Il diario di una famiglia che nel giro di pochi minuti si trova a combattere contro il tempo con la paura di perdere uno dei figli; il supporto del personale medico ed infermieristico dell’Ospedale civile di Caserta conferma che “la buona sanità esiste” e che è importante farlo sapere. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma e di un papà che hanno ritrovato la serenità.

Tutto ha inizio il 3 settembre 2025 quando una telefonata ci avvisa dell’incidente di Benito, nostro figlio. Era in moto, lo scontro con un auto è stato violentissimo. Ci dirigiamo di corsa all’Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta dove è stato trasferito in ambulanza. Benito vi entra in codice rosso; è vivo.
Il tempo in sala d’attesa è angosciante; le sue condizioni sono critiche. Veniamo informati della rottura del bacino a libro e di un’emorragia pelvica il che richiederebbe un trasferimento all’ospedale Cardarelli di Napoli. I medici intuiscono che in quelle condizioni rischierebbe di non farcela.
La Direzione sanitaria su mette in contatto con il medico radiologo interventista che a quell’ora non è di turno, ma lui accetta di venire ad operare nostro figlio alle 23:00 e andare avanti nelle ore della notte. Solo successivamente ci è stato raccontato, che quel medico per strada aveva trovato traffico e lasciata l’auto è corso a piedi in ospedale.
Dopo l’intervento, la rianimazione e la necessità di molte sacche di sangue. Non c’è stato attimo in cui ci siamo sentiti trascurati o inascoltati. Passati tre giorni Benito viene trasferito in ortopedia ma la notte del 7 inizia a stare malissimo: gli esami accertano che si tratta di una perforazione dell’intestino. Di corsa nel reparto di chirurgia d’urgenza e in tre giorni subisce 2 interventi.
Dalla sala operatoria ci allertano che bisogna far donare il sangue per rimpiazzare quello che è servito a Benito (tantissimo) e quindi decidiamo di far girare dei post tramite i social, ma mai avremmo pensato ad una risposta così forte, così generosa.
Ed è così che nei giorni a seguire il laboratorio per la donazione del sangue viene letteralmente invaso da tanti Alvignanesi ma anche da tante persone dei paesi limitrofi, nostri amici e amici di Benito, parenti, conoscenti…
Il 14 ottobre nostro figlio viene dimesso dall’Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Porta dei fissatori esterni al bacino perché per il momento non può essere operato. Il 4 novembre ritorniamo in ospedale con dolori e febbre altissima; ancora un ricovero in Medicina generale per curare lo stafilococco aerius che ha contratto. Ritorniamo a casa il 6 dicembre, mentre si avvicina Natale…
Questo nostro racconto è per dire che la buona sanità esiste, che l’efficienza degli ospedali è concretezza.
A distanza di qualche tempo, ritrovata un po’ della serenità che ci era sfuggita, vogliamo ringraziare tutte le persone che abbiamo incontrato durante questo difficile momento: il personale della Direzione generale, primari, medici, caposala, rianimatori, anestesisti, addetti alla sala operatoria, infermieri, oss, addetti alle pulizie e alla mensa.
Grazie a tutti.
Grazie alle nostre famiglie che non ci hanno mai lasciati soli, grazie ai nostri tantissimi amici a quelli nuovi incontrati nelle stanze o nelle sale d’attesa dell’ospedale.
L’ultimo ringraziamento va a nostro figlio, la nostra roccia:
caro Benito la vita ti ha messo a dura prova ma tu ci hai insegnato a combattere giorno per giorno. Siamo orgogliosi di te; mamma e papà saranno sempre un passo dietro di te per custodirti.
Donatella e Pasquale.