Il cuore del film è tutto nelle prime, inequivocabili battute nella forma di un dialogo tra un uomo anziano, ormai rassegnato, e uno di mezza età che sembra riporre fiducia nel figlio prossimo alla maggiore età: spopolamento, “restanza”, futuro, tradizione, modernità.
Temi che fanno ormai parte del dibattito comune, specie nel momento in cui si parla di aree interne.
Il regista Lorenzo Pallotta sceglie, per il suo primo lungometraggio da lui scritto e diretto, una riflessione intima e originale su una questione delicata e, forse, ancora irrisolta, in cui l’urgenza politico-sociale si unisce ad un’ispirazione tra l’onirico e il realismo più vivo.
Presentato in anteprima mondiale ad Alice nella città, sezione parallela e distaccata della Festa del Cinema di Roma, nel 2021, e dopo aver girato molteplici festival di cinema internazionali, Sacro Moderno (“The Children of the Sleeping Giant”) è ora disponibile su Rai Play. Come aiuto regia di Pallotta, il regista Gabriele Biasi.

È in Abruzzo che si svolge la vicenda, la terra in cui il regista è nato: Intermesoli è un comune montano ormai quasi disabitato, e qui due personaggi si muovono con diversi fini, animati da opposti desideri, atteggiamenti forse distanti, ma da un sentimento che, invece, è comune, l’affetto e l’attaccamento verso il proprio luogo d’origine.
Il giovane Simone (Simone Caruso), diciotto anni, si fa carico di tutta la responsabilità del paese, mentre Filippo (Filippo Lanci) è un eremita che vive isolato dal mondo e cerca di ricostruire la sua fede.
La regia di Pallotta pone attenzione alle azioni, ai riti, alla gestualità: le sequenze del film permettono allo spettatore di entrare in un piccolo mondo antico che cerca di resistere, anche se la profezia dell’abbandono e del distacco sembrano incombere.
I due protagonisti sono emblematici: Simone, come nuova generazione, è per natura futuro che avanza, ma si divide tra le sue inclinazioni contemporanee e la responsabilità di custode dei luoghi che lo hanno cresciuto;
Filippo, invece, si aggira irrequieto, non è vecchio, ma neanche più giovanissimo, cerca un nuovo senso alla sua esistenza in un luogo che forse non sente più suo, ma che lo trattiene, un legame che si evidenzia nell’abbraccio frequente e lungo e tenero con le diverse forme di vita che lo circondano e con cui si rapporta.

Sacro Moderno richiede immedesimazione, uno sguardo oculato, non è una visione semplice, ma ricambia con una necessaria coscienza su una realtà frequente e diffusa nel nostro Paese, che merita cura e premura.
Il titolo internazionale della pellicola, The Children of The Sleeping Giant, forse riesce ad esprimere ancora meglio il senso della riflessione, conferendo al tutto una nota fiabesca: i bambini che rappresentano la novità, il progresso, il futuro; il gigante addormentato, invece, la solidità della tradizione, che ha bisogno di nuovi stimoli per risvegliarsi.
Le fiabe, lo sappiamo, sanno dire sempre molto di più sul reale e questo racconto, che nasce un po’ dalla fiaba e un po’ dal documentario, esprime la necessità che due aspetti come la tradizione ed il passato, insieme al cambiamento e al nuovo, coesistano nella gestione e nella sopravvivenza delle aree interne, fondamentali per tornare alla più vera identità del Paese.



