“Cuba ha bisogno del sostegno di tutti; l’isola vive un crescente disagio sociale, umanitario, economico. Se oggi riusciamo a dar da mangiare ogni giorno a centinaia di persone, lo dobbiamo a voi tutti, a quanti dall’Italia e da altri Paesi del mondo continuano a darci una mano. L’impegno della Chiesa sull’isola, attraverso i preti diocesani e noi missionari è quello di garantire beni primari e dignità, e sostenere la tradizione cattolica che appartiene da sempre alla popolazione”.
A parlarne a Clarus è don Daniele Soardo della Diocesi di Verona; 35 anni di sacerdozio e 60 anni di età compiuti lo scorso 29 maggio, missionario fidei donum a Cuba da quattro anni, intenzionato a restarci ancora qualche anno.
Il ponte tra Cuba e la Diocesi di Alife-Caiazzo
E’ tornato in Italia per alcuni giorni: prima tappa del suo viaggio di rientro lo ha fatto nella Curia diocesana di Alife-Caiazzo, a Piedimonte Matese, presso l’Ufficio missionario diocesano che ha fatto da ponte tra i missionari cubani (tra cui don Simone Zanini) e la Diocesi di Alife-Caiazzo impegnata nella raccolta di offerte suggellando un gemellaggio che intercorre da tre anni in favore dei bambini e dei ragazzi di Cuba.
Nello specifico, sul territorio diocesano sono stati coinvolti: gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Alife (plessi di San Michele per il 2024 e di Sant’Angelo d’Alife per il 2025); i centri parrocchiali dell’Apostolato della Preghiera-Rete Mondiale di Preghiera del Papa di Santa Maria Assunta di Alife, di San Leone Magno di Ruviano, di Ave Gratia Plena e di Santa Maria Maggiore di Piedimonte Matese, nel dicembre 2024; e i bambini del catechismo della parrocchia Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese, nel 2024 e nel 2026.
Ed è stata quest’ultima nella serata del 26 maggio, ad ospitare padre Daniele per accogliere la sua testimonianza di vita e ricevere il “grazie” per quanto donato ai bambini e alle famiglie di Cuba. Il missionario, dopo aver concelebrato con il parroco don Armando Visone nella chiesetta di San Filippo Neri, ha condiviso il suo racconto con la comunità presso l’oratorio parrocchiale. Il momento, intitolato “Missione Alcancia – un salvadanaio per Cuba”, coordinato dall’Ufficio Missionario diocesano nella persona del direttore Annamaria Gregorio, con la collaborazione delle catechiste, degli animatori ACR, degli Scout e di diversi operatori parrocchiali, ha visto protagonisti i bambini che si sono esibiti in una performance dedicata a San Francesco, alla presenza dei genitori e della comunità. Nella serata, al sacerdote missionario la comunità di Ave Gratia Plena ha donato la somma di mille euro per i bisogni più urgenti dei ragazzi cubani.

Focus sull’isola caraibica, tra disagio sociale, fame, disoccupazione, restrizioni
Padre Daniele, a Clarus, ha raccontato della Cuba di ieri e di oggi: l’elemento comune che attraversa i decenni, dai tempi di Fidel Castro a quelli contemporanei del Partito Comunista di Cuba (PCC) sembra essere la fame di dignità. “Quando nel 1997 noi sacerdoti della Diocesi di Verona siamo arrivati a Cuba nella Diocesi di Pinar del Rio, abbiamo trovato soltanto il vescovo e pochissimi sacerdoti per la scelta di molti confratelli cubani di emigrare negli Stati Uniti (ancora oggi accade); oggi sono solo 5 i preti diocesani autoctoni e una ventina quelli missionari per un totale di 26 parrocchie distribuite su un percorso di circa 300 chilometri; numeri che rispetto al passato segnano un cambio di passo non senza la fatica delle restrizioni imposta e la necessità di muoversi prudentemente anche nelle azioni pastorali che portiamo avanti”.
L’impegno dei missionari tra apostolato, pasti e farmaci
La vita cattolica di Cuba, e di conseguenza l’azione sociale che la Chiesa può realizzare cambia volto dopo la storica visita di Giovanni Paolo II nel 1998 che apre l’isola caraibica ad una nuova speranza quindi alla presenza di missionari e missionarie provenienti soprattutto dall’Europa e dalle Americhe che recano alla popolazione il vento del cambiamento e di sicuro la certezza di non essere dimenticati.

“Oggi il nostro impegno primario è l’evangelizzazione della popolazione che conserva la sua anima cattolica, pur nel difficile sincretismo con le correnti animiste che occupano ampio spazio nella vita dell’isola e per la presenza di numerose chiese evangeliche e pentecostali. Accompagniamo le persone ai sacramenti, cercando di ottenere la fedeltà alla scelta cattolica perché il rischio di vere e proprie mescolanze tra forme diverse di religione e di appartenenza ecclesiale è davvero forte”, spiega padre Daniele.
L’isola vive un difficile momento sociale a causa di blackout, carenza di cibo e di medicinali, stipendi bloccati, misere pensioni e crescente disagio sociale.
“L’isola che abbiamo sempre ammirato in foto come l’ideale meta delle vacanze è drasticamente cambiata”,
continua padre Daniele confermando i dati degli ultimi tempi che danno un calo turistico fino al 80%. “Decine di alberghi hanno chiuso e alcune compagnie aeree hanno interrotto i loro viaggi verso l’isola: io stesso per arrivare in Italia ho dovuto faticare tra cambi di biglietti aerei e voli”. Poi aggiunge:
“regnano incertezza, frustrazione, rabbia e soprattutto la paura di uno scontro concreto con gli Stati Uniti.
Ciò che accade nel comparto turistico – motore portante dell’isola – sta avvenendo anche a livello industriale con l’abbandono dell’isola da parte degli investitori vessati dai dazi e minacce statunitensi. Il che significa un calo drastico nell’occupazione e la paralisi delle attività industriali e commerciali”.
Padre Daniele non è nuovo alla vita missionaria: da giovane l’incontro con i padri Comboniani segna le sue scelte vocazionali; così dal 2001 al 2012 vive in Brasile dove abbraccia le prime complesse realtà missionarie; poi il breve ritorno nella Diocesi di Verona e la partenza verso Cuba che spera di confermare per piú anni (rinnovo di convenzioni tre anni in tre anni tra la Diocesi di origine e quella ospitante).
Decine di ore o giornate intere senza energia elettrica corrisponde alla paralisi di attività sanitarie, scolastiche, lavorative (come quelle bancarie) con pesanti ripercussioni sull’ordinarietà della vita. “L’acuirsi del dramma interpella noi missionari giorno e notte, combattuti tra la priorità della evangelizzazione, l’urgenza di aiutare i bisognosi e il rischio di sostituire il Governo nelle sue prerogative sociali”, aggiunge il missionario, indicando però come la “carità cristiana” sia il linguaggio universale che travalica ogni politica e ogni ostacolo: “Le sane relazioni, la serietà del nostro impegno accanto a tutti e a chiunque abbia bisogno, rende molto importante la nostra presenza attestandoci come realtà autorevole e fidata”.
Mense e farmaci sono la frontiera su cui padre Daniele e i missionari di tutta l’isola sono impegnati quotidianamente: “Sfamiamo centinaia di persone al giorno, di quelle che ormai non possono permettersi neppure più un pasto quotidiano; anche i volontari hanno bisogno di usufruire delle mense perché senza di loro non potremmo operare”: dalle parole di Padre Daniele è chiaro che l’emergenza non risparmia nessuno sull’isola.
“Tra le persone più a rischio ci sono gli ammalati per l’impossibilità di reperire farmaci;
anche in questo caso fondamentale il canale con l’Italia da cui riusciamo a portare sull’isola i farmaci ammessi dal Governo che poi distribuiamo alla popolazione e ai medici che ce ne fanno richiesta non senza i rigidi controlli doganali a cui ogni bene in entrata viene sottoposto”. Tra le cose che padre Daniele periodicamente riesce a portare a Cuba grazie alla generosità di amici italiani, parrocchie, associazioni, ci sono le biciclette “ormai indispensabili vista l’assenza di carburante sull’isola; alcune macchine da cucito; utensileria per piccoli lavori artigianali; e poi beni primari come vestiario”.
La piaga del mercato nero, in crescita, avanza sempre di più ci fa sapere il missionario di origine veronese, alimentando un substrato di illegalità mai visto, peggiorando la condizione economica di chi – senza alcun bene primario – è costretto a ricorrervi per sopravvivere.
Senza formazione scolastica il futuro diventa incerto
Bambini e formazione scolastica, tra i drammi peggiori dell’isola. “Molti di loro vengono affidati alle cure dei nonni per la scelta dei genitori di emigrare, che significa il venir meno di criteri educativi, di sostegno alla crescita”, continua padre Daniele; “a questo si aggiunge la carenza dei servizi scolastici per l’assenza di carburante che impedisce gli spostamenti di alunni ma anche degli insegnanti, sia con mezzi pubblici che privati.
E quando viene meno la formazione, beh, siamo al capolinea”.
Il futuro di un’isola senza cultura rischia di essere ancora più buio del presente e padre Daniele ce lo conferma: “Dal Covid ad oggi l’isola ha perso due milioni di abitanti, tra i morti per la pandemia e gli emigrati. Ricostruire Cuba con chi è rimasto è difficile, è un vero e proprio dramma. Ecco perché ogni Missione, in ciascuna delle diocesi cubane, si conferma uno spiraglio di luce, la mano tesa a spingere in avanti la storia di questo popolo meraviglioso che merita molto di più di arrangiarsi a sopravvivere”.
La Cuba che chiede aiuto all’Europa e all’Italia, e lo fa spesso attraverso persone come padre Daniele, non necessita di ideologie politiche amiche, né di polemiche partitiche, ma di sacra umanità. Urgentemente.
Se qualcuno volesse e potesse dare il proprio aiuto, lo può fare attraverso un bonifico al Centro Missionario di Verona con la distinta di destinazione Cuba.
1. In posta
Conto Corrente Postale n. 13451372
intestato a “Diocesi di Verona – Centro Missionario Diocesano”.
2. In banca
Conto Corrente presso “Banca Popolare di Verona”
Codice IBAN: IT 04 W 05034 11750 000000130000
intestato a “Diocesi di Verona – Centro Missionario”




