Cinema d’autore e serie di tendenza: un accostamento che agli amanti della pellicola potrebbe far accapponare la pelle, ma a guidare l’intrattenimento contemporaneo ci sono anche loro, quelle produzioni che riescono a coinvolgere un pubblico più vasto, trasversale e che, spesso, arriva da fenomeni che si sono plasmati in altri settori: la letteratura più recente, ad esempio.
Per accontentare ogni gusto, ecco che, quindi, al cinema dal 21 maggio, direttamente dal Festival di Cannes, dove è stato presentato in anteprima mondiale, c’è Amarga Navidad del cineasta spagnolo Pedro Almodóvar, in piattaforma, invece, su Netflix torna Zerocalcare con la terza serie da lui scritta, Due Spicci, disponibile dal 27 maggio; su Amazon Prime Video impazza la serie TV Off Campus, in visione dal 13 maggio, tratta dai best-seller di Elle Kennedy.
Amarga Navidad
Nella Madrid del 2004, Elsa (Bárbara Lennie), regista di spot pubblicitari, attraversa il periodo natalizio insieme al compagno Bonifacio (Patrick Criado) e alle amiche Patricia (Victoria Luengo) e Natalia (Milena Smit).
A poco a poco, si scopre che questa storia è in realtà la sceneggiatura scritta da Raúl Rossetti (Leonardo Sbaraglia), regista sessantenne in crisi creativa nella Madrid del 2026. Raúl trasforma il dolore delle persone che lo circondano, in particolare quello della sua assistente Mónica (Aitana Sánchez-Gijón), in materiale narrativo, fino a interrogarsi sul confine morale tra arte e sfruttamento emotivo.

Due piani narrativi che intrecciano la vita e l’arte, un cinema che riprende sé stesso in una riflessione molto personale che Almodóvar ha consegnato al pubblico: come il regista stesso ha dichiarato a Cannes, Amarga Navidad è il film in cui è stato più crudele con sé stesso, spiegando come l’idea della pellicola nasca dalla volontà di riflettere sulla responsabilità morale degli artisti, sul rischio di “saccheggiare” la vita degli altri per trasformarla in cinema, sulla paura di ripetersi creativamente e sulla difficoltà di continuare a scrivere dopo decenni di carriera.
Durante la conferenza stampa, nel corso del Festival, ha anche dichiarato: «Sono stanco di me stesso. Sto cercando qualcuno con cui scrivere, che mi porti nuovi mondi.»
Amarga Navidad è un’opera dall’estetica fine e ammaliante, con una storia interessante che, tuttavia, ha diviso pubblico e critica, tra i più che hanno definito il film lento, poco emozionante, insomma, una bellissima superficie che lascia insoddisfatti.
Anche i migliori inciampano? Così sembra, ma del resto, i film, come la vita, sono una scommessa.
Due Spicci
Zero (doppiato da Zerocalcare / Michele Rech) gestisce un piccolo bar di quartiere a Rebibbia insieme all’amico Cinghiale. Quando i conti del locale iniziano a non tornare, Zero sospetta che l’amico gli stia nascondendo qualcosa: emergono debiti, pressioni criminali e paure personali che mettono in crisi lo storico gruppo di amici.
C’è poi l’arrivo di Smeralda, la vecchia cotta adolescenziale di Zero, ospitata temporaneamente dopo una relazione violenta, che costringe il protagonista a confrontarsi con sentimenti rimossi e con la propria incapacità di crescere davvero.
Terzo capitolo di questa ideale saga iniziata con Strappare lungo i bordi (qui) e Questo mondo non mi renderà cattivo (qui), Zerocalcare alias Michele Rech ritorna su Netflix e parla di nuovo ad una generazione.
In 8 episodi, con l’insostituibile Armadillo, la coscienza di Zero, a cui dà voce l’attore Valerio Mastandrea, il protagonista affronta la vita adulta, tra riflessione e ironia, con lo stile originale che lo contraddistingue, dando parola a quel pubblico di giovani adulti che, tra crisi, conflitti internazionali e incertezze quotidiane, trova in lui un riferimento, un conforto.

Ciò che Zerocalcare fa e che riesce sempre a coinvolgere il pubblico è proprio questo: leggere e individuare le incrinature, le sensibilità e i bisogni di chi guarda, colpendo dritto a fondo nelle fragilità, senza evitarle, ma abbracciandole e rassicurando che, alla fine, persino alla più intricata delle vicende, una soluzione c’è sempre; e se pure non ci fosse, sapere che quella fase lì la stanno vivendo anche altre persone, rappresenta comunque un sospiro di sollievo.
Insomma,“aver compagno al duol, scema la pena” e se è uno come Zero, meglio ancora.
Off Campus
ll fenomeno del momento: basta “scrollare” la homepage dei social per trovare video-tributo e le cosiddette “fan-reaction” alla visione di Off Campus, la nuova serie disponibile su Amazon Prime Video dal 13 maggio, e già confermata per una seconda stagione, che promette (o già lo è) di diventare la controparte, in versione moderna, di Bridgerton.
Si tratta, infatti, di una serie basata sui romanzi best-seller di Elle Kennedy (Il contratto – The Deal, Lo sbaglio – The Mistake, Il tradimento – The Score, L’imprevisto – The Goal, L’eredità – The Legacy, pubblicati in italia da Newton Compton Editori) che si svolgono alla Briar University, un fittizio college americano, in cui si incrociano le storie di un gruppo di giovani studenti e studentesse e i giocatori di hockey della stessa università, nel corso degli anni cruciali per la loro formazione accademica e carriera futura, ma anche della loro crescita personale. Ciascun libro è dedicato ad una coppia di personaggi.

La prima stagione, costituita da 8 episodi, tratta dal romanzo The Deal, segue la relazione tra Hannah Wells (Ella Bright), una studentessa introversa e talentuosa nella musica, e Garrett Graham (Belmont Cameli), carismatico capitano della squadra universitaria di hockey.
Quando Garrett rischia di perdere l’idoneità sportiva a causa dei suoi voti bassi, convince Hannah ad aiutarlo a studiare. In cambio, lui fingerà di uscire con lei per attirare l’attenzione di Justin Kohl (Josh Heuston), il ragazzo per cui Hannah ha una cotta.
Quello che nasce come un accordo strategico si trasforma lentamente in una relazione autentica e intensa.
Una serie che sembra riportare indietro ai quei romance TV che riempivano i pomeriggi dei canali in chiaro, prima delle piattaforme: l’ambientazione scolastico-accademica, la squadra sportiva di turno, protagonisti e protagoniste bellocci dall’aspetto più che gradevole, sentimenti e quelle dinamiche giovanili complesse tutte da seguire.
In Off Campus, tuttavia, c’è anche una buona componente di sensualità, data soprattutto dalla profonda complicità che le varie coppie di personaggi mostrano nelle diverse sequenze: relazioni appassionanti, cariche di un pathos notevole, che emozionano e coinvolgono fan, quasi al limite dell’ossessione, dai 20 ai 50 anni.
Una produzione che gioca, quindi, su un terreno semplice, solido, dopo il successo della saga di libri, ma che è riuscita a realizzare sullo schermo le aspettative del pubblico di lettrici e lettori, affidandosi anche ad un cast di giovani attori e attrici dall’indubbio carisma e presenza, riuscendo ad affrontare con il giusto tono anche temi più delicati e sensibili.
Una seconda stagione è stata confermata da pochi giorni: tratta dal libro The Score (il terzo della saga di Kennedy), avrà come protagonisti Allie (Mika Abdalla) e Dean Di Laurentis (Stephen Kalyn), i quali pur non essendo i protagonisti principali dei primi episodi, sono riusciti ad incantare il pubblico di questa prima stagione, incassando apprezzamenti e consensi.


