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    Home»Attualità»Da un anno all’altro: è sempre il tempo della speranza. LA RIFLESSIONE
    Attualità

    Da un anno all’altro: è sempre il tempo della speranza. LA RIFLESSIONE

    Redazione2 Gennaio 2026Nessun commento
    Foto AFP/SIR

    Gianni Borsa – Un anno difficile. Un altro anno difficile per l’Europa, per il mondo. Quando le cronache raccontano di guerre, violenze, povertà, migrazioni forzate… non si può che parlare di un anno difficile. Così è stato il 2025. Non che la storia ci abbia risparmiato periodi altrettanto, se non più pesanti, da attraversare; d’altro canto occorre onestamente riconoscere che le “magnifiche sorti e progressive” sembrano eclissate o quanto meno rimandate a data da destinarsi. Restando sulla scena internazionale, basterebbe citare alcuni protagonisti per domandarsi se la buona e lungimirante politica faccia ancora parte della nostra storia condivisa: da Putin, Hamas, Netanyahu, Erdogan – e pur su un piano differente potremmo aggiungere Trump, Orban, Xi Jinping – è difficile scorgere atteggiamenti coerenti, indirizzati a pace, democrazia, rispetto del diritto internazionale, tutela dei più deboli. È lungo l’elenco di dubbi protagonisti della scena globale, cui andrebbero aggiunti autocrati, golpisti o sigle terroristiche operanti in vari Paesi. A questa ascesa con segno meno corrisponde la crisi del multilateralismo e di alcuni suoi soggetti, a partire dalle Nazioni Unite. Anche l’Unione europea, con le sue origini e finalità di pace e sviluppo, ha mostrato limiti crescenti, tanto da essere considerata marginale rispetto alle dinamiche continentali e planetarie.

    L’anno che si chiude è stato segnato da conflitti e corsa agli armamenti fra i Paesi ricchi (o potenzialmente ricchi), mentre le nazioni sottosviluppate si sono ulteriormente immiserite assieme alle loro popolazioni, non di rado vittime di “guerre tra poveri”. Il neocolonialismo dilaga, la retorica anti-immigrati è al top, la democrazia s’infragilisce presa d’assalto da populismi e nazionalismi che montano sulle spalle delle paure della gente. Paure spesso diffuse ad arte da chi vorrebbe i cittadini in balìa di leader autoreferenziali e non di rado di modesto spessore umano oltre che politico. Difficile, ad oggi, immaginare una reale soluzione della guerra in Ucraina, un futuro per il popolo palestinese, una via d’uscita alle tragedie che segnano Haiti, Sudan, Myanmar – solo per fare qualche esempio.

    Eppure, le voci e i gesti che richiamano pace e giustizia non mancano: prima fra tutte quelle di Papa Francesco e poi del suo successore Papa Leone. Senza trascurare le manifestazioni che hanno portato in piazza tanti giovani invocando la pace, le testimonianze a favore della riconciliazione tra i popoli, l’impegno per la difesa della vita, le forme di accoglienza di migranti e indifesi, il volontariato, le mobilitazioni a salvaguardia dell’ambiente… Al termine del Giubileo della speranza quanta – è lecito domandarsi – ne è stata seminata e ha preso forma nel corso del 2025? Quanta ne rimarrà nel 2026? A ben vedere i semi buoni ci sono: occorre fioriscano. Ma bisogna tornare a far tacere le armi lasciando spazio a politica e diplomazia. Serve un nuovo equilibrio economico e sociale che il liberismo finanziario e consumistico non ha assicurato. Vanno rilanciate democrazia partecipativa e cooperazione allo sviluppo (altro che tagli a UsAid!). Vanno recuperate quelle realtà di incontro e dialogo che muovono “dal basso”: la scuola, la cultura e la formazione delle giovani generazioni; la concreta solidarietà verso chi ha più bisogno; il senso civico e la partecipazione al bene comune; la reciproca accoglienza e il dialogo tra le comunità religiose… La storia insegna che, anche nei momenti più bui dell’umanità, non tutto è perduto e una nuova era di pace è a portata di mano. Questo però richiede coinvolgimento, passione, responsabilità. Sì, la speranza trova casa laddove abita e si materializza la responsabilità di ciascuno: per sé, per il prossimo, per la comunità. Siamo ancora in tempo, c’è sempre tempo.

    Fonte SIR

    2026 anno nuovo dialogo interreligioso guerre pace

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