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    Home»Attualità»L’ultima esibizione muscolare di Mosca: il manicomio armato russo continua
    Attualità

    L’ultima esibizione muscolare di Mosca: il manicomio armato russo continua

    Analisi geopolitica di Yari Lepre Marrani sul caso che continua a tenere sospeso l'equilibrio europeo
    Redazione27 Maggio 2026Nessun commento

    di Yari Lepre Marrani*

    L’ultima esibizione muscolare di Mosca, dopo le sempre più frequenti e umilianti incursioni dei droni ucraini anche in territorio russo, ha suscitato lo sdegno e la condanna dei vertici di Bruxelles e di vari leader europei, tra cui Emmanuel Macron e Friedrich Merz. “Il massiccio attacco sferrato dalla Russia contro l’Ucraina la scorsa notte dimostra la brutalità del Cremlino e il suo disprezzo sia per la vita umana che per i negoziati di pace. Il terrore contro i civili non è segno di forza. È segno di disperazione. Siamo fermamente al fianco dell’Ucraina”, ha commentato su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, annunciando nuovi aiuti “per potenziare i suoi sistemi di difesa” .

    “La Russia, trovandosi in un vicolo cieco sul campo di battaglia, sta terrorizzando l’Ucraina con attacchi mirati ai centri urbani”, le ha fatto eco l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas, denunciando l’uso dei missili ipersonici Oreshnik come “gioco d’azzardo sconsiderato sul filo del rasoio nucleare”. Parole “formali” pronunciate da rappresentanti di istituzioni europee da tempo fallite, su tutti i fronti, ad esclusione di quello economico.

    Putin: il fantasma dell’impero
    Ogni nuovo bombardamento russo sull’Ucraina — come quello che ha devastato Kiev e colpito Bila Tserkva con missili Oreshnik, provocando morti, distruzione e panico — è un tassello ulteriore del mosaico imperiale che Vladimir Putin tenta di ricomporre. Non è guerra difensiva, né semplice proiezione di potenza: è il riflesso di una visione ideologica che non ha mai accettato la fine dell’Unione Sovietica.

    Già dal suo discorso del 2005, quando definì il crollo dell’URSS “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”, Putin aveva dichiarato guerra alla realtà post-sovietica. Le invasioni della Georgia (2008), della Crimea (2014) e infine dell’Ucraina (2022) rientrano in una logica coerente: ricostruire, almeno nella mente del Cremlino, una sfera d’influenza in grado di intimidire l’Europa e spostare nuovamente l’asse della storia verso un ordine autoritario russo – orientale.

    L’uso sistematico della violenza — dagli omicidi politici interni, come quello di Boris Nemtsov, alla repressione spietata della libertà di stampa, fino alla carneficina in Ucraina — è l’arma che Putin impiega per restaurare la paura come linguaggio politico. Non a caso, le guerre “periferiche” sono diventate la traduzione militare di una propaganda interna che illude i russi con la promessa di un passato glorioso tornato in vita. In questo, la propaganda russa si rivela ogni giorno più contumeliosa e delittuosa di quella europea o ucraina.  

    L’imperialismo travestito da patriottismo
    Putin non è un nostalgico del comunismo, ma dell’impero. La sua ideologia è un miscuglio di tradizionalismo zarista, ortodossia religiosa deformata, e una versione perversa del patriottismo russo. In essa il potere è sacro, la libertà è sovversione, e la conquista territoriale è redenzione. Il Cremlino non combatte per “denazificare” l’Ucraina (una menzogna costruita su misura), ma per cancellarne l’indipendenza e riaffermare che nessuna repubblica ex sovietica può davvero autodeterminarsi.

    L’attacco del maggio 2026, con 90 missili e 600 droni lanciati contro città ucraine — colpendo scuole, musei e abitazioni civili, tra cui il museo di Černobyl’ — è l’ennesima dimostrazione che Mosca mira non solo a distruggere infrastrutture, ma identità, vicende umane, traversie politiche decennali.

    Zelensky tra propaganda e tragedia
    Non bisogna negare che il governo ucraino — centralizzato, spesso opaco, con derive populiste spinte — non sia immune da corruzione e da retoriche manipolatorie. È legittimo criticare Volodymyr Zelensky, il suo culto personale e la sua gestione mediatica della guerra. Ma queste ombre non possono e non devono oscurare la realtà: l’Ucraina è la vittima, non l’aggressore. Le sofferenze del suo popolo — bombardato, sfollato, costretto alla fuga o alla resistenza — rappresentano l’ennesima tragedia di una nazione infranta dal sogno di un tiranno.

    Mosca contro l’unità europea
    La guerra del Cremlino non si limita a colpire Kiev: è un attacco alla stabilità dell’Europa intera. Ogni missile russo che cade in Ucraina colpisce simbolicamente Bruxelles, Parigi, Varsavia. L’obiettivo politico è evidente: dividere l’Occidente, alimentare i partiti sovranisti e le campagne disinformative filo-russe che, nei social come nei parlamenti, infestano il dibattito pubblico. Putin non combatte solo con armi, ma con menzogne e denaro, sovvenzionando la propaganda che tenta di legittimare l’imperialismo come “difesa dei valori tradizionali”.

    Questa “quinta colonna” di simpatizzanti, influencer, commentatori e pseudo-intellettuali che giustificano i crimini russi in nome dell’“antiamericanismo”, rappresenta una minaccia per la democrazia europea e andrebbe denunciata con la stessa fermezza riservata ai collaborazionisti durante la Guerra Fredda.

    Il ritorno del terrore
    Oggi, come nel 1939, l’Europa si trova a dover scegliere tra accomodamento e lucidità. Il bombardamento di Kiev, la distruzione dei suoi musei e delle sue scuole, e l’uso di missili a raggio medio come l’Oreshnik ricordano al mondo che Putin non vuole solo vincere: vuole rifondare.

    Rifondare un impero sulla distruzione e sul terrore, sulla manipolazione storica e sull’indifferenza morale. E contro questo progetto totalitario, l’Europa — al netto di ogni ambiguità occidentale, di ogni stanchezza politica — non può che rispondere restando unita. La disunione è storicamente sempre stata sinonimo e simbolo di debolezza; l’unione, per quanto forzata o attraversata da condizioni ostative, diventa sempre sinonimo e simbolo di maggiore forza.

    Perché se oggi Kiev brucia, domani potrebbe toccare a chi ha preferito credere che l’impero di Putin fosse soltanto un ricordo.

    L’Europa unita: l’unico faro contro la notte dell’impero
    Di fronte alla fiammata di violenza che scuote il continente, la risposta non può essere la ritirata nei singoli egoismi nazionali, ma il compimento definitivo del sogno europeo. Se l’obiettivo ultimo del Cremlino è frantumare l’Occidente per dimostrare l’inevitabilità del sopruso, un’Europa coesa e consapevole della propria forza rappresenta l’antidoto storico a ogni deriva totalitaria. Non più solo un mercato comune o un gigante burocratico, ma una vera unione politica, militare e morale.

    Solo riscoprendo le ragioni profonde della propria unità, l’Europa può trasformarsi nel baluardo insuperabile a difesa della libertà e del diritto internazionale.

    L’integrazione europea, nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale proprio per bandire l’imperialismo dal continente, è chiamata oggi a compiere il suo passo più alto. Un’Europa che parla con una sola voce, che protegge i propri confini e che sostiene senza esitazioni chi lotta per la propria autodeterminazione, smette di essere un bersaglio e diventa una guida: luce e faro del mondo!

    In un globo geopoliticamente frammentato, tentato dal ritorno alla legge del più forte e oscurato dal ricatto nucleare, la democrazia europea non è un lusso superato, ma una necessità vitale. Questa Europa unita, fiera dei propri valori di libertà, pluralismo e dignità umana, resta l’unico faro capace di fendere il buio del revisionismo imperiale. È l’unica forza in grado di restituire stabilità al continente e di riaccendere, con la sua stessa esistenza e determinazione, le speranze di un mondo intero abbandonato al caos.

    * Yari Lepre Marrani, scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico-giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche). Collabora con il quadrimestrale dell’AMI (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.
    Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link:
     https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani.

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