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È ancora Natale. Nel presepe della Cattedrale i simboli della vita eterna donata a ciascuno

Nella cripta normanna della Cattedrale il presepe a grandezza naturale realizzato secondo la manifattura di scuola siciliana

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È ancora Natale, è ancora tempo di contemplare il Mistero e adorare il Bambino. Il presepe allestito nella Cripta della Cattedrale di Alife con la scena della natività e dell’adorazione dei Magi ci richiama ad accorrere nuovamente, a non pensare la feste come evento ormai alle spalle: la profezia di Isaia si compie davanti alla famiglia di Nazaret, e le parole “tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore” diventano Storia, e sotto i nostri occhi, oggi, diventano la sacra rappresentazione a cui prendere parte da protagonisti.

La stretta scala di accesso alla cripta normanna immette il visitatore in un ambiente che sintetizza storia, fede, studi, scoperte: le colonne dell’antichità romana una diversa dall’altra sono l’elemento distintivo insieme alla volta a crociera; nella parte absidale si erge l’altare in marmo sotto il quale è ben visibile la fenestella confessionis e l’affresco risalente al 1500 con l’immagine di San Sisto I papa, patrono della città e delle Diocesi: è il punto esatto in cui nel 1716 furono rinvenute le reliquie del santo. Lateralmente, trova posto il presepe a grandezza naturale che un anno fa veniva inaugurato davanti al sagrato della Cattedrale; cinque statue, il bue, l’asinello, una pecora e un agnello di fattura siciliana realizzate per la Ditta Chianese store di Sant’Antimo (NA) disposte in una scenografia con elementi decorativi di forte valore simbolico, richiamo alla venuta del Figlio di Dio sulla terra, al suo sacrificio e alla salvezza donata ad ogni uomo. Un team di artigiani ed esperti di arte presepiale, guidati dai sacerdoti don Pasquale Rubino e don Emilio Salvatore ha lavorato per conferire alla scena il risultato che si presenta al visitatore. Giuseppe e Maria intorno al bambino accolgono l’arrivo dei Magi, i sapienti venuti da Oriente, gli uomini che scorgono i segni e scegliendo di mettersi in cammino, giungono lì dove – umilmente – ha trovato dimora il vero Re della Storia: i loro doni — l’oro simbolo di regalità, l’incenso della divinità e la mirra di umanità e sacrificio – sono per lui, chiaro segno del suo destino messianico. Ma i Magi, testimoni di culture e tradizioni lontane, sono simbolo di un’umanità che nella sua diversità si riconosce unica famiglia intorno al Dio bambino e ne accoglie il messaggio.
In primo piano, sulla stessa linea retta della scena, vi sono in sequenza un forno che arde, sul piano rialzato (con  il disegno delle pavimentazioni romane) trova posto la statua del Bambinello, e dietro una porta: in sequenza troviamo così il richiamo all’etimologia della parola ebraica Bēt Leḥem “Città del pane”, dunque il riferimento a Cristo Pane vivo disceso dal cielo e al pane che il Natale invita a condividere con i più deboli e poveri. La porta che un anno fa era stata collocata davanti al presepe, aperta, richiamo alla Porta Santa del Giubileo della Speranza e alla salvezza che l’incarnazione ha dischiuso agli uomini, questa volta è alle spalle del Bambino, simbolo di Cristo, la porta che perennemente apre alla vita nuova ogni credente.

L’agrifoglio, simbolo del Natale a cui i cristiani hanno dato la straordinaria simbologia del sacrificio (nelle foglie spinose e nelle bacche rosse) e della vita che non muore (nell’intensità del suo colore sempreverde). E poi il segno dell’abbondanza dato dal cesto di succosi frutti di stagione; quello della morte nelle foglie secche poggiate sulla scena; e quelli della salvezza nella simbologia del vino e del pane posti ai lati della scena, a sinistra il primo, a destra l’altro: non sono centrali ma sono parte del tutto, elementi essenziali di un contesto che parla in ogni suo segno.

Una rappresentazione che si discosta dal consueto schema della natività classica, quella di impronta napoletana che caratterizza i comuni ed artistici presepi nelle chiese e nelle case; ma di questo c’è un’altrettanta significativa presenza sempre in Cattedrale, nella laterale cappella dell’Immacolata, dove perennemente è esposto il presepe monumentale in stile settecentesco napoletano composto di 56 pastori (dono dei fedeli) e numerosi elementi decorativi, richiamo alla storia locale.

La visita ai due presepi è possibile prima e dopo le sante messe, programmate in orario serale alle 18.00; mentre nei giorni festivi alle 8.00 e alle 10.30.

Qui trovi il reel. Clicca 

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