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    Home»Commento al Vangelo»Ricevete lo Spirito Santo, un dono foriero di vita nuova. Commento al Vangelo di Pentecoste
    Commento al Vangelo

    Ricevete lo Spirito Santo, un dono foriero di vita nuova. Commento al Vangelo di Pentecoste

    Redazione22 Maggio 2026Nessun commento

    Domenica di Pentecoste – Anno A
    At 2,1-11; 1 Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-30
    Sorella Michela Arnone, Comunità Monastica di Ruviano

    Sieger Köder: “Lo Spirito dell’Amore” (ciclo di vetrate nella Chiesa dello Spirito Santo a Ellwangen).

    «Rinnova anche oggi nel cuore dei credenti i prodigi che nella tua bontà hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo»: dice così la colletta in questo santo giorno di Pentecoste; meditare e vivere nella liturgia l’arrivo di quel dono tanto a lungo promesso da Gesù ai suoi discepoli, vuole far sì che si rinnovi questo dono per noi e per tutta la Chiesa. Tra il tempo della prima Pasqua e il nostro di oggi, però, c’è un terzo tempo che non possiamo dimenticare: quello di Israele nel quale, in più momenti, anche dai profeti, lo Spirito viene promesso (Is 32,15-20; 44,1-8; Nm 11,24-29; Gl 3,1-5; Ez 36,22-29; 39,21-29).  

    Com’è avvenuto nel caso dell’Ascensione, anche qui gli Atti degli apostoli e il Vangelo (oggi si legge Giovanni) danno due versioni diverse della Pentecoste; due versioni che non si escludono e che stanno insieme, mostrandoci due prospettive. Negli Atti, Gesù è già salito al Padre; nel Vangelo, Gesù stesso, in una delle sue apparizioni da risorto, dona lo Spirito. Negli Atti l’evento è fragoroso, si tratta di un evento cosmico, ricreazionale: c’è un forte vento, poi appaiono lingue di fuoco, la natura è coinvolta ed è usata per esprimere qualcosa di straordinario che sta avvenendo; nel Vangelo, tutto è più sommesso, delicato: Gesù soffia, da Lui esce lo Spirito; anche qui si evoca la creazione, quella dell’uomo avvenuta attraverso il soffiare nelle sue narici un alito di vita. Negli Atti, molti uomini accorrono, essi hanno sentito la voce di quel fragore e sono testimoni del dono delle lingue fatte ai discepoli; ognuno di essi parla in una lingua diversa, perché tutte le genti possano ascoltare nella loro lingua l’annuncio dell’agire di Dio. La scena del Vangelo è più intima: Gesù dona lo Spirito e questo conferisce ai discepoli una capacità invisibile, quella di perdonare i peccati, quella di riconciliare gli uomini con Dio, di riportarli a lui. Evento universale e intimo, forte e profondo, esteriore e interiore: tutto questo è vero, allo stesso tempo, per la venuta dello Spirito santo. Si noti poi, però, che c’è un elemento fortemente in comune: in entrambi i casi i discepoli sono insieme e insieme ricevono il dono dello Spirito; sono un noi e, nel dono di Dio, divengono un unico corpo. Questo aspetto sarà mirabilmente rappresentato da Paolo nella lettera ai Corinzi con la celeberrima immagine del corpo: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo». Un’immagine talmente chiara e bella che non ha bisogno di essere spiegata: si racconta l’unità vera nella diversità; un’unione che è precedente al dono dello Spirito perché mostra la disponibilità umana a quell’unità. E poi, però, è lo Spirito che trasforma quel noi in un unico corpo! 

    Questo dono che viene fatto ai discepoli è quello che permette la vita della Chiesa, quello che la vivifica dall’interno; è grazie allo Spirito, che è la presenza di Dio in mezzo alle sue creature, che la Chiesa non è un’organizzazione sociale, un ente con certi fini, una religione che segue l’ideologia del suo fondatore. Essa è la presenza viva di Dio in mezzo agli uomini, essa è il Suo corpo visibile, essa è corpo nel quale le membra, pur diverse, sono un corpo solo perché uno solo è il Signore. Da dentro, stando dentro al cuore dei credenti, lo Spirito può guidare la Chiesa a seguire le orme del suo Signore: annunciare le opere di Dio perché gli uomini si convertano, perdonare riconciliando continuamente gli uomini a Dio, abbattendo il potere del peccato e le conseguenze del male che esso genera. Tutto questo, essendo UNO, facendo il grande dono dell’unità dentro alla grande multiformità delle manifestazioni, dei popoli, delle genti, dei carismi. Le tre letture, dunque – lo capiamo – ci chiedono di tenere insieme questi elementi: annuncio dell’opera di Dio, remissione dei peccati, unità dei credenti. 

    Il dono della Pentecoste, poi, si chiarisce ancora meglio se pensiamo alla parola, essa significa 50 giorni: mentre i discepoli sono riuniti, sette settimane dopo la Pasqua (50 giorni) ci si trova in un’altra festa ebraica, quella delle 7 settimane appunto. Essa è una festa che ha una doppia veste: è la festa del raccolto – si solennizza l’inizio del raccolto del frumento – e si celebra il dono della legge, quando venne conclusa l’alleanza tra Dio e il suo popolo. Si tratta di due aspetti molto interessanti, che sono collegati a quello che Luca vuole raccontare di questo dono dello Spirito: prima c’è l’aspetto della terra e del raccolto, che viene celebrato per dire che l’uomo e Dio collaborano nella creazione e nella custodia di ciò che Dio ha donato. Effettivamente il dono dello Spirito permette all’uomo di collaborare alla creazione, non solo nella linea del lavoro come nella dimensione della festa ebraica, ma rispetto alla salvezza degli uomini, alla loro conoscenza di Dio e alla relazione con questo Dio. infatti, in tutte le lingue essi raccontavano le meraviglie compiute da Dio. E così, nel dono dello Spirito, l’uomo diventa definitivamente collaboratore di Dio. Il secondo aspetto della festa ebraica ci porta proprio sulla dimensione dell’alleanza: Dio è definitivamente in alleanza con l’uomo, dopo la Pasqua di Gesù, tanto che viene ad abitare dentro di lui. Avviene, così, davvero ciò che era stato promesso da Ezechiele e da Geremia: vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi il mio Spirito, voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio (cf Ez 36,26-27); stipulerò con il mio popolo un’alleanza nuova, la scriverò nelle loro viscere (cf Ger 31,33). Nel testo degli Atti ricorre continuamente l’immagine del compiere e del riempire; si evoca una pienezza, senza dubbio, in senso temporale e spaziale: i giorni di Pentecoste si compiono, la casa si riempie di quel fragore che viene dal cielo, i discepoli sono riempiti di Spirito Santo. Ciò che era promesso, avviene e avviene in pienezza!

    E allora, alla fine, cos’è lo Spirito? Lo Spirito è Signore e dà la vita, è il soffio con il quale l’uomo, tra tutte le creature, riceve un posto speciale perché a immagine e somiglianza con Dio; lo Spirito è quello promesso dai profeti, quello che viene e rinnova la faccia della terra, porta la consolazione, la giustizia, l’amore; lo Spirito è quello che ha guidato Israele fuori dalla terra di schiavitù, è Colui che convince l’uomo saggio della giustizia delle vie di Dio e della sua legge; lo Spirito è quello grazie al quale uomini in terra straniera hanno continuato a credere e confessare l’unico Dio di Israele, come Daniele. Lo Spirito è il grande protagonista della vita di Gesù: Egli copre Maria con la sua ombra e lei concepisce il Messia, lo Spirito scende su Gesù nel Battesimo, opera con Gesù i prodigi della Parola e dei miracoli con cui si racconta al mondo una possibilità di vita libera, piena, amante, se vissuta in Dio. Lo Spirito è quello che ha guidato Gesù nel discernere le vie e la volontà di Dio, è Colui che silenziosamente ha sostenuto Gesù nella sua agonia, è nel bacio dello Spirito che il Padre risuscita il Figlio… E, così, ora quello stesso Spirito è donato in maniera speciale ai credenti; essi, ora possono nel loro cuore fare spazio agli appelli di Dio, alla Sua creatività, alla Sua missione, alla Sua volontà di bene per ogni uomo. Lo Spirito, terza persona della Trinità, amore che lega il Padre e il Figlio, è Colui che è stato donato e continua a operare per unire noi uomini con il Padre e il Figlio, Egli opera per portare dentro all’abbraccio dell’amore trinitario ciascuno di noi, Egli opera perché uniti al Dio amore possiamo anche noi diventare “amore”. La nostra vita si renda disponibile per continuare a scrivere le meraviglie di Dio nella storia; l’agire dello Spirito continua e può continuare anche in noi e attraverso di noi, se a questo agire noi ci apriamo… Allora quel racconto dell’opera di Dio continuerà, attraverso le nostre misere, fragili e povere vite, trasfigurate però dalla creatività di Dio! 

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede Parola di Dio pentecoste Sacra Scrittura

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