Le ultime settimane sono state particolarmente animate per il cinema italiano: la mancata presenza di titoli nostrani al prossimo Festival di Cannes, ma soprattutto la polemica piuttosto accesa sui contributi del Ministero della Cultura non erogati in favore di alcune pellicole, dati emersi a seguito della pubblicazione della graduatoria dei beneficiari il 3 aprile 2026.
Inoltre, il 6 maggio ci sarà la cerimonia di premiazione dei Premi David di Donatello, a proposito dei quali, il movimento #Siamoaititolidicoda, costituito da un nutrito gruppo di lavoratori dello spettacolo, ha lanciato un appello per boicottare la serata in onda su Rai1, invitando autori, registi, attori e tecnici a disertare l’evento.
Si è riaperta, così, l’acuta discussione sul sistema dei fondi per il cinema in Italia (tax credit) e, soprattutto, i protagonisti e i lavoratori del settore si pongono interrogativi sulla qualità e rilevanza del cinema italiano a livello internazionale, ma anche sulle condizioni di lavoro cui devono sottendere.

I fondi selettivi del Ministero della Cultura non assegnati
Procedendo con ordine, a fare scalpore, come detonatore della polemica, è stata l’esclusione dai fondi del Ministero della Cultura del docu-film sulla vicenda di Giulio Regeni (Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, regia di Simone Manetti): il progetto, infatti, era stato già distribuito, premiato (Nastro della Legalità 2026) e sostenuto da diverse realtà universitarie, inoltre, la delicatissima e sofferta storia del giovane ricercatore ha colpito e impegnato così nel profondo la comunità e l’opinione pubblica italiana (con un processo ancora in corso), da far considerare questa decisione della commissione che assegna i contributi selettivi previsti dal ministero, un vero e proprio affronto.
Così, due membri della commissione del Ministero guidato da Alessandro Giuli si sono dimessi: il noto critico cinematografico Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi.
Mereghetti, pur non facendo parte della commissione che ha valutato il film su Regeni, ha dichiarato di essersi allontanato dall’organo “per coerenza” con i suoi giudizi espressi sul valore meritevole della pellicola; Galimberti, invece, membro della commissione per cinema e TV, ha affermato come abbia appurato una distanza rispetto ai suoi colleghi, riguardo una “valutazione della cultura in cui non mi ritrovo”.
La polemica, dunque, appare interna al sistema stesso di selezione.

La replica del ministro e i progetti finanziati
Il ministro Giuli, dal canto suo, nell’interrogativa a riguardo alla Camera svoltasi la scorsa settimana, rispondendo alle opposizioni, ha dichiarato: “non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire”.
Giuli ha infatti sottolineato l’autonomia nelle scelte delle commissioni spiegando che proprio questo garantisce l’imparzialità della selezione.
Tuttavia, il film su Regeni non è l’unico ad essere stato escluso: tra i vari titoli, anche Aldro Vive di Manuel Benati (sull’omicidio di Federico Aldrovanti ad opera di alcuni agenti della polizia), Piercing di Margherita Ferri, regista del Ragazzo dai pantaloni rosa e Zvanì di Giuseppe Piccioni, un ritratto familiare del poeta Giovanni Pascoli.
Pellicole che seguono un’ispirazione sicuramente originale ed alcune dal contenuto e dalla riflessione civile, il cui confronto con i film che, invece, hanno ottenuto i fondi, appare quanto mai infelice e piuttosto distante (salvo alcuni casi) dal tema enfatizzato dal Ministero nei bandi, “personaggi e avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana”: infatti, tra gli altri, a beneficiare dei contributi pubblici saranno Solo Se Canti Tu – L’Irresistibile Storia di Gigi D’Alessio di Luca Miniero, Tony Pappalardo Investigations di Pier Francesco Pingitore e anche un documentario sul locale dell’isola di Capri “Anema e Core” (la lista completa è consultabile qui).
Senza nulla togliere al valore e all’expertise delle maestranze e dei soggetti coinvolti in questi progetti, è lecito porsi degli interrogativi sull’iter che ha portato all’attribuzione dei punteggi e i criteri utilizzati dai commissari, perché lo stesso cinema italiano ha rappresentato, nel corso della storia della settima arte, ed è, ancora oggi, cuore della vera cultura e identità italiana riconosciuta in tutto il mondo, e come tale, comunica molto in termini di “visione” di un Paese.
Una crisi più ampia: il Festival di Cannes e i David 2026
Una discussione che, in realtà, si inserisce in una crisi più ampia, quella del sistema cinema stesso. Infatti, si prevedono tagli progressivi ai fondi pubblici per il settore, che ridurranno le risorse a 500 milioni di euro entro il 2027.
Per questo motivo, è nato il movimento #Siamoaititolidicoda, formato da un gruppo di lavoratori dello spettacolo, e sostenuto anche dall’attore Alessandro Gassman.
Il movimento ritiene che le attuali forme di protesta siano insufficienti e, così, nel tentativo di cercare un gesto di dissenso concreto, ha lanciato un appello invitando a boicottare la cerimonia di premiazione dei David di Donatello che si terrà il prossimo 6 maggio.
L’obiettivo sarebbe quello di trasformare la serata di gala in una “sala deserta”, per evidenziare il malcontento degli addetti ai lavori contro quello che è definito un vero e proprio smantellamento della cultura: #Siamoaititolidicoda sottolinea come la crisi attuale non sia improvvisa, ma il risultato di un processo che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto lo spazio per la produzione autonoma, per la scrittura, per i documentari e per le opere di ricerca.

Questa tensione serpeggia, tra l’altro, proprio in occasione di un altro mancato appuntamento per il cinema italiano: il Festival di Cannes, che non prevede film italiani in concorso per l’edizione di quest’anno.
Esperti del settore ed addetti ai lavori hanno interpretato ciò come un chiaro segnale di crisi, una possibile conseguenza della mancanza di un sostegno efficace, e in generale, di una perdita di competitività internazionale.
La Campania investe su cinema e spettacolo
Rispetto a quanto finora scritto, sorprende la regione Campania, il cui bilancio gestionale 2026-2028 approvato in Giunta, prevede più fondi per cinema, audiovisivo e spettacolo dal vivo, secondo quanto fa rilevare l’Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo).
Secondo l’Agis Campania, infatti, l’incremento delle dotazioni finanziarie è “in controtendenza rispetto ai tagli che spesso colpiscono il settore a livello nazionale” ed ha espresso soddisfazione Luigi Grispello, presidente dell’Unione AGIS della regione, che ha sottolineato: “È doveroso riconoscere come l’attuale Governo regionale identifichi lo spettacolo, il cinema e l’audiovisivo quali asset strategici e fattori fondamentali per lo sviluppo economico, la coesione sociale e la crescita culturale del territorio”.
Una decisione che fa da corollario ad un periodo particolarmente florido per la regione Campania, almeno dal punto di vista artistico, vedendola protagonista come set d’elezione in molteplici produzioni, nazionali ed internazionali.
Come si salverà il cinema italiano? Difficile a dirsi, non esiste una formula magica da pronunciare, ma sicuramente delle azioni volte a supportare meglio l’intero sistema: maggiore trasparenza nei criteri di selezione per l’attribuzione di fondi, ripensare il tax credit, investire e dare maggiore spazio anche a personalità emergenti, e sì, collaborare con le piattaforme in un’ottica di coesione e produzioni di qualità, lavorare sulla presenza del pubblico al cinema, sostenendo anche le sale stesse.
