Una calda estate, ma non parliamo solo di temperature: infatti, anche la sala promette grandi titoli e novità di firme cinematografiche di rilievo nei mesi a venire.
Giugno apre le fila con due classici che hanno lasciato un’impronta alla storia del cinema stesso: dal 10 giugno è disponibile Disclosure Day di Steven Spielberg, mentre dal 18 giugno c’è il quinto capitolo di Toy Story, iconico rappresentante della casa Disney-Pixar.

Disclosure Day, Spielberg, gli alieni e noi, una lunga storia d’amore
Proprio così, i soggetti preferiti di un regista che è la storia del cinema, contribuendo a definirla proprio attraverso molteplici sue ispirazioni e creazioni che di alieni e del rapporto di questi ultimi con il Pianeta Terra sono il cuore del genere sci-fi: Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. (indimenticabile) e La Guerra dei Mondi.
Allora Steven Spielberg ci riprova: torna ad una narrazione che unisce azione e fantascienza e porta alla luce Disclosure Day, al cinema dal 10 giugno.
In un contesto mondiale precario e sull’orlo dell’imminente scontro tra potenze, lo specialista in sicurezza informatica Daniel Kellner (Josh O’Connor) entra in possesso di file segreti contenenti prove inconfutabili su UFO, tecnologie aliene e contatti governativi tenuti nascosti dal 1947.
Nel frattempo, la meteorologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) inizia inspiegabilmente a sviluppare capacità sovrannaturali, scoprendo di condividere una connessione mentale con Daniel.
Insieme, i due diventano il bersaglio di un’organizzazione non governativa guidata dallo spregiudicato Noah Scanlon (Colin Firth), che insieme al governo vuole metterli a tacere, proteggendo il segreto finora occultato.
Daniel e Margaret cercano di innescare il “giorno della rivelazione” (Disclosure Day), aiutati dalla fidanzata di Daniel, Jane Blankenship (Eve Hewson), e protetti dall’ex agente ribelle Hugo Wakefield (Colman Domingo).

Eppure, la parola alieno o extra-terrestre non viene citata per tutta una buona prima parte del film: è evidente la presenza di un segreto e la tensione è palpabile, ma il cuore della vicenda viene a galla solo dopo un po’ di tempo.
La sceneggiatura di David Koepp (storico sodale di Spielberg e sceneggiatore di titoli di rilievo) su soggetto dello stesso regista, sceglie di svelarsi poco a poco, seguendo il filo delle trame di azione e di mistero.
In questo senso, la storia ha il pregio di coinvolgere lo spettatore insieme agli stessi protagonisti, i quali si muovono alla ricerca di un fine e sembrano poi trovarlo: la cosa giusta da fare è diventare tramite di un nuovo messaggio e svelare a tutto il mondo che l’umanità non è sola e, anzi, in un tempo di crisi, come quello contemporaneo, la chiave è l’ascolto e la comprensione reciproca.

Sembra che la presenza aliena in Disclosure Day non voglia essere il principale focus del film, quanto, semmai, il rapporto tra gli uomini stessi e “gli altri” (alienus, in latino, è infatti, l’aggettivo che indica “l’altro”, “il diverso”): gli alieni, gli extra-terrestri di Spielberg, quindi, vogliono essere una metafora, l’occasione per il regista di soffermarsi, in realtà, sulla dimensione umana e le sue declinazioni, portando in campo anche la spiritualità e la fede.
Una storia inserita in una cornice cinematografica di pregio: Spielberg è un fuoriclasse e la sua expertise rende la pellicola piacevole da guardare, in pura essenza di grande cinema.
Un cast di livello e di esperienza, la colonna sonora del supremo John Williams, le sequenze di azione e i momenti più fiabeschi, di estrema creatività, rendono Disclosure Day un film nato per intrattenere e stupire, ma la storia appare, tutto sommato, non convincente e, forse, dimenticabile: una variante sul tema fantascienza che nulla aggiunge ad una narrazione già prolifica e originale, se non la possibilità di ampliare lo sguardo per le nuove generazioni.
Toy Story 5, fantasia e tecnologia a confronto: giocare è una faccenda seria
Era il 1995 quando Toy Story debuttò sul grande schermo: il primo film di animazione interamente girato in computer grafica, poi diventato il fortunato franchise di casa Disney-Pixar che ha saputo tenere il passo con i tempi e arrivare ad un quinto capitolo, ora in sala.
Toy Story porta con sé una serie di personaggi, temi e situazioni iconiche: Woody, Buzz Lightyear, “Verso l’infinito e Oltre”, Tom Hanks, Randy Newman e la sua “You’ve got a Friend in Me”, e per l’Italia, il compianto e amato Fabrizio Frizzi che ha prestato la sua voce proprio al cowboy-sceriffo giocattolo protagonista.

La piccola Bonnie ama giocare circondata dai suoi giocattoli preferiti, tra cui spiccano la cow-girl Jessie (Joan Cusack/Ilaria Stagni) insieme al suo cavallo Bullseye (Frank Welker/Gianluca Gazzoli), tuttavia non riesce a fare amicizia con altri bambini, poiché tutti sembrano essere presi dalla tendenza del momento: i tablet digitali.
Così, i genitori decidono di regalarne uno a Bonnie, con l’innocente intenzione di facilitare le sue amicizie: arriva Lilypad (Greta Lee/Katia Follesa), un tablet a forma di rana che mette in allarme tutti gli altri giocattoli di Bonnie, in quanto lei ne sembra subito molto presa.
L’arrivo di Lilypad, tuttavia, non sembra giovare a Bonnie, che si fa sempre più solitaria, entrando nel mirino della dipendenza da schermo: così, la squadra di giocattoli, capitanati da Jessie, con l’aiuto di Buzz Lightyear (Tim Allen/Massimo Dapporto) e Woody (Tom Hanks/Angelo Maggi) mettono a punto un piano per sbarazzarsi del tecnologico giocattolo.
Può un film che compie 31 anni rimanere giovane e contemporaneo?
Certo che sì! Toy-Story 5 diretto da Andrew Stanton (tra gli storici ideatori della pellicola originaria) e Kenna Harris conferma che questa unica e originale narrazione non è mai stata solo “una storia di giocattoli”, ma una sempre interessante riflessione sulla realtà fanciullesca e i sentimenti umani.
“L’era dei giocattoli è finita!”, l’accorato grido di terrore, e insieme, anche preoccupato interrogativo che attraversa tutto il film: la minaccia alla fantasia del gioco viene dalla pervasiva tecnologia, attraverso la forma degli schermi digitali, che siano tablet, cellulari o PC.
Toy Story 5 è attualità e con ironia, intelligenza e disinvoltura riesce ad affrontare un tema cogente, sotto gli occhi di tutti, ogni giorno.
Gli schermi, ormai, fanno parte della vita di bambini e adulti, ipnotizzati da una luce magnetica che altro non è che un modo per far scorrere vacuamente il tempo, diluendo la capacità di immaginare, pensare e giocare, doti innate, che si sviluppano nel modo più naturale possibile.
Non annoiarsi sembra essere l’imperativo categorico della modernità: ma non è proprio dall’apparente assenza di stimoli continui che nascono le idee più creative ed esclusive, i giochi più belli e irripetibili?

La sceneggiatura (dello stesso Stanton e Harris, su soggetto di Jason Katz) si sofferma proprio su queste idee, riuscendo a coglierne le sfumature, ma rimane fedele al cuore della pellicola e, alla fine, ciò che sembrava una minaccia, diventa un alleato con cui trovare un compromesso giusto per tutti, con un’intramontabile morale.
Inoltre, bellissima sorpresa per i nostalgici, perché Disney-Pixar ha chiamato a raccolta il cast di voci primario di Toy Story, e quindi, per la versione originale ci sono Tom Hanks per Woody, Tim Allen per Buzz, Joan Cusack per Jessie, mentre per la versione italiana, Angelo Maggi sostituisce il caro Frizzi, Massimo Dapporto conferma il suo Lightyear, Ilaria Stagni è Jessie.
Sia nella versione originale che in quella italiana, lo studio di doppiaggio ha ospitato diverse personalità del mondo della musica e dell’intrattenimento: il celebre cantante Bad Bunny, il comico e presentatore TV Conan O’ Brien, l’attore Keanu Reeves, la cantante Tyla, mentre, per l’Italia, l’attrice comica Katia Follesa, gli attori Luca Laurenti e Federico Basso, il conduttore Gianluca Gazzoli, e il cantante Sal Da Vinci.
La colonna sonora è composta, come per i film precedenti, dal mitico Randy Newman, ma la cantante statunitense Taylor Swift ha composto e interpretato il tema principale del film, dedicato a Jessie, ovvero il singolo I Knew It, I Knew You.
Toy Story 5 conferma le altissime aspettative intorno allo storico titolo, continuando a condurre spettatori grandi e piccoli “verso l’Infinito e Oltre”.

