Passaggio del testimone a Castello del Matese; da domenica 18 gennaio alla guida della parrocchia di Santa Croce c’è don Angelo Salerno.
Il parroco don Antonio Rinaldi, qui dal 2003, ha rassegnato le sue dimissioni dal servizio di parroco ma non lascia la responsabilità che gli è data in eterno di servire il Vangelo, di annunciare la Parola di Dio e nel suo nome sanare ferite, accogliere, accompagnare spiritualmente, dare i sacramenti. Arriva il tempo di cedere il mandato e lasciare che i più giovani guidino la corsa del Vangelo, ma non è il tempo in cui si smette di essere chiamati e mandati da Cristo, almeno finché le forze lo permettono.
Don Antonio, nato nel 1943, ha sperimentato e sperimenta la fatica di un passo più lento e affaticato che non prevale però sull’entusiasmo e la passione per il popolo di Dio di cui ha avuto cura senza risparmiare forze ed idee, spargendo sempre il seme della speranza con il coraggio di chi non ha mai temuto le sfide imposte dal cambiamento anche quando una generazione è apparsa diversa dall’altra, è apparsa più sorda e più distante al richiamo dei campanili che simbolicamente invitano ad uno stile di vita impegnato, fondato sulla preghiera, sullo scambio fraterno, sul confronto, su scelte di senso. Il lungo ministero di don Antonio ha avuto in sé la forza della novità – oltre quella della Parola di Dio – anche quella del metodo e degli strumenti: i primi campi scuola, il primo giornale parrocchiale che coinvolgeva la comunità, il primo proiettore, il primo occhio di bue, l’aggiornamento del canto liturgico, l’aggiornamento costante riservato ai suoi catechisti… solo per citare alcuni curiosi primati che portano la sua firma.
Nella Diocesi di Alife-Caiazzo ha rappresentato tutto questo.
E i tanti catechisti, cantori, genitori che ha formato glielo riconoscono a gran voce.
Severo e paziente, sempre animato dal desiderio di non far mancare mai l’iniziativa e la formazione, la cura spirituale e l’animazione pastorale, ha portato nelle parrocchie che ha guidato – Sant’Angelo d’Alife e Castello del Matese – la freschezza del Concilio Vaticano II di cui si è nutrito da giovanissimo. Dopo gli studi e la formazione nel Seminario regionale di Benevento è stato ordinato sacerdote a Castello del Matese il 15 luglio 1967; diversi gli incarichi di responsabilità ricoperti negli anni: segretario del Vescovo Vito Roberti; membro del Consiglio presbiterale diocesano; incaricato diocesano per la Liturgia, la Musica e l’Arte sacra; direttore dell’Ufficio Liturgico e dell’ufficio Pellegrinaggi; più volte vicario foraneo e nel frattempo il ministero di parroco a Sant’Angelo e a Castello.
Camminiamo ancora insieme
Domenica, nella Celebrazione in cui il Vescovo Giacomo Cirulli ha presentato il nuovo parroco e ringraziato don Antonio per essere stato “modello di sacerdote obbediente, al servizio del Vangelo”, ha preso la parola e fatto sintesi della sua vita con quei pochi ma potenti versi di San Paolo congedandosi così dalla sua comunità, non senza la fatica tutta umana che comporta il saluto nella vita di un sacerdote: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. Ma nella consapevolezza che non ci si sottrae alla missione di annunciatori del Vangelo, don Antonio per quanto possibile è pronto a rispondere all’appello del nuovo parroco che chiede il suo aiuto e quello del sacerdote don Salvatore Zappulo anche lui pensionato e residente a Castello. Così dopo aver ringraziato don Angelo Salerno che gli succede in Santa Croce e tutti i collaboratori parrocchiali che lungamente lo hanno affiancato, l’anziano sacerdote ha smesso le sue responsabilità ma dato un segnale di grande vitalità offrendosi di supportare la corale parrocchiale senza rinunciare così alla sua passione di sempre quali musica e canto. Con dolcezza ma altrettanta fermezza l’augurio più bello della serata è venuto dal suo cuore: “Ringrazio tutti e vi auguro buon cammino: voi avete tanta strada da percorrere mentre a me ne resta poca, ma la faremo insieme in compagnia di Gesù”.
Un messaggio che racchiude la sua visione della vita: i fratelli e il Signore.
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