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    Home»Scuola»Dal buio all’alba: al Liceo Galilei la storia del Clan dei Casalesi
    Scuola

    Dal buio all’alba: al Liceo Galilei la storia del Clan dei Casalesi

    Il Magistrato Maurizio Giordano, autore del libro “Il Buio e l’Alba: racconto sul Clan dei Casalesi” incontra gli studenti del Liceo Galilei per riflettere su criminalità organizzata e cultura della legalità
    Redazione7 Marzo 2026Nessun commento

    Giovedì 5 marzo, il liceo G. Galilei di Piedimonte Matese ha aperto le sue porte al magistrato Maurizio Giordano, che da dodici anni è assegnato alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ed è in servizio presso la Procura della Repubblica di Napoli. Ad accoglierlo nell’auditorium dell’istituto, il dirigente scolastico Carmela Rita Vessella, il docente di storia e filosofia Costantino Leuci, la docente di diritto ed economia Elisabetta Ciarleglio e il moderatore dell’intervento Antonio Casaccio, direttore responsabile del periodico “Informare”.

    Ad aprire l’evento i saluti e i ringraziamenti del dirigente scolastico rivolti al Magistrato, alle forze dell’Ordine, ai docenti, e agli studenti, per il loro lavoro mirato alla formazione di cittadini consapevoli e innamorati di giustizia. Forte è stata la volontà del dirigente di voler ricordare il ruolo della scuola: educare futuri cittadini consapevoli e innamorati della legalità.

    Il docente Costantino Leuci ha continuato, approfondendo la natura storica del Clan dei Casalesi, spiegando come la provincia di Caserta sia stata teatro di una storia di atti criminali lunga e sanguinosa, dai Guappi dei Mazzoni e la loro camorra agraria, che ha imposto taglieggiamenti ed estorsioni ai proprietari terrieri già negli anni Cinquanta e Sessanta, seguita dall’ascesa del Clan dei Casalesi negli anni Settanta. Ma la terra che ha generato la camorra, è doveroso ricordare, ha prodotto anche anticorpi, come Don Peppe Diana, che lottò contro la criminalità pagando con la sua vita. Un richiamo anche al ruolo delle Forze dell’Ordine.

    La docente di diritto ed economia Elisabetta Ciarleglio, ha colto l’occasione per ricordare l’importanza del ruolo della scuola in materia di educazione civica, e di come questa sia strumento per avvicinare gli studenti ai concetti di Stato e partecipazione civica. Attraverso l’analisi di fiction e film, come “Gomorra” si pone l’accento sull’importanza della partecipazione della comunità nella costruzione dello Stato, e di come le pellicole alterino la percezione della realtà risultando psicologicamente affascinanti, facendo apparire lo Stato come assente nelle storie di criminalità organizzata, ma la realtà è un’altra: lo Stato, nella sua triplice forma (apparato statale che esercita i poteri, territorio stesso e comunità statale) è protagonista.

    Centrale è stato l’intervento del dottor Giordano, che ha raccontato la nascita del suo libro. Al termine della sua esperienza presso la Direzione Distrettuale Antimafia, incarico che per i magistrati ha una durata massima di dieci anni, ha sentito l’esigenza di condividere il lavoro svolto in processi lunghi e complessi, spesso poco conosciuti dall’opinione pubblica. Vicende giudiziarie che, nella maggior parte dei casi, restano confinate nelle aule dei tribunali e rimangono patrimonio culturale dei soli “addetti ai lavori”.

    L’obiettivo, ha spiegato, è chiaro: “Lasciare una traccia affinché le nuove generazioni si impegnino a costruire una nuova veste culturale”. Giordano ha sottolineato come il concetto di legalità, comunemente inteso come semplice osservanza della legge, sia in realtà molto più complesso. “Senza una vera cultura della legalità”, infatti, “il termine rischia di rimanere un concetto sterile, confinato alle definizioni dei dizionari”. Il crimine, ha aggiunto il magistrato, attecchisce proprio nell’ignoranza: senza regole condivise nella vita quotidiana, gli uomini finirebbero nella condizione descritta da Thomas Hobbes con l’espressione Homo Homini Lupus, dove i più deboli diventano preda dei più forti. In questo contesto, il compito della legislazione è quello di stabilire norme chiare, la cui applicazione spetta poi ai magistrati.

    Approfondendo la storia del clan, il magistrato ha spiegato come queste organizzazioni, al giorno d’oggi, non agiscano quasi mai con gesti plateali, ma preferiscano operare nell’ombra, rendendo difficile individuarne l’attività. Proprio per questo può accadere che cittadini comuni finiscano per finanziarle indirettamente, ad esempio attraverso il sistema degli appalti pubblici, spesso senza esserne consapevoli.

    L’intervento si è concluso con un momento di confronto diretto con gli studenti del liceo, che con curiosità e partecipazione hanno rivolto al magistrato numerose domande, esprimendo dubbi e riflessioni sui temi affrontati. Il dialogo che ne è scaturito ha rappresentato un’occasione preziosa di approfondimento, trasformando l’incontro in uno spazio di scambio e di ascolto reciproco.

    Attraverso le loro domande è emerso quanto le nuove generazioni sentano il bisogno di comprendere più a fondo il funzionamento della giustizia e il valore della legalità nella vita quotidiana. Il confronto ha mostrato come l’educazione alla legalità non si esaurisca nella semplice conoscenza delle norme, ma richieda un percorso di consapevolezza capace di sviluppare senso critico, responsabilità e partecipazione civile.

    L’incontro si è così chiuso lasciando negli studenti nuovi spunti di riflessione e la consapevolezza che la legalità non rappresenta soltanto un principio giuridico, ma una dimensione culturale e morale che prende forma nelle scelte quotidiane di ogni individuo e nella capacità della comunità di riconoscere e difendere i valori della convivenza civile.

    Caterina Messercola

    camorra clan casalesi Educazione Civica Forze dell'Ordine Istituzioni Liceo Galilei Piedimonte Matese magistrati Maurizio Giordano scuola

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