Un appuntamento di profonda riflessione quello proposto dall’Unità Pastorale di Piedimonte Matese, che coinvolge l’intera Forania di Alife: mercoledì 22 aprile alle 19.30, la Chiesa di Santa Lucia ospiterà la catechesi del Vescovo Giacomo Cirulli. Al centro dell’incontro, un tema vitale per il futuro della nostra Chiesa: “I Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, Una missione per tutta la Comunità”.
«Come potrei capire, se nessuno mi guida?»
A fare da bussola a questo incontro saranno le parole degli Atti degli Apostoli (At 8,31): «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». È la domanda che l’eunuco rivolge all’apostolo Filippo lungo la strada. In questo interrogativo si nasconde l’essenza stessa della missione educativa della Chiesa.
Come Filippo salì sul carro per spiegare le Scritture, così oggi gli operatori pastorali, i catechisti, i genitori e i padrini sono chiamati a “salire sul carro” della vita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani. Non basta amministrare un sacramento; occorre una guida che ne sveli il senso, perché il rito non resti un linguaggio muto, ma diventi Parola viva.
Questa urgenza di consapevolezza trova una conferma fondamentale nel recente Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, intitolato “Lievito di pace e di speranza”. Il testo sottolinea come sia necessario ripensare i percorsi dell’iniziazione cristiana affinché non siano solo “trasmissione di contenuti”, ma vere esperienze comunitarie capaci di generare responsabilità. Il documento invita a superare la stanchezza di prassi ormai ripetitive per ritrovare la forza rigeneratrice dei Sacramenti, che sono il fondamento di ogni vocazione e missione nel Popolo di Dio.
Come ricordava Sant’Agostino, il Sacramento è “il segno visibile di una realtà invisibile”. Non è un atto magico, ma un incontro con Cristo che trasforma l’esistenza. Chi accompagna i ragazzi deve essere il primo ad essere consapevole di questa realtà, per non limitarsi a trasmettere nozioni, ma per testimoniare una presenza. Come scriveva San Giovanni Crisostomo, il formatore è come un artista che plasma anime: una missione che richiede una fede consapevole e vissuta.
In teologia, il principio dell’ex opere operato garantisce che il Sacramento sia efficace per la forza stessa dell’azione di Cristo. Tuttavia, questa certezza non deve diventare una scusa per l’automatismo. La Grazia non agisce “sopra” la testa dell’uomo, ma richiede l’adesione del cuore.
Papa Benedetto XVI ha spesso ribadito che, sebbene Dio sia il primo attore, la fede deve essere una risposta libera. Dio bussa, ma non forza mai la porta della libertà. Anche Papa Francesco ci a ricordato costantemente che la Chiesa non cresce per imposizione, ma per attrazione: un’adesione che deve essere scelta consapevolmente, lontano da ogni consuetudine forzata.
L’incontro di mercoledì sarà dunque un’opportunità per scuoterci dal torpore dell’abitudine. Siamo chiamati a interrogarci sulla nostra appartenenza a Cristo, passando da una fede “di facciata” a una scelta di vita radicale. Non fermiamoci alla superficie, ma diventiamo, come Filippo, guide sapienti per chi cerca Dio nel deserto dei nostri giorni.
Don Massimiliano Giannico
Don Emilio Meola
Don Armando Visone
