“Meno partenze e più soddisfazioni in Italia”.
È l’augurio che Francesco Saverio fa ai tanti giovani italiani, in particolare suoi conterranei che hanno fatto la valigia perché – come lui – spinti da un desiderio di maggiore stabilità.
“Un contratto di lavoro ce l’avevo e mi consentiva di vivere a casa con la mia famiglia essendo ancora molto giovane; ma quando è terminato ho scelto di cercare fuori dall’Italia”.
Lui è Francesco Saverio D’Agostino, 27 anni, di Caiazzo, oggi residente a Bellinzona, nella Svizzera Italiana; da novembre 2025 lavora come infermiere in una clinica riabilitativa poco distante dalla città, esattamente a Faido piccolo comune di 2900 abitanti nella regione Tre Valli in Canton Ticino.
Condivide il tempo e i progetti con la fidanzata con la quale fin dal primo momento ha scelto di affrontare un’esperienza professionale all’estero, ciascuno nel proprio settore di competenza.
L’Italia ce l’ha nel cuore, inutile negarlo, e il suo sogno è quello di tornare “forse non nell’immediato futuro, ma spero che accada comunque”, spiega mentre non rinuncia a costruirsi qualche possibilità anche nel suo Paese natale.
Il suo nome e la sua storia fanno parte della massiccia esperienza di mobilità che vede sempre più giovani italiani partire e varcare i confini della propria Regione per completarsi, per formarsi, per ritenersi soddisfatti e anche in pace a fronte di una precarietà sempre più denunciata ma mai saggiamente affrontata dai Governi italiani. Lui ha scelto la Svizzera che ‘ha ripreso ormai da decenni ad essere una delle destinazioni principiali della mobilità italiana nel mondo’ si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) della Fondazione Migrantes che ha ispirato questa la rubrica di Clarus L’Italia fuori dall’Italia dedicata ai cittadini dell’area casertana – non solo nati nel Matese – che hanno fatto le valigie e continuano a partire. Il Rapporto – stando alle rilevazioni statistiche condotte nel nostro Paese – segnala come i 459.479 italiani in Svizzera del 2006 siano diventati 660.320 al 1 gennaio 2025 (senza contare i circa 10mila frontalieri di origine settentrionale ma anche meridionale, questi ultimi residenti anch’essi sul confine).
Raccontiamo la sua storia di emigrazione a metà, perché Francesco Saverio torna spesso a Caiazzo, dalla sua famiglia, per coltivare una serie di impegni che al momento non intende mollare proprio per tenersi aperte nuove strade qui in Italia.
“Ho frequentato il Liceo Musicale al Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni per assecondare la mia più grande passione, quella per la chitarra. Contemporaneamente studiavo privatamente chitarra classica con il maestro Guido Tazza di Piana di Monte Verna; poi ho proseguito da autodidatta per migliorarmi con la chitarra elettrica”.
La musica e un lavoro con la musica sono il suo più grande sogno, “ma sono consapevole che vivere di musica non è semplice”, nel frattempo ha fondato una band di pop italiano e inglese con sede a Telese Terme (BN) con cui si ricongiunge a settimane alterne per le prove e qualche serata nei locali.
Dopo il Liceo si imbatte negli studi in Giurisprudenza ma di lì a poco si accorge che non può essere quella la sua strada; e allora la scelta di fermarsi e prendersi un tempo di pausa da tutto, persino dalla musica. Ed è a questo punto che entra in gioco il nonno.
“È stato lui, conoscendomi bene, a propormi un percorso totalmente diverso a cui io non avevo pensato. Prospettandomi l’Università di Infermieristica mi si apriva un mondo totalmente diverso ma di fatto il mondo che oggi mi sta dando lavoro”.
Accede al Polo Didattico della Clinica Neuromed di Pozzilli (IS) ma di lì a poco accade l’impensabile. Francesco Saverio è tra quegli studenti che nel mezzo di un percorso che coniuga teoria e pratica è costretto a rimanere in casa per la pandemia di Covid. “L’ho presa bene in realtà; troppo giovane per capire fino in fondo cosa ci saremmo persi, ma in quel momento una serie di esami online non potevano che farmi piacere”. Ma lui arriva in fondo, lì dove fino a qualche anno prima non sperava e dopo poche settimane dalla Laurea trova lavoro in una struttura sanitaria privata poco distante da casa con un contratto a tempo determinato.
Terminata l’esperienza sceglie di puntare sulla Svizzera; dapprima un colloquio di lavoro, la successiva chiamata, una valigia e via. “Nel dicembre 2024 la mia prima destinazione è stata Lucerna, con il limite di non parlare tedesco”. Ma nel frattempo, sempre in Italia, e sempre vicino casa si impegna in un corso specialistico in Osteopatia che continua a frequentare nei week end quando rientra in Campania.
“Della clinica che per prima mi ha accolto in Svizzera ho apprezzato il modo in cui sono stato accolto, il profondo rispetto per le mie competenze e il tentativo da parte loro di facilitarmi nel lavoro nonostante non parlassi il tedesco. Mi è stato concesso di lavorare in orari meno affollati per evitare contatti con il pubblico e nel lavoro sono stato affiancato da un operatore sanitario che mi facesse da traduttore. Nonostante il gap linguistico il mio lavoro è stato molto apprezzato tanto da propormi di rimanere a patto di migliorare le conoscenze linguistiche durante la breve pausa estiva che si sarebbe presentata di lì a poco. Ho scelto di no; desideravo un ambiente socialmente più vivo, più vicino alla mia natura solare, vivace”.
Per Francesco Saverio si apre il tempo di una nuova breve pausa ma di lì a poco anche di un nuovo lavoro, sempre nel settore infermieristico, “questa volta nel Cantone italiano”, racconta, “dove ho trovato meno accoglienza e ancor meno vita sociale, forse per il fatto che il lavoro assorbe molto; ma di sicuro respiro più aria italiana”. Dallo scorso novembre infatti è a Bellinzona da cui raggiunge la vicina Faido per andare a lavorare. Sta crescendo professionalmente, consapevole che la formazione di questi anni e il contatto con un contesto globale come quello elvetico lo stanno formando come uomo e come infermiere.
“Italiano all’estero mi ci sento poco”, spiega Francesco Saverio, tanto è forte il suo desiderio di tornare e il legame con le radici. Poi apre lo sguardo alle storie di tanti suoi coetanei e compaesani di Caiazzo, anch’essi numerosi all’estero e non parla più solo per sé, aggiungendo d’istinto:
“In cuor nostro vogliamo sempre tornare a casa e vivere di quelle relazioni belle che altrove non trovi, o sono poche, o non ti danno le stesse vibrazioni”.
Con lui si apre un capitolo sulla condizione del lavoro infermieristico in Italia, che soprattutto al Sud ha visto un boom di giovani aderirvi, fiduciosi in una sistemazione stabile che quasi sempre si concretizza nelle regioni del Nord. “Qui all’estero, in Svizzera, il regime sanitario privato stabilisce un diverso rapporto tra azienda e dipendente, tra lavoratore e pazienti dove tutto è incentrato su maggiore rispetto e riconoscimento dei ruoli anche se il carico di lavoro sostanzialmente non cambia da un Paese all’altro”. Stipendi più soddisfacenti quelli degli infermieri svizzeri ma a Francesco Saverio attira di più l’idea di una vita serena, anche modesta, nella sua terra natale “dove grazie al mio mestiere si vive lo stesso bene, senza cercare l’eccesso”.
Una lezione di modestia e di semplicità a cui diciamo grazie augurandogli di realizzare la sua felicità.
Nel frattempo è entrata in gioco anche la nonna, complice del nonno e della scelta che lo spingeva alla facoltà di Infermieristica: “Scegliendo di viaggiare in treno ho la possibilità di portare con me in Svizzera quello che lei mi prepara della nostra cucina italiana. In questo momento vanno forte i broccoli!”, chiude lui con ironia, confermandoci un’altra prevedibile serie di cibi e pietanze facili da mettere in valigia.
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