di Yari Lepre Marrani*
Il conflitto russo-ucraino ha superato la boa del quarto anno di logoramento,
trasformandosi da crisi regionale a catalizzatore di una mutazione geopolitica
irreversibile. Le dinamiche sul campo e le dottrine strategiche globali convergono
verso un’unica, ineludibile verità: l’Europa ha esaurito il tempo delle deleghe
securitarie. L’abitudine storica di subappaltare la propria difesa all’alleato
transatlantico, sotto il rassicurante ma sfilacciato ombrello della NATO, non è più
sostenibile. Per sopravvivere a una Russia riconfigurata come economia di guerra
permanente, l’Unione Europea deve compiere il salto logico e istituzionale definitivo:
trasformarsi in una superpotenza sovrana, un Superstato integrato capace di proiettare
potenza militare autonoma, inglobando stabilmente i baluardi orientali di Ucraina e
Moldavia.
Il cinismo di Mosca: la carneficina dei numeri
Il tratto distintivo della condotta bellica del Cremlino risiede nella totale svalutazione
della vita umana, utilizzata come mero fattore di pressione quantitativa. Le stime più
accreditate, tra cui quelle del Center for Strategic and International Studies (CSIS),
tracciano il perimetro di un vero e proprio dissanguamento demografico e militare.
Nel computo totale delle perdite — che include morti, feriti gravi e dispersi — la
disparità tra i due contendenti evidenzia il drammatico cinismo della strategia russa:

Questa sproporzione non descrive solo un divario tattico, ma riflette l’architettura
profonda del regime di Vladimir Putin. Per Mosca, il soldato non è una risorsa da
tutelare, ma un input spendibile nell’equazione del logoramento. Questa totale
assenza di freni etici e politici interni rende la Russia un attore intrinsecamente
pericoloso per l’intero continente: uno Stato disposto ad accettare oltre un milione di perdite proprie pur di non retrocedere dalle proprie ambizioni imperiali è un vicino
con cui la deterrenza classica, basata sulla razionalità dei costi, rischia il fallimento.
La Guerra Ibrida e la vulnerabilità del fianco orientale
La minaccia russa non è più confinata entro i confini formali del Donbas o della
Crimea. Essa tracima quotidianamente, attraverso gli strumenti della guerra ibrida e
della provocazione cinetica, nei territori delle nazioni sovrane dell’Europa orientale.
La Polonia, asse portante della logistica occidentale a sostegno di Kyiv, è da tempo il
bersaglio primario di campagne di disinformazione, attacchi cyber e pressioni
migratorie artificiali ai confini.
Tuttavia, il superamento della linea rossa si sta materializzando nei cieli d’Europa. La
recente escalation delle incursioni di droni e i continui sconfinamenti nello spazio
aereo polacco e rumeno dimostrano come Mosca testi costantemente la reattività e la
coesione del continente.
Il caso di Galați: Il gravissimo incidente del 29-30 maggio 2026, in cui un drone
d’attacco russo di tipo Geran-2 (carico di 30 kg di tritolo) ha colpito un condominio
nella città rumena di Galați, ferendo civili e distruggendo parzialmente l’edificio, non
è un semplice errore di traiettoria. È la dimostrazione empirica che la guerra ha già
violato i confini fisici dell’Unione Europea.
Di fronte a queste violazioni, la risposta delle capitali europee e della stessa NATO si
è spesso limitata a espressioni di condanna diplomatica e allo scrutinio burocratico
delle regole d’ingaggio, esponendo una pericolosa paralisi decisionale che Mosca
interpreta come luce verde per successive provocazioni.
L’inadeguatezza delle Istituzioni UE e la vergogna dei Padri Fondatori
La vulnerabilità continentale è il prodotto diretto di una debolezza strutturale:
militare, politica e sociale. L’attuale governance dell’Unione Europea, spesso
percepita come un consesso di tecnocrati privi di visione geopolitica e legittimità
democratica sostanziale, appare incapace di guidare la transizione verso un’Europa-
Potenza.
Questo stallo rappresenta un motivo di profonda autocritica, se non di vera e propria
vergogna, specialmente per gli Stati grandi e fondatori dell’Unione (in primis Francia,
Germania e Italia). Per decenni, l’Europa occidentale ha prosperato nel benessere
economico mercantilista, disarmando i propri apparati bellici e ignorando i ripetuti
allarmi che giungevano dai partner dell’est Europa riguardo alle mire revansciste di
Mosca. L’illusione che l’interdipendenza economica e le forniture di gas a basso costo
potessero addomesticare l’autocrazia russa ha prodotto la vulnerabilità odierna.
Continuare a nascondersi dietro le decisioni di Washington, attendendo le fluttuazioni elettorali della Casa Bianca per sapere se l’Europa sarà difesa o meno, è l’antitesi
della sovranità storica.
La soluzione storica: il Superstato Europeo e l’integrazione a Est
Per sottrarsi a questo destino di subordinazione e per arginare la minaccia putiniana,
l’Europa deve accelerare il processo di maturazione politica, trasformandosi in
un’entità statuale federale e sovrana. Questo Superstato europeo non può prescindere
da una ridefinizione dei suoi confini orientali: l’allargamento a Ucraina e Moldavia
non deve essere trattato come una concessione burocratica o un atto di carità
geopolitica, bensì come una necessità strategica vitale.
Profondità strategica: L’inclusione di Kyiv e Chișinău sposta il baricentro
difensivo europeo direttamente sui confini naturali della minaccia, eliminando
le “zone grigie” che la Russia sfrutta per le sue aggressioni.
Esperienza militare sul campo: L’esercito ucraino è oggi la forza
convenzionale più addestrata, resiliente e tecnologicamente adattiva dell’intero
continente europeo nel contrasto alla guerra d’attrito moderna. Un Superstato
europeo dotato di una difesa comune integrerebbe la dottrina strategica ucraina
come proprio nucleo operativo.
Autonomia industriale e bellica: La creazione di un esercito europeo
unificato richiede la fine della frammentazione dei sistemi d’arma nazionali e la
nascita di un mercato unico della difesa. L’Europa deve essere in grado di
produrre, standardizzare e rischierare i propri sistemi di deterrenza senza
dipendere dalle catene di fornitura americane.
L’ombrello della NATO, concepito in un’epoca bipolare ormai tramontata, non può
essere l’unico garante del destino europeo. L’Europa ha la massa critica demografica,
la capacità tecnologica e la forza economica per essere essa stessa una superpotenza
globale. Rinunciare a questa transizione significa accettare il ruolo di spettatore
passivo, esposto alle incursioni dei droni sui propri edifici e al ricatto strategico di un
vicino nucleare aggressivo. La storia non concederà ulteriori proroghe: la sovranità
europea, o sarà militare e statuale, o non sarà.
L’ultimatum della Storia: L’Europa delle Armi o il Tramonto dei Vili
Non c’è più spazio per le prudenze felpate della diplomazia da salotto, né per i veti
incrociati di cancellerie paralizzate dal terrore della propria ombra. L’ora dei
tecnocrati è scaduta sotto i colpi dei Geran-2 a Galați e sotto il peso di un milione e
duecentomila corpi russi sacrificati sull’altare del revanscismo di Mosca. Questo
macabro conteggio non è una statistica astratta: è il termometro di una barbarie
metodica che l’Occidente europeo ha finto di non vedere, anestetizzato da decenni di
consumismo e pacifismo di facciata. Continuare a balbettare formule di condanna
rituale di fronte allo sconfinamento quotidiano di vettori russi nei cieli polacchi e
rumeni non è prudenza; è codardia geopolitica eletta a sistema di governo. È
l’ammissione esplicita che l’Europa dei padri fondatori è oggi un gigante economico
dai piedi d’argilla, un protettorato psicologico che trema ogni volta che il padrone del
Cremlino alza la voce o quando Washington minaccia di ritirare i suoi marines.
Questa sudditanza psicologica e militare verso la NATO ha castrato la capacità di
reazione continentale, riducendo gli Stati europei a spettatori paganti della propria
potenziale fine. La Polonia e i Paesi Baltici hanno compreso la lezione a proprie
spese, militarizzando i confini mentre a Bruxelles si discuteva ancora di quote di
bilancio e transizioni burocratiche. Il Superstato europeo non è un’utopia federalista
per accademici, ma un imperativo di ferro e sangue per la sopravvivenza. Bisogna
strappare la maschera delle istituzioni europee attuali: i burocrati che oggi siedono
sulle poltrone dell’UE si comportano come fantocci di un sistema obsoleto, incapaci
di concepire l’idea stessa di potenza, impero e difesa.
Per spezzare l’assedio della guerra ibrida putiniana, l’Europa deve compiere l’atto di
forza definitivo: inglobare d’autorità l’Ucraina e la Moldavia, non per pietismo
umanitario, ma per arruolare nella propria prima linea le uniche nazioni che hanno
dimostrato di saper combattere e morire per la libertà del continente. L’esercito
europeo deve nascere ora, imponendo una mobilitazione industriale bellica totale che
metta fine alla vergognosa frammentazione dei mercati nazionali. Dobbiamo produrre
i nostri missili, blindare i nostri cieli e schierare una deterrenza talmente brutale da
far comprendere a Mosca che ogni singolo metro di terra da Varsavia a Chișinău è
difeso da una superpotenza nucleare e convenzionale pronta a tutto. Se l’Europa non
troverà il coraggio di diventare questo Superstato guerriero e sovrano, preferendo
l’agonia lenta sotto l’ombrello bucato di una NATO a trazione americana, sarà
condannata a essere cancellata dalla mappa della Storia, travolta dal cinismo di chi
non ha paura di sacrificare milioni di uomini pur di vedere le nostre bandiere
bruciare.
* Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani”.
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