“La visita di Papa Leone ha contribuito a rafforzare la fede dei credenti e la loro testimonianza”.
Sono le parole del vescovo Vicent Sanombo, a distanza di pochi giorni dalla visita del Papa in Angola, in occasione del viaggio apostolico in Africa, terzo del suo pontificato (tappe in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale).

Abbiamo raggiunto Mons. Sanombo tramite don Armando Visone che diverse volte l’ha ospitato nelle sue parrocchie durante il periodo di permanenza in Italia per ragioni di studio, quando era ancora sacerdote. Diversi lo ricordano, sia nella parrocchia di San Rufo Martire a Cesarano dove ha trascorso lunghi periodi di permanenza, sia nella parrocchia di Ave Gratia Plena a Piedimonte Matese dove – appena ordinato vescovo e venuto a Roma per un percorso di formazione – è passato a salutare il suo amico don Armando.
In Angola, dove si è fermato dal 18 al 21 aprile, Papa Leone ha chiesto a vescovi e sacerdoti di rimanere accanto al popolo, di fuggire l’autoreferenzialità, di sostenere la famiglia come luogo privilegiato della cura dei valori; e alle autorità politiche di anteporre il bene comune a quello di parte: “parole che hanno inciso fortemente sulla popolazione, sul sentimento di vicinanza alla Chiesa, considerato il già forte incremento della presenza cattolica”, spiega mons. Sanombo, “e riafferma il ruolo della Chiesa in un contesto caratterizzato da numerose chiese e sette evangeliche”.
Ma le parole del Papa, secondo il vescovo angolano, “hanno anche incoraggiato quella parte di cristiani che subisce il disagio degli scontri portati da gruppi di estremisti islamici o le pressioni dello stile sociale che l’Islam porta con sé”.
Ma andando oltre ed entrando ulteriormente nella vita della società civile, Papa Leone, “ha ribadito alla Chiesa locale la sua missione profetica in mezzo al popolo nel denunciare ogni giorno le ingiustizie economiche responsabili di miseria e povertà”, continua il vescovo Sanombo.
Sessantuno anni, mons. Vincent Sanombo è nato a Cangenge, nella Diocesi di Huambo. Nel suo percorso si intrecciano gli studi in Sacra Scrittura, un percorso come formatore, l’incarico di parroco e vicario generale nella diocesi di origine. E contemporaneamente la presenza a Roma per la licenza in Teologia presso il Pontificio Istituto Biblico. Nel febbraio 2024 Papa Francesco lo nomina vescovo; riceve l’ordinazione episcopale in Africa e assume la guida pastorale della diocesi di Kwito-Bié, realtà con circa due milioni di abitanti, di cui il 60% di religione cattolica. Una realtà che conta anche un gran numero di missioni, molte distrutte dalla guerra e non ancora riabilitate per serie ragioni economiche.
Mons. Sanombo ha partecipato ai preparati della visita del Papa; di questa fase ci tiene a sottolineare come “le Diocesi si siano preparate con un lungo tempo di preghiera e catechesi sulla natura del ministero petrino nella Chiesa e nel mondo, nonché sulla natura della Chiesa stessa”.
La risposta dei fedeli è stata di entusiasmo, di partecipazione ad ogni livello, “ma anche – sottolinea il vescovo Vincent – di forte mobilitazione economica da parte dei cattolici e persone di buona volontà”. A fare da sponda a tutto questo “una capillare e attenta campagna di comunicazione sull’evento che il nostro Paese avrebbe vissuto con la presenza di Papa Leone e il bene che tale incontro avrebbe generato nell’intera società civile”. Le sue parole ci restituiscono scene di un Paese in fermento in cui si sono attivate nuove dinamiche di collaborazione e processi organizzativi a cui non abbiamo assistito, ma che in questo momento appartengono alla vita della Chiesa angolana forte della speranza portata da Leone XIV.
Abbiamo chiesto a mons. Sanombo questo evento cosa lascia in eredità al suo Paese…
”Di sicuro – ha risposto lui – una maggiore attenzione alla giustizia sociale e alla lotta contro la povertà; il rafforzamento della coesione sociale, della riconciliazione, dell’armonia e della concordia in un Paese che porta ancora le ferite ereditate da una guerra durata più di 30 anni”, e ancora, “maggiore attenzione e rispetto per i diritti umani, maggiore promozione dell’istruzione e della salute per tutti”.
Un ultimo passaggio con lui è per conoscere i legami tra la Chiesa Cattolica dell’Angola e quella Italiana: in che modo i fondi dell’8xmille garantiti dalla firma dei contribuenti italiani sostengono la vita della chiesa locale: “In alcune diocesi dell’Angola esistono scuole e università cattoliche, ambulatori sanitari, attività lavorative realizzati grazie al sostegno dell’8xmille che arriva dall’Italia. Nella Diocesi di di Kwito-Biécui di cui ho assunto recentemente la guida pastorale ci stiamo attivando per una mappatura del territorio e delle sue esigenze al fine di individuare e finalizzare qualche progetto rispondente alle esigenze effettive”.
Da Papa Leone all’esperienza di supporto alla giovane Chiesa d’Africa, la parola unità è quella che si consacra al di sopra di tutte: l’unità dei credenti in nome del Vangelo, della amicizia che Cristo ha chiesto di esprimere vivendo gli uni per gli altri, in soccorso reciproco.
