Come da tradizione, Clarus anticipa le date del Festival con una breve intervista al direttore Roberto Perrotti. A pochi giorni dall’evento giunto alla XIV edizione, in programma 29 e 30 maggio, tocchiamo più da vicino i contenuti e alcuni aspetti organizzativi come la collaborazione con due Istituti scolastici superiori di Piedimonte Matese.

L’Inappartenenza e l’Ascolto, due possibili antidoti all’omologazione sociale e culturale. Ci descriva, come possono essere vissuti in questo tempo e qual è il nesso che li lega.
In una società omologata e distratta l’Inappartenenza e l’Ascolto possono diventare un atto di resistenza culturale. La nostra complessa contemporaneità è segnata dall’iperconnessione e da una tragica transizione ecologica ed economica ma soprattutto da una dolorosa frammentazione dei legami. Il nostro mondo è come imprigionato nella sua ottusità, cecità e ferocia, spingendoci verso un precipizio della specie, dove le nostre strutture di giudizio non riescono a modificare di un millimetro questa rotta suicida.
Di fronte a ciò, L’inappartenenza rappresenta la possibilità di porsi alla giusta distanza rispetto a un simile contesto, in una posizione sospensiva e momentanea ovvero una stasi creativa che possa consentire di riconoscere gli elementi sfuggenti della complessità.
E l’Ascolto?
Anche l’ascolto sarà un gesto di resistenza. Non si imporrà la propria voce, ma si accoglierà ciò che non ha ancora nome, ciò che proviene dall’Altro. L’Ascolto inoltre diventerà la risposta radicale ad una scelta giusta. Solo chi non è saturo di appartenenza e omologazione riesce ad ascoltare davvero.
Dalla prima edizione “Passaggi di umanità” all’attuale “L’inappartenenza e l’Ascolto” avete proposto e sviluppato numerosi temi riguardanti l’attualità, la poesia, la filosofia, la fede, con la presenza di centinaia di autori e figure autorevoli della ricerca filosofica, della letteratura e della musica. A cosa tende il Festival dell’Erranza in termini culturali e sociali?
Intendiamo riconfermare, in questo momento di crisi di sistema, una nostra proposta di riflessione, un critico ripensamento per accedere alla comprensione di ciò che sta accadendo e conoscere quali siano realmente le forze in campo. Il nostro attuale sistema si basa sul non detto, sull’inganno e sulla predazione. Da anni il nostro impegno culturale, le nostre energie creative si muovono rispetto a ciò, esattamente, in ”direzione ostinata e contraria”.


Quest’anno ci sarà la collaborazione con gli studenti dell’IIS De Franchis e con il “Galileo Galilei “ di Piedimonte Matese. Quali le ragioni e come si concretizza questa partnership? Perché il Festival a maggio, e non a settembre, come da tradizione?
Abbiamo stretto con gli studenti degli Istituti Superiori un nuovo patto: nel corso degli incontri proposti dal Festival gli studenti saranno protagonisti e partecipi e non spettatori. Il rapporto con loro è in tal modo ristabilito, si lavorerà insieme e alla pari sulle suggestioni e sulle inferenze che il tema suggerisce. Gli studenti del Classico attraverso una loro riflessione filosofica e letteraria e quelli del Tecnico con una progettazione e una realizzazione di una campagna social sul tema del festival.
Da ciò discende la scelta delle date nel mese di maggio, avere con noi gli studenti è un dono, una ragione di arricchimento.
