Il 23 e il 24 gennaio, la città di Bari ha ospitato il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia. Dopo tre anni di incontri del Tavolo istituito presso la Segreteria Generale della CEI, cento delegati provenienti da tutto il Paese si sono incontrati per individuare i percorsi che, nel prossimo biennio, le comunità delle diverse confessioni cristiane – cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse, protestanti – sono invitate a percorrere sia al loro interno sia nelle relazioni reciproche sui territori, a servizio del bene comune e della coesione sociale. Vescovi, pastori, sacerdoti, diaconi, laici hanno preso parte a riflessioni, dibattiti, laboratori, preghiera. Tra essi anche Maria Teresa Florio, di Alvignano (CE) in qualità di delegata della Chiesa Evangelica Metodista, membro del Consiglio della Chiesa Metodista di Napoli. Le abbiamo posto alcune domande sull’esperienza storica vissuta nel capoluogo pugliese.
L’Ecumenismo, non un tema come tanti ma il cuore stesso della cristianità. Dunque, quale valore e quale messaggio hanno voluto lanciate le Chiese cristiane riunite a Bari il 23 e 24 gennaio?
L’ecumenismo è un concetto e una prassi con tante sfaccettature. A Bari abbiamo riconosciuto la centralità della Parola di Dio intesa come unica fonte affidabile delle nostre parole umane, abbiamo sperimentato la preghiera comunitaria fatta anche di silenzi e di ascolto reciproco. E poi abbiamo dialogato realmente. Talvolta si confonde il dialogo con uno scambio di monologhi, sicuramente questo non è accaduto a Bari. Credo che il messaggio concreto lanciato dal capoluogo pugliese è quello di dialogare e collaborare insieme, nonostante le differenze, anzi valorizzando le differenze.

Primo Simposio delle Chiese Cristiane. Foto Siciliani-Gennari/SIR
Di fronte al calo della partecipazione religiosa, di fronte ad un mondo ferito da contraddizioni politiche e conflitti armati, il Simposio si è dato un impegno sociale: essere testimoni di Cristo, tutti insieme, nelle comunità. A Bari è stato firmato un “Patto” tra le Chiese cristiane. Questo nuovo concreto passo cosa significa? E verso quali nuovi impegni comuni ci porta?
Io non sono pessimista. Riconosco e conosco bene i problemi che affliggono la nostra società, ma sono convinta che possiamo superarli. Il calo della partecipazione religiosa è evidente, ma la mia pluriennale militanza nelle Chiese metodiste e valdesi mi insegna che aumenta lo spessore spirituale, morale e intellettuale delle persone che frequentano da anni le nostre comunità o vi si avvicinano proprio in questi tempi per nulla facili. Hai riassunto bene i concetti fondamentali del Patto firmato a Bari. Io vorrei aggiungere che nel testo del Patto è citato l’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, mi riferisco in particolare al secondo comma: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Siamo discepole e discepoli di Gesù e come tali apparteniamo al suo Regno. Ma, siamo anche cittadine e cittadini e come tali dobbiamo rispettare i nostri doveri verso la società.
Sulla strada dell’Ecumenismo non sono mai mancate occasioni di dialogo, ma dall’interno e dai commenti a margine emerge che questa volta è diverso. Su quali altri temi si è lavorato concordemente? Cosa è cambiato nello spirito dei partecipanti?
Questa volta è stato diverso sul piano relazionale il dialogo ecumenico per la prima volta al livello nazionale ha coinvolto la base delle nostre chiese. Quello che succede da decenni nell’ambito del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) per la prima volta è successo in un incontro promosso dalle massime autorità delle nostre Chiese. Sono convinta che l’ecumenismo debba essere praticato a tutti i livelli delle nostre chiese, valorizzando adeguatamente la loro base.
Altre riflessioni percorrono invece strade diverse, e talvolta divisive. Quali? I laboratori in cui avete lavorato hanno fatto emergere in ogni caso la vivacità, le differenze, la ricchezza del patrimonio di fede di tutti…
Tra numerosi temi affrontati abbiamo lavorato anche quelli considerati divisivi come ospitalità eucaristica, matrimoni e famiglie interconfessionali. Ovviamente non esistono ancora soluzioni definitive e condivise, intanto però abbiamo individuato le strade da percorrere insieme. Io in particolare ho partecipato a quello che aveva come tema “L’ecumenismo come dono per lo spazio pubblico” dove ho potuto esprimere, senza timore e sicura di essere ascoltata, il mio pensiero personale. Per me l’ecumenismo può contribuire al miglioramento di questa società ed è necessario parlarne continuamente nelle rispettive comunità, piccole o grandi che siano e soprattutto esserci senza imporre.
Da rappresentante della Chiesa Evangelica Valdese, con un radicato impegno di battaglie sociali, per il bene di ogni cittadino e di ogni appartenenza religiosa, quale messaggio senti di lanciare: prima alle piccole comunità come le nostre fondate su facili ed immediate relazioni; poi alla Chiesa cristiana nella sua pluralità di esperienze che vanno dalla dimensione spirituale a quella dell’impegno associativo, sociale, civico…
Credo che oggi il Signore ci chiama a intensificare e a strutturare meglio la nostra collaborazione nel comune servizio diaconale, in altre parole, nel campo della solidarietà sociale. Esempi di questo genere esistono già nelle Valli Valdesi, ma anche a Firenze, a Napoli, a Palermo. Per farlo non servono grandi accordi dottrinali, bastano l’empatia e la buona volontà.