Non è soltanto un nuovo tassello organizzativo, ma un’idea di territorio che prende forma e si radica. Con la nascita della Sezione territoriale del Matese nella rete del Sistema Nazionale Aree Protette – promosso da Federparchi in collaborazione con il Sistema Parchi e Riserve – si avvia un vero e proprio laboratorio permanente di formazione, pensato per rafforzare la tutela delle aree protette a partire da chi quei luoghi li vive ogni giorno.
Il cuore dell’iniziativa è a San Potito Sannitico, nella sala multimediale del Parco Nazionale del Matese, destinata a diventare sede operativa del Centro Studi. Qui, nel corso della conferenza di presentazione tenuta il 31 marzo, è emersa con chiarezza la visione che sostiene il progetto: la tutela dell’ambiente non può prescindere dalla conoscenza e dalla formazione continua.

Il Sistema Nazionale si configura infatti come una rete integrata di strumenti, strategie e standard operativi, con l’obiettivo di migliorare servizi, competenze e capacità gestionali, coniugando valorizzazione territoriale e salvaguardia ambientale. Un impegno che non riguarda soltanto enti e addetti ai lavori, ma che si apre progressivamente a tutta la comunità.
A parlarne in sede sono stati Mauro Martelossi, Direttore di Parchi e Riserve – Sistema Nazionale Federparchi; Andrea Gennai, Direttore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; Marco Avanzo, Generale dei Carabinieri Forestali (a riposo) e membro del Centro Studi; Luciano Sammarone, Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Daniela D’Amico, Responsabile Comunicazione e Promozione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Vincenzo D’Andrea, Referente territoriale nel Matese per il Centro Studi e Formazione–Sistema Nazionale Aree Protette.
In questo quadro si inserisce il ruolo delle cosiddette “Sentinelle dei Parchi”: operatori formati, capaci di affiancare le istituzioni nel monitoraggio e nella segnalazione delle criticità. Non semplici volontari, ma figure dotate di competenze specifiche, in grado di osservare e segnalare fenomeni come abusi edilizi, dissesti, pressione turistica, incendi o presenza di specie aliene, prestando così supporto agli enti locali, alle forze dell’ordine e agli organismi di controllo territoriale.
Ma l’aspetto più significativo è forse un altro: questo modello, pur rivolgendosi a categorie ben definite, è per sua natura estendibile. Perché la vera sfida è culturale prima ancora che tecnica. È la costruzione di una consapevolezza collettiva, che trasformi gli abitanti in custodi attivi del proprio territorio.
La formazione diventa così il filo conduttore dell’intero progetto. Non un momento isolato, ma un processo continuo fatto di workshop, seminari e corsi specialistici. Dai percorsi per aspiranti guardiaparco a quelli per operatori delle aree protette, fino alla formazione tecnica su valutazioni ambientali, gestione forestale e monitoraggio faunistico: un’offerta articolata che unisce teoria e pratica, aula e campo.
È in questa dimensione che il Matese può trovare una nuova prospettiva. Un territorio già ricco di risorse naturali, tradizioni e biodiversità, che oggi sceglie di investire sulle competenze dei suoi abitanti. Perché la tutela dei luoghi non si costruisce solo con norme e controlli, ma attraverso la conoscenza diffusa, la responsabilità condivisa e la partecipazione.
In fondo, è qui che nasce la vera protezione delle aree protette: quando una comunità riconosce il valore del proprio ambiente e decide di farsene carico. Diventando, giorno dopo giorno, sentinella e custode del proprio futuro.
Sede operativa del Centro: Pratovecchio (AR), presso l’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Sezioni territoriali: Matese; parco del Sirente-Velino, Parco Lombardo della Valle del Ticino, Colli di Bergamo).
Ulteriori informazioni su www.areeprotette.org
Per informazioni sulla sezione del Matese:
Email: centrostudi.matese@areeprotette.org
WhatsApp: 3296139049
