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    Home»Chiesa e Diocesi»Papa al Parlamento spagnolo: “La pace è un’esigenza morale”
    Chiesa e Diocesi

    Papa al Parlamento spagnolo: “La pace è un’esigenza morale”

    Il Leone XIV parte dalla dignità di ogni essere umano per declinare i temi più scottanti dello scenario geopolitico
    Redazione9 Giugno 2026Nessun commento

    M. Michela Nicolais – “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana”. E’ il presupposto e, nello stesso tempo, il fulcro del primo discorso di un Pontefice al Parlamento spagnolo, accolto con un applauso interminabile. Leone XIV, nel pronunciare il suo intervento storico, cita più volte la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, e – come aveva fatto dal suo primo discorso in Spagna, nel Palazzo Reale  – parla alla nazione di cui è ospite ma allarga la riflessione all’Europa e al mondo, in preda ad “una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e diffidenza reciproca”.  In questo contesto, 

    “la pace si presenta come un’aspirazione politica e, ancor più, come una vera e propria esigenza morale”

     che richiede “coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro

    fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”. 

    Dignità, giustizia e bene comune sono la misura delle relazioni sociali. Prendendo la parola, il Papa rende omaggio prima di tutto alla storia e alla cultura della Spagna, citando il don Chisciotte, Santa Teresa d’Avila, Miguel de Unamuno e, in particolare, la Scuola di Salamanca, che 500 anni fa “ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l’autorità comporta sempre una responsabilità e che ogni essere umano dev’essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri”. Per Leone, “quell’anelito continua a risuonare anche oggi: che la dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale”. “Questa è una delle grandi eredità della Spagna: aver unito l’azione storica alla lucidità della ragione morale”, tracciando così una direzione di marcia valida anche per l’oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale e del ritorno della guerra, con la “preoccupante” corsa al riarmo. 

    “Di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la politica sociale e il bene comune”,

    la proposta del Pontefice: la dignità della persona “non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento”.  

    Prima la vita. “Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?”, il primo affondo di Leone: “Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?”. 

    “La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà”, 

    afferma il Papa: “Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”, perché  “la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”. Sostenere la famiglia significa rafforzare “la stabilità spirituale e sociale delle nazioni”.  

    Il dramma dei migranti interpella le coscienze. “La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi”, l’indicazione di rotta del Pontefice, che chiede, da una parte, di offrire ai migranti “vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione”, e dall’altra di promuovere “il diritto di rimanere nella propria terra”. Sulle rotte del mare, “è necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale”, perché “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”,  

    No a guerra e riarmo. “Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”, le parole sulla “preoccupante” corsa al riarmo, anche in Europa. “La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”, compresi quelli dell’intelligenza artificiale applicata in ambito militare, che “richiede una rigorosa vigilanza etica” 

    Il diritto deve servire il bene. “Il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario”, il monito alla politica, insieme a quello a “riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza”. Occorre promuovere 

    “una cultura della reciprocità”, 

    disarmare il linguaggio e riconoscere la libertà religiosa: la fede non si impone, ma non può essere “relegata al silenzio”.  “Il diritto deve servire il bene” e “una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata”, l’appello finale: “la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi”.  

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