“Quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?”.
Il Papa interpella sulla pace i diretti interessati dall’affare delle guerre e delle distruzioni chiedendosi se mai venga in mente a questi signori di porsi domande e chiedere perdono e cambiare rotta… Sono le parole che il 13 marzo 2026 Leone XIV ha rivolgeva ai partecipanti al XXXVI Corso sul Foro Interno della Penitenzieria Apostolica in Vaticano.

La parola “pace” mai come in questo momento storiche risulta la più scritta, la più pronunciata, ma la più lontana dalla realtà. Digiuni, preghiere, veglie, appelli sembrano non trovare l’interlocutore giusto e ragionevole che riconosca i propri limiti e i diritti altrui; ed è così in ogni angolo del mondo: dalle guerre per il possesso di territori a quelle per il possesso delle persone da destinare ai lavori forzati; dalle guerre per il controllo dell’egemonia di alcuni alle guerre per il controllo di traffici illeciti. Un unico volto è quello della vittima designata e porta il nome di “innocente”, qualunque sia il colore della sua pelle e qualunque sia il libro di preghiere che stringe tra le mani.
La passione di Cristo si sta compiendo nella Storia e ne siamo testimoni; ora come allora rischiamo di defilarci dall’impegno di dire “basta” sottraendoci alla Croce che chiama in causa la nostra amicizia (presunta) con Gesù e quindi una reazione al male del mondo. È il male del mondo già il nostro torto quotidiano, ingiusto ed efferato, nei confronti di chi colpe non ne ha, di chi ci è fratelli, di coloro che aspettano da noi, già testimoni della Risurrezione, una proposta di vita piena, fondata sul rispetto, sulla verità, sulla fraternità.
Papa Leone immancabile agli appelli per il cessate il fuoco in tutti i conflitti, senza escludere nessuna battaglia fin nel più remoto angolo del Pianeta, lunedì sera uscendo da Villa Barberini a Castel Gandolfo e parlando ai giornalisti lo ha confermato: “Cristo ancora è crocifisso oggi. Cristo ancora soffre oggi negli innocenti, in quelli che stanno soffrendo specialmente per la violenza, l’odio e la guerra” subendo il torto di “tante persone” che “vogliono promuovere l’odio e la violenza, la guerra”.
La parola “promuovere” scelta dal Pontefice assume i toni della denuncia; non ha parlato del ‘fare la guerra’ ma della sua promozione come a vederci un chiaro movimento di propaganda strutturata.
Alla domanda su una tregua per Pasqua, il Papa ha risposto: “Magari una tregua per Pasqua, però ci sono segni adesso… magari finisca la guerra prima di Pasqua, speriamo”. Rispondendo in inglese a un giornalista che gli chiedeva un messaggio per il presidente Trump, Leone XIV ha auspicato che “stia cercando una via d’uscita, un modo per ridurre la violenza, i bombardamenti, il che sarebbe un contributo significativo alla rimozione dell’odio che si sta creando e che aumenta costantemente in Medio Oriente e altrove”.
C’è consapevolezza dunque nell’odio che si sta creando, che sta mettendo radici e rischia di condizionare persino i processi di pace o ricostruzione lì dove possibili, minandone la stabilità e soprattutto il futuro.
Cosa ne sarà della generazione cresciuta sotto le bombe del mondo? Quali uomini e donne saranno per il domani?
Prima di congedarsi dagli operatori dai giornalisti un ultimo appello del Papa a “tutti i leader del mondo”: “Tornate al tavolo, al dialogo. Cerchiamo soluzioni ai problemi, cerchiamo modi per ridurre la violenza che stiamo promuovendo e che la pace, specialmente a Pasqua, possa regnare nei nostri cuori”.