
Lo sguardo corre dalla collina alla valle passando attraverso i filari di falanghina; i chicchi, ancora acerbi e rigidi annunciano che anche la prossima annata sarà generosa e gradevole al palato.
Siamo a Valle Paola, una delle rampe naturali verso il Matese nella frazione di San Michele, 300 metri più in quota rispetto alla città di Alife. Qui, in posizione privilegiata, dove sole e vento scaldano e rinfrescano nascono i vini e l’olio di Tenuta Donna Paola, l’azienda impiantata nel 2021 ai piedi di una vecchia cava di dolomia.
Un suolo virtuoso – di minerali e terriccio – inaspettatamente e contro i primi pronostici, si rivela di anno in anno fecondo e salutare per le coltivazioni. La storia lo conferma: agli inizi del 1920 nell’area si producevano i pregiati vini di Vincenzo Capasso attestati da concorsi in Italia e all’estero; mentre, tra il 1700 e la fine del 1800 sulla fascia pedemontana tra San Michele e Piedimonte d’Alife dominavano le vigne rifornivano di Pallagrello la famiglia reale Borbonica.
In questo quadro paesaggistico, naturale affaccio sulla valle del Medio Volturno, Tenuta Donna Paola ha organizzato con Coldiretti Caserta l’evento “Calici di Viti al tramonto in vigna”: quattro appuntamenti, un percorso di avvicinamento al mondo del vino con il contributo tecnico-scientifico di esperti e la degustazione dei vini delle aziende locali. Un primo approccio – leggero ma non banale, in amicizia ma fondato sui contenuti – dedicato a quanti già conoscono il vino o a chi intende avvicinarsi al mondo del buon succo.
Il primo appuntamento, nella serata di mercoledì 10 giugno, ha unito le prime nozioni e la prima degustazione; seguiranno le date del 17, 24 e 2 luglio. “La vite e il primo sguardo sul vino”, e “Degustare non è bere: il metodo per sentire il vino” i titoli delle prime sessioni guidate da Vincenzo Lombari, agronomo, viticoltore e sommelier AIS.

Le vite alle origini della Storia, la vite nella Bibbia, il vino sulle tavole del mondo contemporaneo; il ciclo vitale della vigna, le fasi vegetative e riproduttive, il fattore terroir che unisce sole, terreno, e lavoro umano nel delicato equilibrio di responsabilità affinché il risultato finale sia dei migliori. Questi i primissimi contenuti affrontati nella fresca serata a Valle Paola, seduti tra gli ulivi, di fronte al suggestivo paesaggio della valle alifana.
La maturazione dell’uva, gli aromi e i colori, il tempo opportuno per la vendemmia, il gioco degli zuccheri e quello dei tannini che determineranno l’identità del prodotto. I metodi di conservazione, fino alla somministrazione in calici. A questo punto ampio spazio nella riflessione di Lombari alle tre fasi del piacevole consumo: quella visiva, poi la olfattiva e in ultimo la fase degustativa.
Evento teso a sottolineare non solo le novità imprenditoriali che si affermano sul territorio ma anche il valore sociale che rappresentano: “La funzione dell’agricoltura nelle aree interne, al di là dell’essere attività produttiva, diventa un’attività sociale” ha spiegato a Clarus il direttore di Coldiretti Caserta Giuseppe Miselli, presente all’evento con lo staff di Coldiretti Matese. “Mi piace definire l’attività dei nostri lavoratori, agricoltura eroica”, ha aggiunto; “i proprietari e i coltivatori di questi terreni sono persone che lavorano per preservare il territorio; senza le coltivazioni come quella che osserviamo stasera i terreni qui intorno sarebbero incolti, soggetti a facili incendi. Come ci ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì, l’attività dei nostri coltivatori li consacra a custodi del territorio”.
Teoria e pratica in un solo evento; dopo le nozioni la degustazione di un vino prodotto dall’Azienda Agricola dell’Istituto Agrario di Piedimonte Matese le cui caratteristiche sono state presentate dal Direttore dell’Azienda e docente Vincenzo Coppola, agronomo. Con lui una rappresentanza di studenti per confermare l’innesto tra lo storico Istituto di fondazione borbonica e il territorio, tra le nozioni e l’esperienza che vivono i giovani alunni dell’Agrario matesino.
Un vino semplice ma con personalità; un uvaggio per l’esattezza, di Pallagrello nero e Aglianico dal colore violaceo e riflessi rosso rubino; al naso note di prugna, ciliegia sotto spirito e mirtilli; al gusto mostra i 12.5 gradi piacevolmente sostenuti da acidità, tannicita’ equilibrate. Peculiare la mineralità che contraddistingue i suoli matesini.
E poi nei calici, Xistus bianco e rosso di Tenuta Donna Paola; nel nome un omaggio al patrono di Alife San Sisto. Anche in questo caso un blend di uve per l’ottenimento del risultato finale: per il bianco, Chardonnay e Falanghina di colore giallo paglierino con riflessi verdolini; al naso sentori di frutta gialla e fiori di tiglio; gusto fresco e sapido unito ad una componente di morbidezza. Poi il rosso, frutto del dosaggio tra uve Merlot e Casavecchia; colore rosso rubino intenso; profumo di piccoli frutti rossi e spezie dolci; al palato un retrogusto fruttato intenso. Entrambi nutriti dal terreno di roccia e sabbia di Valle Paola.
L’abbinamento è stato con i sapori del territorio garantiti dal Caseificio il Casolare di Alvignano e l’Azienda Agricola Falode di San Gregorio Matese e dalle mani dello chef Salvatore Ciaramella. Nuovi nomi e nuove aziende coinvolti nei prossimi appuntamenti.
Sapore e bellezza in un solo appuntamento; consapevolezza della salubrità dei terreni e dell’aria; conferma che la piccola e media imprenditoria locale che raccoglie comparto agricolo e zootecnico rappresenta ancora la struttura portante dell’area interna matesina nonostante la difficoltà di fare impresa sotto il regime burocratico-amministrativo del Paese e nonostante la sfida pesante (spesso illegale) della concorrenza che non teme di immettere sul mercato falsi e contraffatti.
L’evento “Calici di Viti” è stato e continuerà ad essere tutto questo: conoscenza, rete, fiducia nel futuro.




