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    Home»Attualità»Crisi Venezuela, Maduro catturato: Trump accelera sul piano energetico e l’Onu parla di violazione
    Attualità

    Crisi Venezuela, Maduro catturato: Trump accelera sul piano energetico e l’Onu parla di violazione

    Redazione7 Gennaio 2026Nessun commento
    Foto AFP/SIR

    Maddalena Maltese, da New York – Un misto di speranza e paura aleggia nella comunità venezuelana di New York. All’entusiasmo iniziale per la cattura del presidente Nicolás Maduro è seguita subito la preoccupazione, soprattutto per i familiari rimasti in Venezuela, immersi nell’incertezza del “dopo”. Chi a Caracas ha visto il cielo illuminarsi nella notte per i razzi e le bombe lanciate dai 200 componenti delle squadre speciali statunitensi ha chiesto spiegazioni a chi è fuggito e ha fatto di New York la sua seconda casa. Sabato le immagini sui cellulari circolavano freneticamente, mentre si cercavano le ragioni di un assalto inatteso e non immediatamente collegabile, in quelle prime ore, alla decisione del presidente americano Donald Trump di rimuovere Maduro e la moglie, Cilia Flores, e trasferirli in un carcere di Brooklyn con l’accusa di narcotraffico e terrorismo. Ieri, davanti al tribunale dove il presidente venezuelano — che si è definito “prigioniero di guerra” uscendo dall’aula — è comparso per la prima volta, alla speranza e alla paura si è aggiunta la contestazione per un’azione giudicata illegale, in violazione del diritto internazionale e potenzialmente foriera di nuovi drammi in un “post-Maduro” mai realmente pensato insieme ai venezuelani, né in patria né tra i dissidenti all’estero.

    Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitosi lunedì su urgente richiesta del Venezuela, ha mostrato come i sentimenti si siano rapidamente trasformati in polarizzazioni politiche: da un lato i Paesi favorevoli alla rimozione di Maduro ma critici verso l’intervento statunitense — che ai sudamericani ricorda operazioni simili del passato, spesso seguite da caos e collassi economici — dall’altro Cina e Russia, che hanno condannato duramente l’azione americana, definendola rispettivamente “pratica di prepotenza e coercizione” e “cinica e ingiustificabile”, frutto del ritorno del “gendarme globale”. Il segretario generale António Guterres ha condannato l’operazione come violazione della Carta delle Nazioni Unite e, tramite la nota affidata alla sottosegretaria Rosemary A. Di Carlo, si è detto “profondamente preoccupato per la possibile intensificazione dell’instabilità nel Paese, per il potenziale impatto sulla regione e per il precedente che potrebbe creare nelle relazioni tra Stati”. Altrettanto duro l’intervento dell’economista Jeffrey Sachs, invitato in qualità di presidente del network Onu sulle soluzioni di sviluppo sostenibile. Sachs ha ricordato che dal 1947 gli Stati Uniti hanno tentato circa 70 cambi di regime ricorrendo “alla forza, alle operazioni segrete e alla manipolazione politica”, in violazione dell’articolo 2(4) della Carta dell’Onu, che proibisce la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato. Ha chiesto ai membri del Consiglio non di giudicare Maduro, ma di “difendere il diritto internazionale”, che implica la cessazione delle minacce da parte degli Usa e il ritiro delle forze militari dispiegate, oltre alla nomina urgente di un inviato speciale che entro due settimane presenti raccomandazioni al Consiglio.

    Mentre gli ambasciatori discutevano all’Onu, in un altro angolo di Manhattan Maduro e la moglie comparivano davanti al giudice Alvin Hellerstein, 92 anni, che seguirà il processo. La prima udienza è stata fissata per il 17 marzo. Nella piazza antistante, i manifestanti si dividevano tra chi invocava il rispetto della sovranità del Venezuela e chi elogiava Trump per aver “liberato il Paese dalla dittatura”: due posizioni polarizzate che dicono poco a chi è rimasto in patria, già alle prese con prezzi alle stelle per i beni essenziali e un mercato nero sempre più attivo. Intanto, da Washington, Trump ha convocato i Ceo delle principali compagnie petrolifere statunitensi per discutere un piano accelerato di ricostruzione dell’infrastruttura energetica venezuelana. L’obiettivo dichiarato: ripristinare la piena capacità produttiva del Paese entro 18 mesi, aprendo la strada a un massiccio intervento industriale guidato dagli Stati Uniti, più interessati a rifornire di energia i data center dell’intelligenza artificiale che a elezioni veramente democratiche e partecipative per tutti i venezuelani.

    Fonte SIR

    donald trump geopolitica nicolas maduro stati uniti d'america venezuela

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