“Essere cristiani in politica non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni che devono essere prese, anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso”. Così Papa Leone XIV ai membri del Partito popolare europeo al Parlamento europeo, ricevuti il 25 aprile nel Palazzo Apostolico.
Il Papa ha chiesto di affrontare con “sguardo realistico” i problemi concreti: “favorire condizioni dignitose di lavoro che favorisca l’ingegno e la creatività delle persone di fronte ad un mercato sempre più spesso disumanizzante”, “vincere la paura, apparentemente molto europea, di costituire una famiglia e di avere figli” e “affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione”.
Leone XIV ha esortato a investire “in una libertà ancorata nella verità, che tuteli la libertà religiosa, di pensiero e di coscienza in ogni luogo e condizione umana”, evitando di alimentare “un corto circuito dei diritti umani che finisce per lasciare spazio alla forza e alla sopraffazione”. Per il Pontefice, occorre “ricreare un tessuto di popolo, un contatto personale fra il cittadino e il deputato” per “riconquistare le persone andando ad incontrarle personalmente”.
Ha fissato un modello e collocato al centro del percorso dei politici di oggi la Storia più recente: “Perseguire un ideale vuol dire, richiamando De Gasperi, collocare la persona umana al centro <col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria>. Questo è l’orizzonte entro il quale ancora oggi si può fare politica ed al quale occorre ricondurre l’attività politica”.
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