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RAF Camora: le radici alifane di uno dei più grandi rapper austriaci

"L'Italia fuori dall'Italia" porta la firma di uno dei più famosi rapper: i nonni emigrarono in Svizzera; la sua giovinezza nel Matese per la raccolta di olive

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di Adele Consola
Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes è ricco di dati, considerazioni, riflessioni che ci fanno anche essere fieri dei nostri italiani nel mondo. “L’Italia fotografata non è più un Paese che “fugge”, ma una nazione che si ridefinisce nei legami, nelle reti e nelle comunità transnazionali”, si legge. Ebbene, ci sono anche giovani talenti nel mondo che hanno salde radici italiane, anzi, matesine, pur non essendoci nati. Il 41enne Raphael Ragucci, nome d’arte RAF Camora, non è nato in Italia ma ad Alife ci ritorna ogni volta che ha voglia di casa, di famiglia. I nonni materni sono l’ancora di Raphael, nato a Vevey, in Svizzera. Il posto dove i nonni emigrarono per cercare e poi trovare maggiori opportunità economiche e una vita migliore. Da bambino si trasferisce a Vienna, nel distretto di Rudolfsheim-Fünfhaus, quartiere dove vive una popolazione prevalentemente di origini balcaniche, cultura che influenzerà molto il suo genere musicale. All’età di 14 anni comincia a produrre i primi beat e a rappare.

Ha pubblicato ben 18 album; con il suo terzo album, nel 2013, si è piazzato primo nella classifica tedesca. Il suo quinto disco è stato certificato oro ed è arrivato in vetta alle classifiche austriache e tedesche, ma addirittura il suo sesto album “Zenit” e stato certificato platino.

Anche il nome d’arte scelto da Raphael (RAF Camora) è, in un certo senso, legato al fenomeno migratorio del secolo passato: molti italiani hanno portato con sé la cultura e il linguaggio della loro terra d’origine, compresa la parola “camorra”.

Inizia la sua carriera fondando gruppi hip hop. I suoi testi spesso fondono influenze tedesche, italiane e balcaniche. Lavora con grandi nomi del rap tedesco e con artisti internazionali; è stato incoronato da Spotify come l’artista di lingua tedesca più ascoltato nel 2017 e nel 2018. Ha ottenuto premi per milioni di dischi venduti in Austria, Germania e Svizzera.

Parlaci del tuo legame con le radici
Sicuramente è un legame forte. In passato tornavo almeno una volta all’anno ad Alife, lo facevo per la raccolta delle olive, soprattutto. Negli ultimi anni torno quando gli impegni me lo permettono.

Cosa ti manca di questi posti?
Anche se realmente non ho mai vissuto ad Alife porto la cultura di questi territori sempre dentro di me e riesco a sentirmi molto in sintonia con gli altri italiani in tutto il mondo, in modo quasi naturale. Come se condividessimo un codice, una sorta di feeling particolare. Non si può descrivere.

Hai mai pensato di venire a vivere qui?
In passato ci ho pensato spesso, oggi credo che tornerei solo se anche mia madre decidesse di ritornare.

La tua famiglia come ha vissuto questa scelta?
Credo che i miei nonni non fossero consapevoli del fatto che con il passare delle generazioni le radici tendono inevitabilmente ad indebolirsi, soprattutto quando i figli hanno partner provenienti da altri paesi, ma sono pur sempre radici che non si spezzano.

Nei nostri territori si vive il disagio di una difficile vivibilità; la ragione per cui molti giovani scelgono di fare le valigie e partire. Tu vieni da un’esperienza più matura in tal senso…
Credo che gli investimenti in infrastrutture sul territorio contribuiscano a migliorare le cose. Un turismo più dinamico e preciso credo che sia la chiave di volta: secondo me questa zona ha ancora molto potenziale da valorizzare.

Insomma, cervelli che viaggiano per il mondo, fuori da un Matese, da un’Italia con i confini solamente più allargati.

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