La comunità di Caiazzo ricorda Fra Pacifico, il francescano originario del luogo da sempre accompagnato da fama di santità, già in vita.
Ogni anno nella Concattedrale preghiere e Messe accompagnano il ricordo della sua vita e soprattutto alimentano la devozione dei caiatini scaturita dal “modello” che Fra Pacifico incarnò come uomo del Vangelo.
Sono due gli appuntamenti in programma: domenica 26 aprile, ricorrenza della Madonna del Buon consiglio, con la recita del Rosario meditato (ore 18.30) e la celebrazione della Messa (ore 19.00) presieduta da don Antonio Chichierchia, già parroco di Caiazzo e promotore della causa di beatificazione di Fra Pacifico; e poi lunedì 27 aprile, anniversario della morte del francescano avvenuta nel 1881 a Napoli, con la recita del Rosario (ore 17.30) e la Messa (ore 18.00) presieduta da padre Gennaro Russo, ofm. Seguiranno la benedizione e la preghiera presso la tomba di Fra Pacifico dove trovano posto numerosi ex-voto.

Sulla fama di santità del francescano, per le numerose testimonianze raccolte e la devozione viva in numerosi caiatini, si incentra il lavoro di una Associazione nata nel 2019 che intende perseguire le strade canoniche al fine di dare vita al processo di beatificazione di Fra Pacifico e tenere in vita il sentimento dei concittadini ad oggi espresso sia dalla generazione più adulta che giovane in maniera composta, discreta ma costante. Assistente spirituale del gruppo è il sacerdote don Antonio Di Lorenzo, a cui si affianca l’azione del fondatore dell’associazione don Antonio Chichierchia.
Cenni biografici
Fra Pacifico, al secolo Francesco Di Giglio, nacque a Caiazzo il 29 dicembre 1853 da umile famiglia di contadini. Di lui si narra ancora oggi che fosse particolarmente incline al colloqui con Dio. Fin da bambino scelse di essere così: non come gli altri predisposti naturalmente al gioco e alle scorribande ma sempre raccolto in preghiera e amante del silenzio da dedicare alla preghiera. La biografia del frate narra anche della sua particolare attenzione per i poveri con i quali era solito condividere del cibo.
C’è un episodio che assume i tratti del “miracolo” risalente alla sua vita a Caiazzo: un giorno, mentre andava con due asine a prendere della pozzolana, s’imbatté in alcuni amici e si fermò con loro a conversare. Quando riprese il cammino, si accorse che le asine tornavano dalla cava arenaria già cariche del materiale: pianse di commozione e ringraziò Dio.
Nel 1875 fu ammesso tra i Frati minori, a Napoli. Era semianalfabeta, e pur facendo da semplice questuante, sapeva stupire tutti attraverso una profonda sapienza, grazie alla quale divenne consigliere di molte persone, gente povera ma anche nobili e potenti. Di lui sono narrate anche le proprietà di taumaturgo. Infatti così scriveva il suo biografo mons. Bernardino Di Dario: “Si verificava ancora una volta che il Signore presceglie i deboli per confondere i forti, i più umili per confondere i potenti ed i sapienti… Un povero ed umile frate questuante diveniva strumento efficace della misericordia e bontà di Dio, passava
beneficando”.
Malato di tisi, morì a Napoli il 27 aprile 1881: dal cimitero di Miano, il suo corpo venne traslato nella Basilica Concattedrale di Caiazzo il il 29 dicembre 1986.