“Oggi la presenza di alberi negli spazi urbani, che siano paesi e città, è una questione di visione sul futuro e uno sguardo sulla storia passata:
se da un lato un’infrastruttura verde è fondamentale per combattere in scala microclimatica gli effetti della crisi globale, è anche rivelatrice del passato, di chi è vissuto prima di noi e delle specie arboree che naturalmente hanno abitato la nostra Storia. Ogni abbattimento, che non sia legato a ragioni di sicurezza, apre inevitabili discussioni sull’effettivo valore e ancor di più se ciò avviene durante il periodo di nidificazione”.

A parlarne è Rosario Balestrieri, ornitologo e dottore di Ricerca in Ecologia forestale, ma anche Presidente di ARDEA (Associazione di Ricerca, Divulgazione ed Educazione ambientale), quest’ultima più volte presente nel Matese per lo studio degli uccelli sul Lago. In molti ricorderanno “Migrandata” la campagna di inanellamento degli uccelli migratori che sorvolano il lago e temporaneamente sostano verso la fine dell’estate che per alcuni anni ha fatto del Matese uno straordinario laboratorio scientifico a cielo aperto: ebbene, Rosario Balestrieri era tra i promotori del progetto di monitoraggio, protagonista della raccolta di importanti dati.
Nato e cresciuto a Napoli dove continua a risiedere e lavorare, l’impegno di ricercatore e divulgatore (volto noto di Rai e Mediaset) lo porta a girare l’Italia e il mondo. Dopo l’abbattimento dei lecci in Piazza Gaetani (o Porta Vallata) a Piedimonte Matese avvenuto lo scorso 13 maggio, gli abbiamo chiesto un parere sul valore degli alberi e di questi nelle città, sul rispetto dovuto a chi li abita e da quelle chiome prende il primo volo. Le sue considerazioni scaturiscono dal legame con il territorio che ben conosce e dalla consapevolezza che “Piedimonte Matese è la porta dell’ormai nato Parco Nazionale del Matese”.
“Ultimamente la scena a cui assistiamo è un’altra”, ci spiega. “E’ quella di ripopolare città e paesi con alberi di vario fusto con la finalità di garantire ombra, mitigare le temperature estive e aumentare la biodiversità e la resilienza dell’ecosistema urbano, ma anche simboleggiare l’assorbimento dell’anidride carbonica e la produzione di ossigeno che vorremmo vedere nel mondo”.
Sul caso dei lecci piedimontesi, aggiunge: “Verzellini, capinere, ma anche cinciarelle e cinciallegre che hanno nidificato fra i rami e nei fusti dei lecci: di sicuro una popolazione di pochi numeri proporzionata alle chiome, ma pur sempre un ambiente che oltre a garantire ombra e ossigeno, offre ospitalità a volatili, anche insettivori, quindi una importante presenza contro le zanzare ed altri insetti molesti e che necessita degli alberi per nidificare”, spiega l’esperto. Ma c’è anche la questione “ratti” posta come urgente nelle dichiarazioni dell’Amministrazione e quindi risolvibile con l’abbattimento degli alberi in questione: “I lecci non sono l’habitat di ratti; il loro incremento è molto più facilmente attribuibile ad una non virtuosa gestione dei rifiuti” spiega Balestrieri aprendo la nostra riflessione alla più complessa gestione ed igiene degli spazi pubblici per la sicurezza di residenti e passanti.
“Le querce come i lecci, non incrementano insetti molesti come zanzare o mosche; possono invece attrarre altri tipi di insetti come quelli xilofagi che mangiano il legno e che in genere vengono percepiti come fastidiosi”, chiarisce ulteriormente scongiurando anche questa motivazione posta come ragione del taglio.
Con la lente d’ingrandimento proviamo a guardare dentro a quelle chiome e a capire il tipo di vita che custodisce solitamente un leccio o una lecceta: “Il leccio (Quercus Iles) è di fatto una quercia sempreverde a crescita molto lenta: per questo motivo, avendo sempre foglie e chiome frondose, si rivela un rifugio abbastanza costante per l’avifauna. Si tratta di un albero molto ospitale, potremmo dire, perciò scelto come dimora da diverse specie: sia uccelli stanziali che nidificano nei mesi a cavallo fra fine dell’inverno e inizio della primavera come merli e cince, sia gli uccelli migratori che da marzo/aprile in poi si fanno più frequenti e visibili e soprattutto sulle chiome costruiscono i loro nidi”.
E’ chiaro che limitatamente ai fusti di Porta Vallata, anche l’avifauna residente era ridotta nei numeri e quindi verrebbe naturale dire che siamo di fronte ad una danno irrisorio ma l’ornitologo Balestrieri chiarisce: “Sicuramente, lì nella piazzetta non c’era un ecosistema così complesso, strutturato, irripetibile e prezioso come avviene in una vera e propria lecceta, ma quelli di porta Vallata a Piedimonte Matese erano preziosi per il valore, anche simbolico, che potevano avere:
meglio una piazza verde che una piazza grigia”,
ma su questo, rassicuriamo l’interlocutore delle conferme date dall’Amministrazione comunale tramite l’Assessore ai lavori pubblici Agostino Navarra: tornerà il verde, con i tempi di cui necessita ogni naturale processo di vita di un albero. A sfatare l’idea che si sia trattato di poca cosa, chiediamo se era il caso di scegliere un altro periodo dell’anno per recidere i tronchi dei lecci, nel rispetto delle normative che tutelano la fauna in riproduzione:
“Sicuramente – spiega il nostro esperto – i tagli andavano fatti dopo la stagione della nidificazione degli uccelli, cioè convenzionalmente dopo il 30 giugno ed entro la fine di febbraio”.
Quello di Balestrieri diventa anche appello che si estende oltre il caso di Piazza Gaetani e raggiunge ogni angolo verde della città di Piedimonte Matese e di ogni altro centro urbano: “La presenza di alberi in città non è puramente ornamentale, ma esprime un valore identitario forte; nel caso dei lecci siamo di fronte a specie autoctone quindi molto interconnessi anche ad organismi, in questo caso soprattutto uccelli ed insetti; ma di più, essi ci ricordano che non siamo gli unici ad abitare i luoghi e la loro visione non può che essere motivo di ispirazione: lo conferma una tendenza globale che oltre a garantirne il rispetto li riposiziona ovunque l’uomo possa incrociarne la verde chioma e il possente fusto, o le delicate foglie… In ogni contesto abitato ogni albero è una sorta di bandiera, un simbolo che racchiude valori, principi, prospettive a cui dovremmo tendere e non dovremmo recidere”.
