
Cinzia Brandi Santillo* – Una sera di primavera inoltrata, in una piazza da poco rigenerata con un gruppo di attenti ascoltatori; due relatori per approfondire le parole chiave della serata, una voce laica, impegnata nella chiesa e nella vita pubblica del proprio paese.
La location è Piazzetta Annunziata a Piedimonte Matese; a parlare sono don Matteo Prodi sacerdote della Diocesi di Cerreto-Telese-Sant’Agata de’ Goti, economista e presidente della cooperativa sociale ICare; e Nicola Campanile, presidente di “Per le persone e le comunità”. Modera Cristina Palumbo, già presidente diocesana di Azione Cattolica, oggi impegnata nella politica cittadina.
Chi ha mosso le fila della serata è stato il sacerdote della Comunità don Armando Visone: quello appena realizzato è stato il primo di un percorso di approfondimento sui documenti del Magistero della Chiesa, informava i gentili ascoltatori della serata, dal titolo Città di Dio e città dell’uomo. Chiesa e territorio in ascolto.
Un incontro aperto alla comunità, alle istituzioni, ai laici. Un incontro in cui due voci hanno portato le loro esperienze di vita cristiana, le scelte, le difficoltà, le cadute.
E le due strade, vita della comunità e vita della società civile, si sono continuamente incontrate. Un uomo della ricca Italia del Centro Nord che sceglie di trasferirsi nei nostri territori (don Matteo Prodi). Un ragazzo del complesso Sud che per caso si trova a vivere parte della sua vita in quel Centro Nord ricco, ma che poi avverte una chiamata e ritorna alle sue origini (Nicola Campanile).

Mentre il relatore raccontava la sua storia personale, il mio pensiero è andato ad una chiamata del Vangelo: Luca, ma anche Matteo, dice che Gesù si avvicina ad un piccolo gruppo di pescatori e chiede loro di seguirli….li avrebbe fatti pescatori di uomini. Una chiamata che è un invito e nel contempo un compito.
Un invito ed un compito, una missione, che mai come in questi nostri tempi dovremmo ricordarci più spesso.
E mi sono chiesta: ma quella chiamata forse va letta nella direzione dell’essere, per ciascuno di noi, costruttori e non abbattitori di legami. Perché Gesù per rendere quei lavoratori pescatori di uomini, ha dimostrato loro cosa significa amare, perdonare, servire….
Penso che per noi donne e uomini in cammino in questo tempo che corre così veloce, spesso freddo, carico di tensione la chiamata ci spinge ancora di più in un terreno sdrucciolevole. La chiamata ad essere pescatore di uomini ci spinge a ripercorrere la nostra strada prima, durante e dopo la chiamata stessa. Confrontarci con la nostra Onestà e la nostra Competenza (ecco altre due parole chiave della serata).
Su tutte si è fatta strada una parola spesso usata, nel linguaggio nostro e dei media, in modo distorto: POLITICA. Ed è partito il parallelismo Volontario e Politico: una persona con difficoltà si trova davanti alla riva di un fiume e non sa come oltrepassarlo. Il Volontario prende la persona sulle sue spalle e lo porta alla sponda opposta. Il Politico invece costruisce il ponte e la persona in autonomia passa alla sponda opposta.
Il politico a differenza del volontario, ha un dovere in più, però: costruire il ponte per permettere a tutti di poter esercitare un proprio diritto, quello di oltrepassare il fiume. Sembra una cosa ovvia; ma non lo è. Non è sufficiente trovare il modo per costruire il ponte e pensare che il proprio compito è esaurito. Occorre che si sia agito nel totale rispetto delle regole del vivere civile.
Quando si sceglie di impegnarsi per guidare una comunità o per rappresentare un gruppo più o meno ampio di cittadini, che sia in un parlamento nazionale o che sia in un organo regionale, non si può mettere l’onestà in un angolo…non può esservi la dicotomia della persona: meglio un politico competente o uno onesto? Sarebbe un disastro! Sarebbe la strada verso il fallimento dell’opera importante che deve svolgere la Politica: creare le condizioni affinchè ogni uomo e donna possano guardare il loro futuro con speranza.
E ancora un altro pensiero.
Qualche anno fa discutevamo in consiglio diocesano sul tema da scegliere per la Scuola associativa (era la prima dopo il rinnovo quasi totale dell’organo diocesano, nel lontano 2017). Uno dei vicepresidenti adulti propose una lettura della Lettera a Diogneto (un testo anonimo risalente alla fine del II secolo. “I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere.. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Abitano in questo mondo, ma non sono del mondo”.
Ecco allora la naturale conclusione: ma non è che questo sentirci continuamente padroni del nostro luogo, dei nostri spazi, dei nostri ruoli, ci fa dimenticare che siamo ospiti e non proprietari? E che l’altro non è un occupante, ma è, comunque io possa pensare, un mio compagno di viaggio?
E nel mio servizio alla comunità, ai più piccoli, agli indifesi, ai deboli, non sto già agendo nella sfera della Politica?
Il 30 aprile 2017 Papa Francesco incontrando l’Azione Cattolica durante la Assemblea Nazionale ha invitato i laici a mettersi in politica, “ma per favore nella grande politica, nella politica con la P maiuscola!”. In quella sollecitazione veniva espressa tutta l’urgenza di essere presenti nella società, di dare il proprio contributo fattivo in termini di partecipazione e cura del bene comune da parte di cittadini onesti, formati, preparati.
*Presidente Azione Cattolica Diocesi di Alife-Caiazzo