Noemi Riccitelli – L’award season ha preso avvio: infatti, domenica 11 gennaio, a Los Angeles, si è tenuta l’83edizione dei Golden Globe, i riconoscimenti che la Hollywood Foreign Press Association (l’associazione della stampa estera) attribuisce ogni anno a interpreti, film e serie TV usciti in sala o trasmessi nel corso dell’anno precedente.
Dopo l’annuncio delle candidature, avvenuto lo scorso 9 dicembre, la cerimonia di premiazione è stata condotta dall’attrice e comica Nikki Glaser.
Quest’ultima ha guidato la serata con disinvoltura e il suo naturale slancio umoristico, non risparmiando nessuno a colpi di spirito, soprattutto due stelle come Leonardo Di Caprio e George Clooney, i quali hanno incassato con eleganza e sorrisi.

A portare il vessillo delle premiazioni, il film Una battaglia dopo l’altra (qui la recensione di Clarus) di Paul Thomas Anderson, con ben 4 riconoscimenti: Miglior film commedia o musicale, Miglior regista, Miglior attrice non protagonista (Teyana Taylor) e Miglior sceneggiatura.
Sorpresa per il Miglior film drammatico ad Hamnet – Nel nome del figlio di Choé Zhao (in uscita in Italia il 5 febbraio): la regista, infatti, riceve il premio incredula, quasi senza parole, ma il produttore del film, Steven Spielberg, sul palco con lei e tutto il cast, ha affermato che Zhao era l’unica regista con la sensibilità giusta per raccontare questa storia.
Sempre per Hamnet, il riconoscimento per la Miglior attrice in un film drammatico a Jessie Buckley.
Timothée Chalamet è il Miglior attore in un film commedia o musicale in Marty Supreme (in sala in Italia dal 22 gennaio), battendo i veterani colleghi e concorrenti Leonardo Di Caprio e George Clooney, mentre a Stellan Skarsgård il premio come Miglior attore non protagonista per il ruolo in Sentimental Value di Joaquim Trier.

È a lui che si deve la dichiarazione di amore verso il cinema della serata: infatti, nel discorso di accettazione, l’attore ha affermato «Al cinema, dove le luci si spengono e alla fine si condivide l’emozione con altre persone. Quella è magia! Il cinema andrebbe visto nei cinema».
Parole che vibrano più che mai forti in un momento delicato e convulso per il settore, in cui una delle principali major hollywoodiane è ad un passo dall’accordo con le produzioni streaming (ne abbiamo parlato qui).
Miglior film in lingua straniera è il brasiliano L’agente segreto (O agente secreto), regia di Kleber Mendonça Filho (in Italia al cinema dal 29 gennaio): la pellicola ha concorso al Festival di Cannes, dove il protagonista Wagner Moura ha vinto il premio per il Miglior attore e Mendonça quello per la Miglior regia.

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Il film è anche il candidato brasiliano come Miglior film straniero ai prossimi Premi Oscar.
Moura, inoltre, dopo Cannes, bissa il riconoscimento anche con il Golden Globe come Miglior attore in un film drammatico.
Riguardo la TV, invece, The Pitt è la Migliore serie drammatica, mentre Adolescence è la Miglior miniserie, di cui il giovanissimo protagonista, Owen Cooper, che aveva già fatto parlare di sé, è il Miglior attore non protagonista, aggiudicandosi così la sua prima vittoria da interprete.

Infine, premi onorari sono stati assegnati a due interpreti nella serata dello scorso giovedì, in un evento dedicato: il Golden Globe alla carriera all’attrice Helen Mirren e il Golden Globe alla carriera televisiva a Sarah Jessica Parker.
Altra diva presente alla serata di domenica, Julia Roberts, candidata come Miglior attrice in un film drammatico per After The Hunt di Luca Guadagnino, la quale, sul palco per presentare uno dei premi, ha ricevuto una lunga standing ovation e poi ha consigliato a tutti di guardare il film Sorry, Baby di Eva Victor (nelle sale italiane dal 15 gennaio), candidata anche lei nella stessa categoria, definendola la sua “eroina”.
Non solo arte, glamour e condivisione, cerimonie come quella dei Golden Globe stanno diventando, sempre più spesso, anche palcoscenico per proteste e chiari endorsement politici da parte degli artisti (basti pensare all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia).
Così, Mark Ruffalo, nominato come Miglior attore in una serie drammatica per Task, sfilando sul tappeto rosso prima della cerimonia, ha mostrato una spilla sullo smoking, ben visibile, con la scritta “Be Good”.

Un gioco di parole con il cognome di Renee Macklin Good, cittadina americana di 37 anni, uccisa a colpi di arma da fuoco a Minneapolis da un agente dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione.
L’attore, intervistato, ha sottolineato la sua preoccupazione per la situazione politico-sociale degli Stati Uniti, menzionando non solo il caso di Renee Good, che sta animando l’opinione pubblica americana e internazionale, ma anche la questione venezuelana, additando il presidente Trump come «il peggior essere umano».
Un’edizione vivace e sorprendente, in cui l’anticamera degli Oscar (così sono, infatti, definiti solitamente i Golden Globe) si è distinta per intrattenimento efficace, coinvolgimento e storiche presenze che, insieme alla nuove generazioni di Hollywood, hanno rappresentato al meglio una stagione cinematografica e televisiva di novità e inedito.
Qui, tutti i premi e i vincitori.
