
Alla cassa non si sente il bip del lettore sul codice a barre di biscotti o surgelati ma parole di commento alla giornata o alla vita; tra un conto e un saldo la chiacchierata scorre veloce o lenta a seconda della fila o della fretta del cliente, ma se è il caso la conversazione si apre a quanti sono presenti. L’attualità mondiale, la cronaca cittadina, le ricette del pranzo o della cena, i malanni di stagione, e un consiglio per proseguire al meglio la giornata: i temi mai banali ma vicini al cuore della gente.
Siamo nell’alimentari di Giovanna Menditto nel quartiere Vallata di Piedimonte Matese, a pochi metri dal Santuario di Ave Gratia Plena, a metà strada tra l’agglomerato più alto e quello sottostante che si snoda in discesa intorno alla lunga e storica via Scorciarini Coppola. Un negozio di vicinato che insieme al Bar Testa che è di fronte, rimangono in vita dopo lo spopolamento commerciale degli ultimi 10 anni che ha visto abbassare le saracinesche di attività di bene primari e non solo.
Il primo maggio, festa dei lavoratori, in questo quartiere la festa è soprattutto religiosa per l’inizio delle celebrazioni in onore dell’Immacolata che andranno avanti fino alla terza domenica del mese. Ma la data non esclude il pensiero al mondo del lavoro, quello che loro, i commercianti che resistono, hanno visto cambiare, trasformarsi, non sempre come speravano.
Il quartiere non ha perso i suoi abitanti, ma i negozianti hanno perduto i clienti di una volta: radicalmente cambiate le abitudini dei consumatori a Piedimonte Matese come nel resto d’Italia che registra un segno “meno 17,6 %” per i negozi di alimentari in tutti i centri storici. Confcommercio ha attivato un Osservatorio speciale sulla vicenda dei negozi di prossimità (vicinato) e attivato studi specifici sui trend degli ultimi anni confermando che tra il 2012 e il 2025 sono diminuite in modo “marcato le attività del commercio al dettaglio più «tradizionali»,” per un totale di 156mila negozi e attività ambulanti definitivamente chiusi. Sempre secondo Confcommercio, “crescono le farmacie, i negozi di computer e telefonia e si espande in maniera ancora più evidente l’e-commerce e le altre forme di vendita innovative, confermando il cambiamento strutturale nelle abitudini di acquisto”.
Che poi da città a città vi siano ragioni diverse o simili a cambiare il volto del commercio, questo è un altro dato accertato: è il caso dei centri in cui il turismo ha trasformato le botteghe classiche in luoghi di ristorazione e convertito civili abitazioni in spazi per alloggio. Con quale tenuta nel tempo, non è questo il contesto in cui soffermarsi, ma è un ulteriore dato all’attenzione degli esperti.
Nel quartiere Vallata – già ne abbiamo parlato su Clarus – la recente chiusura dell’Istituto comprensivo Ventriglia (dall’infanzia alle Medie) ha portato un duro colpo: non solo l’assenza di vitalità, di presenze, di relazioni, ma meno acquisti negli unici due negozi rimasti a presidiare la piazzetta e gli spazi limitrofi, “registrando un calo delle entrate che sfiora il 50%” , come spiegano Giovanna Menditto ed Angela Viscione dell’alimentari Menditto. Sono mamma e figlia, ma prima di loro c’era la nonna Rosina Salemme che nel 1966 aveva aperto il “generi alimentari” sostituendosi ad un antico forno. Oggi quella continuità commerciale, segno di vitalità e traccia verso il futuro non c’è più perché ad una bottega che chiude non corrispondono né eredi né nuovi commercianti pronti ad accogliere la difficile sfida che tocca alla piccola distribuzione vessata da tasse ma non sostenuta dalla clientela locale.
Dal punto della piazza in cui ci troviamo, scendendo lungo via Scorciarini Coppola c’erano un bazar (chiuso da pochi mesi), una cartoleria, una frutteria, una merceria, un negozio di scarpe, una parrucchiera, un negozio di elettrodomestici, un fotografo, una macelleria e una panetteria; in una stradina laterale resite un alimentari, mentre nella parte più alta del quartiere, per fortuna, si può contare ancora su un alimentari e una macelleria.
Nel giorno in cui le sigle sindacali del Paese scendono nelle piazze per chiedere un lavoro dignitoso, qualità dell’occupazione, diritti e necessità di nuove politiche industriali e sociali, da piazzetta Annunziata si leva soprattutto la speranza, “quella di poter contare sui nuovi servizi che di recente l’Amministrazione comunale ha localizzato nel quartiere”, spiega Alfonso Testa titolare del Bar Testa che dall’11 luglio 1989 accoglie i lavoratori alle prime luci dell’alba, pensionati e passanti nelle ore più tarde della giornata. Anche questa, una robusta attività di famiglia, dapprima gestita dal papà Angelo, oggi da lui e dalla sorella Franca.

Creare servizi e possibilità di accesso rappresenterebbe una significativa boccata d’ossigeno per chi in questo luogo lavora da anni, ne è custode e ne garantisce anche il controllo, perché sì, le botteghe di vicinato sono ovunque presidio di legalità, garanzia di socialità, occasione di aggregazione, e ancor di più quando l’integrità morale e la professionalità dei titolari è messa a disposizione della collettività.
I centri commerciali distribuiti alle porte di Piedimonte Matese hanno portato il vento della novità, prezzi competitivi e l’dea di un’abbondanza che apparentemente sfama ma non sempre nutre gli effettivi bisogni delle famiglie, e così trasferito la clientela fuori dal quartiere; mentre su, lungo la strada principale di accesso alla Vallata sale un altro vento, quello della precarietà del lavoro con il suo mulinello di pensieri alle porte delle due botteghe che nel frattempo aprono e chiudono ai consueti orari, espongono nel modo migliore i loro articoli, hanno cura degli scaffali e delle vetrine, garantiscono la freschezza dei prodotti – anche locali -, e si attestano come “seconda casa” per quanti scendono volutamente dalla parte più alta di Vallata cercano un luogo familiare per una chiacchiera o per un urgente pacco di pasta da mettere in pentola: qui c’è sempre una soluzione a portata di mano.
“A volte ho l’impressione di essere diventati la risposta alla solitudine di tanti anziani soli, e non può che farci piacere”, spiega Angela Viscione dell’Alimentari Menditto, “altre volte siamo punto di informazione per i passanti, e guide storiche per chi arriva la prima volta e ci chiede notizie sul quartiere”, confermando in queste parole il ruolo sociale delle piccole botteghe che sebbene in tutta Italia scendano di numero, se ne riscopre il valore dove politiche locali ne pianificano la tutela e ne rilanciano il valore identitario.
“Da poco sono stati collocati nuovi servizi come gli Uffici del Giudice di Pace, un Centro antiviolenza, la sede di un’associazione per disabili, il SerD, ma anche il Servizio veterinario”, aggiunge Alfonso Testa, “un nuovo movimento che attende di ingranare il giusto ritmo; sono fiducioso che andrà meglio rispetto ai recenti tempi più difficili”.
Servizi di nicchia, non per forza legati a grandi flussi di persone nell’arco della giornata, ma in ogni caso presenze che contribuiscono a ripopolare il quartiere; speranza rinfocolata dai lavori in corso sulla piccola piazza e a breve su via Scorciarini Coppola che necessita un accurato rifacimento. “Anche questo nuovo assetto, sono sicuro, sarà di buon auspicio e magari porterà qui da noi qualche piedimontese desideroso di trascorrere del tempo in un piacevole angolo della città”, conclude Alfonso del bar.
Se c’è una possibilità di cambiare, sempre Confcommercio, traccia la rotta su cui diversi paesi e città si stanno focalizzando per non tradire le attese, per rigenerare il futuro commerciale dei piccoli centri: riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano con l’attivazione di Patti di cittadinanza e processi di amministrazione condivisa fondati sul dialogo e il confronto; stabilire un Osservatorio permanente sull’andamento del commercio cittadino; gestire attivamente i locali sfitti con il contributo dell’associazionismo locale. Evitare la solitudine di chi resta, non solo in campagna elettorale ma nell’ordinaria fatica del sacro lavoro quotidiano.