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    Home»Attualità»Papa Leone al Wfp di Roma: fame nel mondo ai massimi storici dopo la Seconda guerra mondiale
    Attualità

    Papa Leone al Wfp di Roma: fame nel mondo ai massimi storici dopo la Seconda guerra mondiale

    Il World food programme lancia l'allarme: costretti a ridurre gli aiuti per la riduzione delle risorse
    Redazione22 Giugno 2026Nessun commento

    “Dopo la seconda guerra mondiale questo è uno dei periodi più bui per la fame nel mondo: 320 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta”.

    È questo lo scenario di crisi alimentare globale alla vigilia della visita di Papa Leone XIV nella sede del World food programme a Roma, lunedì 22 giugno. Ce ne parla Marco Cavalcante, direttore della Divisione Programmi del World food programme, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp o Pam in italiano), la più grande agenzia umanitaria al mondo, specializzata nell’assistenza alimentare nelle emergenze e nei conflitti.

    In queste ore Papa Leone sta incontrando i 36 rappresentanti dell’Executive Board e i dipendenti, con videocollegamenti in diretta con gli operatori sul campo nei diversi Paesi del mondo, soprattutto dove l’emergenza alimentare è più grave. Il Wfp impiega circa 20mila persone e il 90% del personale lavora negli uffici dei Paesi. La visita del Papa rappresenta per l’organizzazione “un grande onore”, anche perché “siamo di fronte a una crisi della fame con pochi precedenti”, afferma al Sir il rappresentante del Wfp. Papa Leone visiterà anche lo spazio dove è custodita la medaglia del Premio Nobel per la Pace ricevuto dal Wfp nel 2020. Accanto si trova un muro commemorativo dedicato ai colleghi dell’organizzazione che hanno perso la vita durante le missioni.

    La visita arriva mentre il sistema umanitario affronta una grave crisi di finanziamenti. Negli ultimi anni, ha spiegato il direttore dei Programmi,

    “tutti i Paesi occidentali che tradizionalmente sono stati i nostri principali donatori hanno diminuito le donazioni”.

    La riduzione dei fondi, calati del 59% nel triennio 2022-2025, “non segue lo stesso trend dei numeri della fame nel mondo, che invece stanno aumentando”.  L’ultimo report diffuso nei giorni scorsi insieme alla Fao individua 13 aree a rischio peggioramento: a destare maggiore preoccupazione sono

    Sudan, Sud Sudan, Yemen e Somalia, seguite dal nord est della Nigeria (nello Stato di Borno) e dalla Somalia

    Il calo delle risorse costringe l’organizzazione a decisioni difficili. “Dobbiamo scegliere se mandare convogli di aiuti alimentari verso una direzione piuttosto che verso un’altra. Sono scelte impossibili quando si è sul campo”.   In questi Paesi, ha spiegato, “i nostri operatori devono fare quotidianamente scelte difficilissime su chi aiutare e chi non aiutare”.

    Ogni anno vengono raggiunte in totale 120 milioni di persone. Il timore è che quest’anno il Wfp potrà assistere 1 milione e mezzo di persone in meno e altri 9 milioni sono a rischio.

    Tra le emergenze più gravi c’è quella del Sudan, dove il conflitto iniziato nell’aprile 2023 rende complesso raggiungere la popolazione, a causa della grave insicurezza. Gli aiuti alimentari in questi contesti diventano merce rara e spesso vengono rubati. Oppure viene impedito ai camion di entrare nei territori per affamare volutamente la popolazione. Ma il problema non è soltanto logistico e operativo. “Il più grande ostacolo è non avere le risorse. I nostri magazzini sono spesso vuoti.

    A volte non raggiungiamo le popolazioni che hanno bisogno non perché non siano raggiungibili fisicamente, ma perché non abbiamo abbastanza fondi”.

    Come opera il Wfp? Il Wfp dispone di una rete logistica globale fatta di aerei, camion e navi, ma la carenza di finanziamenti limita infatti la capacità di intervento. Come modalità di azione gli operatori sul campo distribuiscono in primis “denaro quando il cibo è disponibile nei mercati. In questo modo aiutiamo le persone a comprare ciò di cui hanno bisogno e sosteniamo anche le economie locali”. Nei contesti dove reperire cibo è più difficile il Wfp distribuisce pacchetti alimentari composti da carboidrati, proteine vegetali e grassi, adattati alle esigenze dei diversi Paesi. C’è chi consuma prevalentemente riso, chi grano, chi miglio. Poi vengono portati avanti anche programmi per la resilienza climatica o di assistenza alimentare scolastica.

    La fame dei bambini. Il rappresentante del Wfp racconta di aver visitato recentemente campi profughi e centri di cura dove ha visto scene terribili. Difficile, a livello emotivo, sostenere la vista di tanto dolore e ingiustizia, soprattutto quando tocca l’infanzia:

    “Ci sono bambini che arrivano nei centri nutrizionali così magri da non riuscire ad alzare il collo, perché i muscoli sono stati consumati dalla fame.

    Sono bambini con nomi e cognomi, che potrebbero diventare medici, ingegneri, insegnanti e che invece si trovano sotto una tenda o in una clinica aspettando un aiuto per sopravvivere”.

    I conflitti, causa principale della fame. “La cosa più importante per risolvere la fame nel mondo è attaccare le cause della fame – sottolinea Cavalcante -.

    E la causa principale, oggi, sono le guerre”.

    Per questo il messaggio del Papa sulla necessità di fermare i conflitti e costruire percorsi di pace è “essenziale”. “Fame e pace sono profondamente collegate – conclude il rappresentante del Wfp –. La sicurezza alimentare è un elemento chiave per la pace nel mondo e la pace nel mondo è un elemento chiave per la sicurezza alimentare”.

    “La fame può essere affrontata”. L’auspicio finale è che la visita di Papa Leone possa riportare attenzione su una crisi alimentare globale che rischia di essere dimenticata. “La fame è un problema enorme, ma è anche il problema più grande che possiamo risolvere, perché sappiamo cosa fare. Non è una speranza impossibile: è una speranza concreta”.

    Game nel mondo guerre Papa Leone WFP Rome World Food Programme

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