
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari sull’operazione “Erebus” riporta sotto i riflettori l’ex impianto Metalplast di Ailano e accende nuove preoccupazioni nel territorio dell’Alto Casertano.
Con una lunga lettera aperta (leggi il testo integrale) indirizzata alle istituzioni regionali, provinciali e sanitarie, il Comitato civico “Stop Impianti Alto Casertano” torna a denunciare la situazione dell’area industriale dismessa, definita da tempo una “bomba ecologica”, e chiede “verità e responsabilità” sui controlli effettuati negli anni e sulle autorizzazioni rilasciate.
Il documento arriva all’indomani della notizia diffusa il 28 maggio relativa all’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico sotto il coordinamento della DDA di Bari. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, nell’ambito dell’indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Campania, Puglia, Lazio e Molise sarebbe coinvolto anche il sito di Ailano. Le accuse fanno riferimento a formulari falsificati e a modifiche dei codici CER per simulare il corretto smaltimento dei rifiuti (leggi il testo integrale) .
Il Comitato precisa di non voler sostituirsi alla magistratura e richiama il principio di presunzione di innocenza per gli indagati. Tuttavia, sottolinea come l’ipotesi investigativa renda ancora più urgente comprendere la reale natura dei rifiuti presenti nell’area. Secondo i cittadini, se i codici fossero stati alterati, nessuno potrebbe oggi garantire che nel piazzale siano stoccati soltanto rifiuti non pericolosi. Una situazione che aggraverebbe il rischio di incendi e di contaminazione delle acque del Lete e del Volturno (leggi il testo integrale) .
Nel testo vengono chiamati in causa diversi enti pubblici. Alla Provincia di Caserta il Comitato domanda come sia stato possibile autorizzare, nel 2018 e poi nel 2020, un impianto di recupero rifiuti in un’area sottoposta – secondo quanto sostenuto – a vincoli ambientali e paesaggistici. Si chiedono chiarimenti anche ad ARPAC e ASL Caserta sui controlli ambientali eseguiti e sulle eventuali valutazioni del rischio sanitario per la popolazione residente.
Ampio spazio è dedicato anche al piano di messa in sicurezza del sito. Pur prendendo atto dello stanziamento regionale di oltre due milioni di euro, il Comitato contesta la mancanza di un cronoprogramma preciso e teme che le procedure previste possano allungare ulteriormente i tempi degli interventi. Da qui la richiesta di misure immediate di prevenzione antincendio e di contenimento del dilavamento, oltre alla rivalutazione dell’affidamento in house a SMA Campania per accelerare le operazioni.
“Non è una caccia alle streghe”, precisano i firmatari della lettera, ma una richiesta di trasparenza e tutela per un territorio che, sostengono, “non può più aspettare”. Il Comitato annuncia infine di aver già presentato un esposto alle autorità competenti per verificare eventuali responsabilità nel rilascio delle autorizzazioni e ribadisce l’intenzione di continuare a seguire da vicino gli sviluppi della vicenda (leggi il testo integrale) .