia strada era un’altra”. Ci dice Concetta, ferma e convinta come se dimostrasse decisamente più dei suoi 25 anni.

    “Decisi di partire perché all’epoca avevo tanta voglia di viaggiare, andare in un posto nuovo e crearmi un futuro, una vita. Oggi sono Sous Chef in uno dei più rinomati ristoranti di Manchester”. Aggiunge.

    Un Sous chef (dal francese, “sotto lo chef”) è il secondo in comando nella brigata di cucina, il braccio destro dell’Executive Chef, che supervisiona il personale, gestisce le operazioni quotidiane, coordina il servizio e sostituisce il capo cucina in sua assenza, fungendo da ponte tra la direzione e il resto della brigata. “Svolgo anche il ruolo di Head per periodi più o meno lunghi, quando il mio capo si deve assentare. E il mio ruolo mi permette di girare i vari ristoranti della compagnia in tutta l’Inghilterra, ricoprendo una posizione manageriale”. Afferma Concetta.

    Concetta in questo caso è come se fosse un albero in quel di Manchester, con la folta chioma lì e con le radici qui, ai piedi del Matese. E allora le abbiamo chiesto il suo cuore dove sta, anche se eravamo quasi certi di questa risposta: “Sono partita dall’Italia per cercare opportunità, per costruirmi un futuro, ma le mie radici sono ancora lì, nel mio paese, nella mia famiglia, nei ricordi d’infanzia. Sento la nostalgia dei pranzi della domenica con la famiglia, le passeggiate nel centro storico e la calma del paese. Non mi abbandona mai il dialetto che ancora uso con i miei amici quando ci sentiamo. Porto nel cuore la speranza di poter tornare, un giorno, e contribuire a cambiare le cose, a riqualificare il centro storico a far rinascere il paese. Perché, anche se sono lontana, il mio cuore è ancora lì ad Alife. Mi manca la spontaneità delle persone, la genuinità delle relazioni, il calore delle tradizioni. Mi mancano le feste di paese, il profumo del cibo appena cotto. Mi manca il mare, il sole, la vita all’aperto. Ma soprattutto, mi manca la famiglia. I miei genitori, i miei fratelli, mia sorella e mia zia Teresa.

    Cosa ti ha donato la tua terra d’origine?
    “Mi ha donato la mia identità, la mia cultura, i miei valori. Mi ha donato la passione per la vita, la capacità di godere delle piccole cose e il cibo, soprattutto. Mi ha donato la mia lingua, il mio dialetto, la mia storia.  Mi ha donato anche la determinazione di andarmene, di cercare nuove opportunità, di costruirmi un futuro. Mi ha donato la forza di lasciare tutto e di ricominciare da zero. E resterà con me per sempre la mia infanzia, i miei ricordi, le mie emozioni. Resterà con me la mia terra”.

    Tornerai un giorno?
    “Al momento non so rispondere a questa domanda… è davvero difficile, una parte di me dice sì…”

    Una famiglia, quella di Concetta, che ha sempre sostenuto le sue scelte. Entrambi i genitori l’hanno sostenuta, avendo fiducia nelle sue capacità, l’hanno lasciata fare, sostenendo tutto quello che secondo lei era giusto fare. Sicuramente hanno sofferto e soffrono ancora, soprattutto la piccola Carla, la sorellina che da quando è nata fino a quando è partita è cresciuta con Concetta.

    Un suggerimento a chi ha delle responsabilità sui nostri territori perché essi siano vivibili?
    “Ascoltate la gente, ascoltate le loro storie, le loro esigenze, le loro paure. Non solo le statistiche, non solo i numeri, ma le persone. Capite che il territorio non è solo un luogo geografico, ma è una comunità , è una cultura, è una Storia. Sono dell’idea che la vivibilità non è solo una questione di infrastrutture, ma di relazioni, di emozioni, di senso di appartenenza. E soprattutto,  sono dell’idea, che in primis c’è bisogno di credere in questo territorio, credere nelle sue potenzialità, credere nella sua bellezza. Perché solo se ci crediamo, possiamo farlo rinascere. E come dice papà la vivibilità non è un lusso, è un diritto. Un diritto di tutti, di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi ci passa”.

    Conclude, meravigliosamente, Concetta.

    Siamo partiti da qui:
    L’Italia fuori dall’Italia. Dal Matese agli angoli del mondo, su Clarus le storie di chi ha varcato i confini. Clicca. 
    Alife Big Mama Group chef emigrati giovani italiani all'estero migrantes rapporto italiani nel mondo

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