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    Home»Attualità»Referendum: Giovani e Sud dicendo NO chiedono ascolto e partecipazione
    Attualità

    Referendum: Giovani e Sud dicendo NO chiedono ascolto e partecipazione

    Non una sintesi immediata ma la riflessione che mette al centro i giovani. I risultati comune per comune nel Matese e in Alto casertano
    Redazione26 Marzo 2026Nessun commento

    C’è qualcosa che i numeri, da soli, non riescono a contenere. Il voto referendario del 22 e 23 marzo ha restituito al Paese un’immagine di sé più complessa di quanto le settimane precedenti lasciassero presagire. Non basta parlare di una democrazia ritrovata, né liquidare il risultato come semplice riflesso anti-governativo. Siamo in un tempo in cui le parole si consumano in fretta e le letture si sovrappongono prima ancora che i fatti abbiano depositato il loro senso.

    Occorre allora resistere alla tentazione della sintesi immediata, e riconoscere che un voto – qualunque voto – è sempre più di ciò che i titoli del giorno dopo riescono a dire. Quello che è andato in scena, tra affluenze diseguali, fratture geografiche e generazionali, e un dibattito pubblico spesso più rumoroso che profondo, chiede piuttosto di essere letto con la pazienza dovuta a chi, nella vita civile, ha esercitato un diritto che non è mai scontato, senza cedere né all’entusiasmo né alla rassegnazione.

    Il No ha prevalso con una nettezza che ha spiazzato anche chi lo auspicava, trasformando una consultazione presentata come tecnica in un passaggio dall’inequivocabile peso politico. Ma è nel Mezzogiorno, e in Campania in particolare, che il verdetto acquista una risonanza ulteriore. Quasi due elettori su tre hanno respinto la riforma. A Napoli il dato si radicalizza fino a sfiorare il simbolico: tre cittadini su quattro hanno scelto il No. Non si tratta di un capriccio meridionale né di un riflesso anti-governativo. C’è, sotto, qualcosa di più strutturato: una domanda di equilibrio tra i poteri, un’insistenza sulle garanzie, un senso diffuso e non improvvisato che certe architetture istituzionali non si toccano senza mettere a rischio l’intero edificio.

    Colpisce, in questo quadro, il ruolo dei giovani. I dati attestano che proprio tra gli under 34 il No ha trovato il consenso più compatto. È un elemento che merita una lettura attenta, perché incrina uno stereotipo tenace: quello di una generazione ripiegata su se stessa, impermeabile alla cosa pubblica, sorda al richiamo della partecipazione. Molti di loro, invece, hanno avvertito che in gioco non era una questione di mero assetto procedurale, ma qualcosa di più radicato: il rapporto tra poteri dello Stato, l’equilibrio delicato su cui poggia ogni garanzia democratica. È una sensibilità che richiede cultura civica, capacità di discernimento, volontà di andare oltre la superficie di un dibattito mediatico che, in queste settimane, non sempre ha brillato per chiarezza.

    Una nuova considerazione dei giovani
    Non è un dettaglio secondario che si siano mossi anche gli studenti fuorisede, spesso costretti a superare ostacoli pratici non indifferenti per poter esercitare il diritto di voto. In quella scelta c’è una maturità civile che merita riconoscimento, ma anche una richiesta implicita che la politica farebbe bene ad ascoltare: essere considerati interlocutori reali, non soltanto destinatari di provvedimenti o comparse convocate a scadenze elettorali e poi dimenticate.

    Le grandi città, con Napoli in testa, hanno trainato tanto la partecipazione quanto l’esito. Sono luoghi contraddittori, certo, segnati da fragilità antiche e da tensioni irrisolte. Ma sono anche spazi in cui il confronto culturale e sociale conserva una vitalità che non si lascia facilmente spegnere. Il dibattito pubblico, pur nelle sue distorsioni, continua a generare coscienza critica, e questo voto ne è una prova.

    Il risultato pone interrogativi seri alla politica: alla maggioranza che esce sconfitta, ma anche alle opposizioni, chiamate a non disperdere un consenso che resta fragile finché non si traduce in proposta concreta. Tuttavia, al di là delle proiezioni di schieramento, il referendum consegna un messaggio che trascende la contingenza: quando i cittadini percepiscono che sono in gioco principi fondamentali, partecipano. E lo fanno con una consapevolezza che in pochi, nelle settimane precedenti, sembravano disposti a riconoscere loro.

    La Dottrina sociale della Chiesa e il valore delle Istitutuzioni
    Una comunità ecclesiale non può restare estranea a questo passaggio. La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre richiamato il valore delle istituzioni e la necessità di un equilibrio tra i poteri come condizione del bene comune. Ma richiama anche, con altrettanta insistenza, la responsabilità dei laici nella vita pubblica: il dovere di informarsi, di discernere, di partecipare senza delegare ad altri ciò che appartiene a ciascuno.

    Sud e giovani dicono no, dunque. Ma forse, a uno sguardo più posato, stanno dicendo qualcosa di ancora più impegnativo: che la democrazia non è un dato acquisito, che va abitata con continuità e con cura, che la partecipazione, quando si riduce a gesto episodico, perde senso e forza. È da questa consapevolezza, e non da letture strumentali o da entusiasmi di brevissima durata, che occorre ripartire.

    Doriano Vincenzo De Luca, Agensir

    I risultati dell’Area Matesina. Clicca.
    I risultati dell’area Caiatina. Clicca.
    I risultati dell’Alto casertano-Parco Roccamonfina. Clicca.
    I risultati di Sessa Aurunca e comuni limitrofi. Clicca.

    Costituzione NO referendum costituzionale SI sud

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