
Comunicato – Il Comitato Cittadino “Stop Impianti Alto Casertano” esprime il proprio forte disappunto per il decreto dirigenziale n. 143 del 29 giugno 2026 della Regione Campania, pubblicato oggi, con il quale – revocati gli accordi sottoscritti a gennaio con i Comuni di Ailano e Teano (decreti dirigenziali nn. 10 e 11 del 28 gennaio 2026) nella parte in cui li individuavano quali soggetti attuatori – si affida alla Provincia di Caserta, quale unico soggetto attuatore, l’intero processo di messa in sicurezza e bonifica degli ex impianti Metalplast di Ailano e “Campania Energia” di Teano.
È una decisione che il Comitato non esita a definire una vera e propria ipocrisia istituzionale. Non comprendiamo, infatti, cosa possa fare la Provincia di Caserta che la Regione Campania non potesse fare da sé: la Regione è l’ente che finanzia la bonifica – con 4,2 milioni di euro complessivi, 2,1 per ciascun sito –, è stazione appaltante qualificata e avrebbe potuto espletare direttamente le procedure di gara o, come questo Comitato ha più volte chiesto, procedere con l’affidamento in house alla propria società SMA Campania S.p.A., interamente pubblica e con competenze specifiche nel risanamento ambientale. La motivazione addotta – la necessità di una «gestione unitaria» e di una «maggiore capacità tecnico-amministrativa» – descrive, parola per parola, ciò di cui la Regione stessa dispone.
A rendere ancora più grave la scelta è il tempo trascorso. A circa nove mesi dal primo atto di impegno regionale (la delibera di Giunta n. 683 del 3 ottobre 2025) e a meno di sei mesi dalla firma degli accordi con i Comuni – accordi nei quali era espressamente previsto, almeno per Ailano, che fosse la Regione, quale stazione appaltante, a espletare le procedure di gara – la Regione era perfettamente a conoscenza dell’impossibilità dei piccoli Comuni di farvi fronte. Eppure, invece di procedere essa stessa o di attivare la via dell’in house, ha scelto, con l’avallo dei Comuni di Ailano e Teano, di trasferire l’intero procedimento a un ente terzo. Il risultato è l’ennesimo slittamento, senza che sia ancora dato conoscere un cronoprogramma certo dei lavori.
Ma è qui che il danno si somma alla beffa. Se questo problema oggi esiste, lo si deve – a giudizio del Comitato – quasi esclusivamente alla negligenza della Provincia di Caserta: è stata la Provincia, infatti, a rilasciare alla Metalplast due Autorizzazioni Uniche Ambientali, nel 2018 e nel 2020, in un’area espressamente inibita dalla legge allo stoccaggio e al trattamento dei rifiuti – perché ricompresa nel sistema a dominante naturalistica “A 10 – Matese” del Piano Territoriale Regionale, e dunque soggetta al divieto di cui all’art. 12 della Legge Regionale n. 14 del 2016 e al Piano regionale dei rifiuti dello stesso anno –, oltre che gravata dalla fascia di rispetto del Fiume Lete e dalla contiguità con il sito Natura 2000 “Fiume Volturno e Calore Beneventano”. Tutto ciò con il concorso del Comune di Ailano, che con il provvedimento SUAP n. 1, prot. 780 del 12 febbraio 2020, ne confermava l’iter autorizzativo.
In altre parole, l’ente che ha autorizzato lo scempio viene oggi messo alla guida della sua bonifica. Una soluzione che, lungi dal rassicurarci, accresce la nostra preoccupazione e mina la fiducia dei cittadini.
E c’è un dettaglio che rende il quadro ancora più sconcertante. Dagli atti emerge che, con nota acquisita dalla Regione al protocollo n. 0550896 del 19 giugno 2026 la Presidenza della Provincia di Caserta, ha dichiarato la piena disponibilità ad assumere con il Settore Ambiente ed Ecologia della Provincia il ruolo di soggetto attuatore degli interventi sugli impianti Metalplast di Ailano e “Campania Energia” di Teano. Vale a dire affidare allo stesso ufficio che, a suo tempo, rilasciò le Autorizzazioni Uniche Ambientali alla Metalplast l’onore della bonifica. In altre parole, l’ufficio che ha autorizzato ora è pronto a bonificare.
Una simile disponibilità e la celerità con la quale si è giunti alla sottoscrizione dell’accordo di collaborazione non può non far sorgere, agli occhi del Comitato, un interrogativo di fondo. Quando la via più lineare – l’intervento diretto della Regione con l’affidamento in house alla sua società SMA Campania – viene scartata in favore del passaggio a un ente terzo, e per giunta proprio all’ente che ha rilasciato le autorizzazioni contestate, il dubbio che la scelta risponda a logiche “di prossimità politica” – alla volontà di mantenere il procedimento entro un cerchio di enti ‘amici’ – più che a reali esigenze tecniche è, francamente, legittimo. È un dubbio che chiediamo alle istituzioni di fugare con atti concreti e trasparenti. Perché non istituire un tavolo tecnico dove siedono anche i cittadini? Perché non affidare alla struttura commissariale per la Terra dei Fuochi diretta dal Gen. Vadalà anche la bonifica dei siti di Ailano e Teano in modo da essere garantiti in efficacia e trasparenza?
Su questo il Comitato è netto: le bonifiche dei siti inquinati devono essere realizzate con strumenti pubblici, a garanzia del pieno controllo dell’intero ciclo. È questa l’ennesima ragione per cui abbiamo indicato nella Regione e nella sua società in house SMA Campania il soggetto naturale dell’intervento. Disperdere il complesso processo di bonifica in una catena di passaggi e di soggetti diversi rischia, al contrario, di immettere nuovo denaro pubblico nel medesimo circuito del business dei rifiuti, elemento questo che è all’origine di questa “sporca” vicenda. E’ la beffa più amara: pagare due volte, e con le risorse di tutti, gli effetti nefasti di un’attività che in quel luogo non avrebbe mai dovuto esistere.
Il Comitato ricorda di aver già rappresentato pubblicamente tutto questo: nel proprio Documento Programmatico, nella lettera aperta alle istituzioni e nelle richieste confluite nell’interrogazione presentata in Consiglio regionale dai consiglieri del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
Per questo annunciamo che, nei prossimi giorni, il Comitato invierà alla Procura della Repubblica un esposto/denuncia affinché siano accertate le responsabilità relative al rilascio delle autorizzazioni ambientali uniche in un’area inibita per legge allo stoccaggio e alla lavorazione di rifiuti non pericolosi.
Continueremo a vigilare e a informare i cittadini. Su un punto non arretreremo: la verità su come si è arrivati a tutto questo e una bonifica fatta presto, bene e nella massima trasparenza.