
“Hanno fatto un lavoro da grandi; hanno lavorato come su un vero set cinematografico realizzando ogni fase al meglio delle loro possibilità, servendosi di strumenti di alto valore professionale. Insieme abbiamo realizzato due film che parlano di loro e di questa terra che amano ma che non sempre offre prospettive”.

Loro sono un alcuni studenti del Liceo Galilei di Piedimonte Matese che hanno aderito al progetto “Te lo dico con un film” proposto dall’Istituto lo scorso marzo; lui che ne parla è Renato Giugliano, regista, originario di Piedimonte Matese, allievo del Maestro Ermanno Olmi, oggi residente a Bologna e director del progetto che vi raccontiamo.
Il 4 e il 5 giugno al Cotton Movie, in via Canneto, al mattino ci sarà la proiezione dei lavori alla presenza di un ospite del mondo del cinema, la cui partecipazione è in fase di conferma.
‘Salva Piedimonte con una parola’ e ‘cosa sogni per il tuo futuro’, sono alcune delle provocazioni che hanno accompagnato la formazione prima e la scrittura dopo e hanno dato vita al lavoro finale pronto ad andare sullo schermo della sala cinematografica della città: un processo fondato sulle nozioni del cinema, ma poi costruito con il contributo di emozioni, suggestioni e capacità narrativa dei ragazzi che vi si sono cimentati.
Il progetto è parte del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola (CIPS), promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero della Cultura. Sul territorio se ne è fatto promotore e capofila il Liceo matesino; hanno aderito all’iniziativa – per un numero inferiore di ore – anche le scuole medie di Alvignano, Alife e San Salvatore Telesino.
Ad aggiudicarsi il bando promosso dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo che premia qualità progettuale, impatto e coerenza delle proposte, è stata la società RLP Film Productions del regista Renato Giugliano coadiuvato da un team di esperti: lo sceneggiatore e scrittore Mario Mucciarelli; il produttore Miguel Gatti (di Combo Produzioni, Bologna), Melanie Jannot direttrice della fotografia, Jorge Martinez assistente operatore, Simone Costantino, fonico di presa diretta.
“Abbiamo messo in piedi una filiera di alto spessore professionale”, spiega Giugliano al termine delle riprese facendo riferimento agli Istituti scolastici coinvolti e pronti per una simile esperienza e logicamente ai suoi più stretti collaboratori che ha portato con sè nel Matese durante la realizzazione del progetto. “Il fatto di esserci aggiudicati il bando, tra numerosi attori, in un contesto che esula dalla Scuola ma chiama in causa il giudizio della Direzione generale del Cinema, conferma la qualità di quello che abbiamo proposto”.
Accanto a questa squadra, il supporto fondamentale di altre figure esperte direttamente da Piedimonte Matese: Andrea Caprarelli, operatore droni, social backstage e immagini di repertorio; l’associazione Libero Teatro e il laboratorio teatrale Ave Gratia Plena. Due attori piùù adulti scelti per recitare insieme ai ragazzi: Antonio Di Tucci e Andrea Caprarelli.
Determinanti dal Liceo Galileo Galilei la dirigente scolastica Rita Vessella che ha aperto le porte al team del Progetto e sostenuto il complesso lavoro per l’intera durata; la docente Maria Santoro che ha coordinato il team e gli alunni partecipanti in ascolto delle esigenze di tutti.
Erano tre i filoni del Bando: il terzo quello dedicato alla depressione dei territori e alla vita di chi vi abita ha visto l’ottimo posizionamento del Liceo matesino che sullo schermo del Cotton Movie porterà due storie, una con il disagio e i sogni dei giovani, l’altra con l’esemplare testimonianza di chi resta e resiste anche nella solitudine dei luoghi. Tutto home made ma con il piglio dei professionisti quali so sono dimostrati gli allievi del Galilei: attori, operatori, truccatori, tecnici, location, protagonisti… e poi la location scelta su Piedimonte e ed alcuni luoghi simbolo della città: è sembrato davvero un ottimo set; ora sarà il grnade schermo a restituirci in maniera completa quanto realizzato.

“Se ti emoziona allora saprai raccontarlo”, Renato Giugliano ha portato ai suoi allievi lo spirito del maestro Olmi e con la stessa fiducia che gli si diede da giovane, ha fatto altrettanto con i liceali matesini: “Hanno lavorato con strumenti di utilizzo professionale; si sono confrontati con il nostro team di tecnici ed esperti del cinema; hanno avuto cura di ogni dettaglio”. Con sorpresa ma consapevolezza maturata sul campo nel ripetuto contatto con i giovani, il regista così parla di loro: “Sembrano distratti ma non lo sono; sembra che non ti ascoltino e invece stanno facendo più cose contemporaneamente, leggere o più impegnative; sembrano lontani ma stanno elaborando un forte pensiero critico che in un attimo ti sottopongono”.
Non è stato solo fare cinema, ma stabilire una relazione, una connessione tra mondi e lasciare che il mondo più giovane emergesse con tutta la sua originalità e serietà, autoironia e curiosità: la scuola – quella del gran da fare – offre spazi come questi in cui per la prima volta e forse l’ultima, giovani studenti si esprimono come mai avrebbero pensato. E sono felici di farlo e nel frattempo crescono.
La chiacchierata con Renato Giugliano, che non deve anticipare nulla di quello che vedremo al Cotton all’inizio di giugno, vuole essere una messa a fuoco sui protagonisti dell’esperienza entusiasmante, vivace, ma anche naturalmente selettiva: “Siamo partiti con un gruppo davvero numeroso; molti sono venuti meno per il sovrapporsi di impegni scolastici, altri perché forse non hanno trovato quel che pensavano; la metà del gruppo ha tirato fino alla fine con gran determinazione; hanno manifestato maturità nelle responsabilità che gli sono state affidate sul set, non prima di aver accolto ed elaborato la formazione che abbiamo condiviso con loro. E non è scontato, perché sono giovanissimi, ma proprio per questo guai a sottovalutarli! Sono stati grandiosi!“
Ma vanno guidati, vanno accompagnati “perché sanno lasciare spazio all’adulto che necessariamente ad un certo punto alza la voce, tiene in mano i fili di un discorso complesso come quello che abbiamo condiviso in questi mesi”, aggiunge Giugliano. “Sono argilla; sta a noi saper plasmare ed accompagnare i loro processi di crescita, non intaccandone l’anima”.