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    Home»Chiesa e Diocesi»Battesimi e Cresime, tornano padrini e madrine. Si ricomincia da Pasqua, il Decreto del vescovo Cirulli
    Chiesa e Diocesi Territorio

    Battesimi e Cresime, tornano padrini e madrine. Si ricomincia da Pasqua, il Decreto del vescovo Cirulli

    Chiamati a testimoniare il Vangelo: il requisito richiesto a tale figure. No a scelte subordinate a consueti legami familiari o amicali
    Redazione14 Marzo 2026Nessun commento

    A partire dalla Veglia Pasquale del 4 aprile 2026, nelle diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca sarà nuovamente possibile la presenza di padrini e madrine nella celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana.

    Lo stabilisce un nuovo Decreto (scarica) a firma del vescovo Giacomo Cirulli che revoca la sospensione introdotta nel marzo 2023 “ad experimentum” per tre anni. La decisione arriva al termine di un percorso di riflessione ecclesiale avviato da tempo nelle tre Chiese locali, volto a recuperare il significato autentico di questa figura all’interno della vita cristiana chiarendo per essa il senso dell’accompagnamento spirituale e della testimonianza di fede da offrire nei confronti della persona battezzata o cresimata.

    Un cammino di riflessione nelle diocesi
    La consapevolezza che padrini e madrine sono spesso percepiti nella mentalità secondo una logica che privilegia la tradizione o il legame familiare invece che come un vero servizio ecclesiale, nel 2023 portava alla scelta di sospendere temporaneamente queste figure per favorire una più profonda riflessione pastorale e catechetica.

    Ora, ascoltato il Consiglio Presbiterale di ciascuna delle tre Diocesi, i sacerdoti riuniti nelle assemblee foraniali e alcuni rappresentanti di Associazioni, Gruppi e Movimenti ecclesiali, il Vescovo ha ritenuto opportuno riaprire alla possibilità di padrini e madrine nelle celebrazioni dei sacramenti purché nel rispetto delle indicazioni espresse dal Codice di Diritto Canonico che da sempre accompagna e ordina la vita della Chiesa.

    Non una presenza obbligatoria
    Il Decreto ricorda anzitutto che la presenza di padrini e madrine non è obbligatoria per la validità del sacramento. Secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, infatti il Battesimo e la Confermazione possono essere celebrati anche senza questa figura. Tuttavia, quando presente, essa deve rappresentare un segno autentico di accompagnamento nella fede.

    Il padrino o la madrina, infatti, non svolge un compito limitato al momento della celebrazione, ma assume un vero impegno di testimonianza cristiana nel tempo, accompagnando il battezzato o il cresimato nel cammino della vita cristiana.

    Un servizio di accompagnamento nella comunità
    Il Decreto insiste proprio su questo aspetto: il padrinato non è un ruolo simbolico o formale, ma un servizio ecclesiale che dura tutta la vita.

    Attraverso questa figura la Chiesa esprime la propria dimensione generativa: un cristiano che aiuta un altro cristiano a crescere nella fede, sostenendolo con l’esempio e con la vicinanza nella comunità; si fa guida nelle scelte di fede e di vita, si fa modello di valori e di comportamento, si fa presenza coerente e autorevole. Per questo motivo la scelta di un padrino o di una madrina non dovrebbe essere guidata semplicemente da legami affettivi o familiari, ma dalla reale capacità di trovare in quelle persone una testimonianza coerente di vita cristiana.

    I requisiti previsti dalla Chiesa
    Il Decreto richiama anche alcuni criteri fondamentali previsti dal Codice di Diritto Canonico per poter svolgere questo ufficio.

    Anzitutto spetta ai parroci valutare l’idoneità dei candidati e rilasciare l’eventuale attestazione nel caso in cui il sacramento venga celebrato in un’altra parrocchia.

    Può essere ammesso un solo padrino, una sola madrina oppure entrambi. Il candidato deve aver compiuto almeno sedici anni e non può essere il padre o la madre del battezzando o del cresimando. È inoltre necessario che abbia già ricevuto i sacramenti del Battesimo, della Cresima e l’Eucaristia — e non essere soggetti a pene canoniche.

    Testimonianza di vita cristiana
    Particolare attenzione è posta anche allo stile di vita di queste figure-testimoni della fede. Chi assume tale compito e tale responsabilità è chiamato a condurre una vita coerente con la fede cristiana; a lui o a lei è chiesta la testimonianza dei valori del Vangelo e la partecipazione alla vita della Comunità cristiana e ai sacramenti. La presenza alla Messa domenicale è il primo impegno.

    Il Decreto specifica inoltre che non possono essere invece padrino o madrina le persone che vivono situazioni non rispondenti all’insegnamento della Chiesa, ossia i conviventi, coloro che sono sposati solo civilmente o i divorziati risposati.

    Un invito alla responsabilità delle comunità
    Si tratta dei requisiti minimi per essere padrino o madrina perché “ogni buon cristiano”, scrive il Vescovo Giacomo Cirulli nel Decreto, “è chiamato a tendere al massimo della testimonianza di vita e dell’adesione al Vangelo”.

    La riammissione dei padrini e delle madrine, dunque, non rappresenta soltanto un ritorno a una prassi consueta, ma soprattutto un invito a riscoprire la responsabilità della comunità cristiana nell’accompagnare la crescita della fede.

    Scarica il Decreto.

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