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    Home»Primo Piano»Matese, tradizione e futuro: i presìdi Slow Food tra alta cucina e Gambero Rosso
    Primo Piano Territorio

    Matese, tradizione e futuro: i presìdi Slow Food tra alta cucina e Gambero Rosso

    Redazione21 Gennaio 2026Nessun commento

    Nel Parco del Matese sta accadendo qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava improbabile. Segale, patata, miele, cipolla, lupini — prodotti di un’economia montana che apparteneva al ricordo dei nonni — sono tornati al centro della scena. Oggi sono Presìdi Slow Food, simboli di biodiversità tutelata e di un modello agricolo fondato sulla cura delle varietà locali e sull’attenzione agli ecosistemi alpini e appenninici in risposta al principio “Buono, Pulito e Giusto” con cui il Movimento internazionale difende e promuove la qualità dei prodotti e dei sapori.

     L’alta cucina si nutre del Matese 
    Il piccolo miracolo matesino oggi approda nella rinomata cucina di Don Alfonso 1890 con sede a Capri e a Sant’Agata sui due Golfi e su Gambero Rosso la casa editrice italiana, attestata in ambito internazionale, dedicata all’enogastronomia attraverso giornali, web, tv, riviste. Tutto questo è merito di una nuova generazione di agricoltori e apicoltori, spesso rientrati in paese dopo studi e lavori altrove o decisi a cambiare totalmente le proprie abitudini professionali, che ha deciso di recuperare mestieri e tradizioni che stavano scomparendo intravedendo in quelle radici la possibilità di un futuro diverso ma soprattutto innestato nella storia locale.

     Il passo coraggioso dei giovani imprenditori agricoli 
    Nel tempo, in proprio o coordinati dalla rete Slow Food Matese hanno deciso di seminare antiche sementi, molire grani antichi, difendere api e fioriture spontanee. La loro scelta non è soltanto agricola ma culturale perché come più volte hanno raccontato i diretti protagonisti di questa rivoluzione , l’intento è restituire valore a ciò che era stato giudicato marginale e ridisegnare il futuro dei paesi del Matese, raccontandone un’identità che si oppone all’idea del territorio come luogo di passaggio o territori da cui partire.

    Questo ritorno alla terra non è rimasto invisibile. La qualità dei prodotti ha iniziato a ricevere riconoscimenti, premi, menzioni e collaborazioni che ne hanno moltiplicato la reputazione. Tanto che oggi il Matese dialoga con l’alta cucina e con il mondo della critica gastronomica, diventando un laboratorio in cui innovazione e tradizione si parlano e pensano al futuro. A confermare tutto questo l’ottimo piazzamento sulla scena nazionale ed internazionale di due prodotti che da pochi mesi hanno celebrato il decennale di Presidio Slow Food: la cipolla di Alife e il lupino gigante di Pietravairano. Vai all’articolo.

     La scelta di Don Alfonso 1890
    A Sant’Agata sui Due Golfi, il ristorante Don Alfonso 1890 ha deciso di portare nel proprio menu la segale e la patata del Matese, entrambi Presìdi Slow Food provenienti dalle coltivazioni di Letino e Castello del Matese, inserendoli in una narrazione gastronomica che unisce territorio, sostenibilità e cucina d’autore. A guidare il progetto, la famiglia Iaccarino: ricerca di materie prime, dialogo diretto con chi coltiva, sperimentazione di ricette che trasformano varietà povere in piatti d’alta scuola. Così la segale, usata per pane, pasta o grissini, e la patata d’altura, soda e saporita, conquistano chef e palati, raccontando un paesaggio agricolo che fino a ieri sembrava relegato ai mercati rurali. Si fa spazio con onore nella loro cucina anche il tartufo nero, pregiato prodotto del sottobosco matesino impiegato per una ricetta con uovo in tegamino, un classico nella cucina degli abitanti del Matese che amano grattugiarlo nella versione del classico uovo fritto; testimonianza di come ogni presidio slow food si presti alla cucina semplice e a quella più ricercata.

     Miele d’altura: Antonella e le api che fanno biodiversità
    Più in alto, tra gli 800 e i 900 metri, gli alveari di Antonella Eduardo producono un miele denso e profumato che porta il nome del Matese nelle guide di settore come Gambero Rosso che ha appena raccontato la sua storia e celebrato il prelibato lavoro delle api. Laureata in Lettere e Beni Culturali presso l’Università di Campobasso si avvicina per pura curiosità al mondo delle api, fino a coinvolgersi completamente in esso. Con la sua azienda I Doni di Demetra (su Instagram), Antonella ha ottenuto premi come il Campania Melix e il riconoscimento del Presidio Slow Food dei mieli dei prati stabili del Matese: un traguardo che protegge la biodiversità e certifica la qualità. Tra i mieli che producono le sue 120mila api, in prati tra i comuni di Gallo Matese e Valle Agricola, c’è anche quello di edera raro e difficile da ottenere ma pregiato al palato per ile sue note mentolate. Esperienza lavorativa che coniuga scienza e poesia perché seguire le api e proteggerle significa osservare le montagne, le fioriture spontanee, le stagioni, e farsi più attenti ai cambiamenti climatici e al rispetto dell’ambiente da parte dell’uomo.

     Slow Food e il Matese 

    I Presìdi Slow Food sostengono comunità agricole che custodiscono varietà locali, tecniche antiche e paesaggi culturali. Nel caso del Matese, il valore è duplice: la morfologia del territorio favorisce biodiversità e colture resistenti, mentre la dimensione dei borghi permette filiere corte, tracciabili ed etiche.

    Il territorio, così, si racconta attraverso mani giovani e saperi antichi: non un ritorno nostalgico, ma un movimento che guarda lontano. Il Matese diventa un luogo che produce futuro partendo da ciò che sembrava perduto. E oggi chi assaggia quei prodotti — a Capri o in fiera, in ristorante o in bottega — non trova solo gusto, ma geografia, storia, identità.

    Matese Miele del Matese Patata del Matese Presidio Slow Food Segale del Matese slow food matese

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