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    Home»Attualità»Betlemme, la scuola che resiste alla guerra: “Qui i ragazzi imparano pace e dialogo”. L’intervista di Clarus
    Attualità Primo Piano

    Betlemme, la scuola che resiste alla guerra: “Qui i ragazzi imparano pace e dialogo”. L’intervista di Clarus

    La dirigente Ekhlas Bannoura racconta il Collège des Frères: oltre mille studenti continuano a studiare tra guerra, crisi economica e didattica online. “La scuola resta uno spazio sicuro di speranza per i giovani palestinesi”.
    Grazia Biasi17 Marzo 2026Nessun commento

    Entriamo in una scuola della Palestina, in quella Terra dove guerra e conseguente povertà frenano anche il diritto all’istruzione, presupposto per una vita veramente libera e strada per la pace.

    Il Collège des Frères di Betlemme è lì da 132 anni come una delle principali istituzioni educative palestinesi al servizio degli studenti di ogni religione e identità nazionale, fondata dai Fratelli Lasalliani, congregazione religiosa cattolica maschile dedita all’educazione voluta nel 1680 per volontà di San Giovanni Battista de La Salle.

    A Betlemme questa istituzione nacque con lo scopo di offrire un’istruzione di qualità ai bambini in Palestina, in particolare a quelli provenienti da contesti svantaggiati. Più di un secolo dopo, l’impegno lasalliano per l’eccellenza accademica, l’accessibilità e il servizio ai poveri rimane la pietra angolare del Collège des Frères–Bethlehem e conferma tale scuola come una delle realtà educative più autorevoli e consolidate dell’area di Betlemme.

    Oggi la scuola accoglie 1.086 studenti tra cui due fratelli di origine italiana per perchè di madre lombarda; vi lavorano 110 persone tra docenti, collaboratori e amministrativi. Laboratori scientifici e multimediali, una biblioteca, concorsi interni, concorsi extrascolastici, Olimpiadi matematiche, esperienze MUN fanno del College des Fréres un polo d’eccellenza, oggi a rischio per la diffusa povertà tra le famiglie con ricadute pesanti sugli stipendi dei dipendenti.

    La Dirigente scolastica Ekhlas Bannoura racconta a Clarus le attività didattiche, i traguardi, l’impegno educativo per la pace e il dialogo, la sinergia tra scuola e famiglia, il dramma di lunghi mesi di guerra ed incertezza; ma anche la speranza che viene dal supporto e dal partenariato con altre istituzioni anche occidentali.

    Prima l’attacco di Hamas e l’immediata reazione di Isreale. Oggi gli attacchi di Usa e Israele all’Iran e di Israele al Libano con pesanti ripercussioni sulla vita dei palestinesi. Cosa è cambiato nella vita degli alunni del College des Freres di Betlemme?

    Negli ultimi mesi i nostri studenti hanno vissuto in un contesto di incertezza e ansia che colpisce ogni aspetto della vita quotidiana. Nonostante questa realtà hanno continuato a venire a scuola con determinazione e speranza. La scuola è diventata uno spazio sicuro dove imparare, esprimersi e mantenere un senso di normalità in tempi difficili. Attualmente la scuola continua ad offrire l’apprendimento online per garantire la continuità formativa ed educativa nonostante le difficili circostanze. La guerra e la persistente instabilità hanno influenzato significativamente il benessere psicologico di studenti e insegnanti. Inoltre, la grave situazione economica ha impedito a molte famiglie di pagare le rette scolastiche, esercitando una forte pressione finanziaria sul College e sollevando preoccupazioni sulla nostra capacità di coprire gli stipendi del personale qualora la situazione dovesse protrarsi nel prossimo mese.

    Nel tempo come avete aiutato i giovani e le loro famiglie ad accettare una nuova difficile e pesante condizione di vita?
    A scuola, cerchiamo di accompagnare i nostri studenti non solo con la formazione scolastica, ma anche umanamente ed emotivamente. Attraverso il confronto, il dialogo aperto con gli insegnanti e le attività comunitarie, li aiutiamo a elaborare le loro paure e frustrazioni. Manteniamo inoltre una viva e intensa comunicazione con i genitori affinché scuola e famiglie insieme possano sostenere bambini e ragazzi.

    In che modo la scuola accompagna gli studenti all’idea della pace? In che modo li aiuta a comprendere il valore del dialogo e della fraternità?
    L’educazione alla pace è al cuore della missione lasalliana della nostra scuola.
    Insegniamo agli studenti che il dialogo, il rispetto per la diversità e la solidarietà sono valori essenziali. Attraverso attività come i gruppi di dibattito, il Model United Nations e il servizio comunitario, gli studenti imparano ad ascoltare, discutere e costruire ponti piuttosto che muri.

    Il College des Frères aiuta a coltivare nei giovani studenti il senso della comunità e di appartenenza al popolo palestinese. Quali azioni in particolare mettete in campo per consolidare questo processo formativo?
    Ogni giorno cerchiamo di rafforzare il senso di appartenenza degli studenti attraverso un’educazione radicata nella nostra cultura, lingua e storia. Allo stesso tempo, incoraggiamo l’apertura verso il mondo. Attività, eventi nazionali e iniziative sociali aiutano gli studenti a comprendere la loro responsabilità verso la propria comunità.

    Nel 2023 visitando la vostra scuola, notavo una struttura dotata di importanti servizi, di quelli che spesso mancano anche nei contesti occidentali. Risultati che emergono come importanti segni di speranza. Un suo commento…
    Nonostante le molte difficoltà affrontate dalla nostra società, l’istruzione rimane un potente segno di speranza. Nel corso degli anni, il Collège des Frères ha investito in un’istruzione di qualità, laboratori, tecnologia e programmi internazionali per offrire agli studenti le migliori opportunità possibili. Questi traguardi sono il risultato di dedizione, partnership e della convinzione che l’istruzione possa trasformare le vite.

    Al College des Freres la visita di un gruppo di Cavalieri del Santo Sepolcro, tra i sostenitori della Scuola

    La musica e l’arte un punto di forza e di unione tra studenti di tradizioni e origini diverse. Anch’esse trovano posto nella scuola come possibile strada per la pace. Vero?
    Sì, assolutamente. La musica e le arti creano un linguaggio comune che unisce gli studenti oltre le differenze. Permettono ai giovani di esprimere emozioni, creatività e speranza. Nella nostra scuola, queste attività giocano un ruolo importante nella costruzione dell’armonia e della comprensione reciproca.

    Se i giovani d’occidente oggi fanno i conti con drammi come droga, violenza di genere, baby gang, vita sfrenata, quali problemi si manifestano per la società dei giovani di medio oriente? Su quali drammi lavora la comunità civile e la scuola in particolare?
    I giovani della nostra regione affrontano sfide legate all’incertezza economica, all’instabilità politica e alle limitate opportunità. Molti lottano con preoccupazioni riguardo al proprio futuro. Il nostro ruolo come educatori è quello di dar loro forza attraverso la conoscenza, la resilienza e la fiducia per contribuire positivamente alla società.

    Al Sud Italia, dove noi viviamo, dove ha sede la nostra testata, in un territorio senza troppe prospettive lavorative, molti giovani decidono di partire, di altrove un futuro migliore. Ricordo questa stessa esigenza anche nei ragazzi di Betlemme del College quando li ho conosciuti nel 2023. È così?
    È vero che molti giovani considerano l’idea di andarsene in cerca di opportunità all’estero. Tuttavia, sono molti quelli che rimangono perché profondamente legati alla propria terra e desiderosi di contribuire al suo futuro. Il nostro ruolo è fornire loro una solida istruzione e le competenze adatte affinché possano avere successo ovunque scelgano di costruire le loro vite.

    Quale ricchezza portano nel cuore e nelle idee i bambini e i giovani di Betlemme? Come vivono l’essere figli della Terra Santa?
    I giovani di Betlemme portano con sé un profondo senso di resilienza, fede e identità culturale. Vivere nella Terra Santa conferisce loro una consapevolezza unica della storia, della spiritualità e della coesistenza.

    Il calo dei pellegrinaggi nei luoghi santi in che modo si sta riflettendo sulla vita sociale e sulle famiglie?
    L’economia di Betlemme dipende in gran parte dal turismo religioso e molte famiglie dei nostri studenti lavorano in questo settore; è facile intuire come il calo dei pellegrinaggi ai luoghi santi si stia riflettendo in maniera pesante e grave sulla vita delle persone. Come dicevo all’inizio, l’impatto è stato avvertito molto fortemente anche dalla nostra scuola: l’assenza di visitatori ha provocato forti incertezze economiche sulla società con ripercussioni sulla nostra Scuola. Abbiamo compiuto e stiamo compiendo ogni sforzo per garantire agli studenti il diritto alla formazione scolastica.  

    La solidarietà dell’Occidente. In che modo oggi si palesa? In che modo dalla fraternità cristiana può fornire l’aiuto di cui la Terra Santa ha bisogno?
    La solidarietà internazionale rimane essenziale. Attraverso partnership con scuole, organizzazioni e chiese di tutto il mondo, sentiamo di non essere soli. Queste relazioni forniscono incoraggiamento morale e supporto pratico.

    Quale futuro sognano i giovani di Betlemme per la loro terra?
    I giovani di Betlemme sognano un futuro di pace, dignità e opportunità. Vogliono vivere in una società dove possono studiare, lavorare e costruire famiglie in un clima di stabilità e di speranza.

    Il ministro dell’istruzione palestinese Amjad Barham in visita al College nell’ambito del rafforzamento del partenariato e della cooperazione tra il Ministero e le scuole private
    La celebrazione del Mercoledì delle Ceneri con gli studenti del Liceo
    Una delle squadre sportive del College
    Il gruppo degli studenti del College che ha partecipato alle Olimpiadi di Matematica della Palestina
    Studenti protagonisti del MUN, simulazione di un Consiglio delle Nazioni Unite
    Laboratori di pittura
    betlemme College des Freres Palestina

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