
Case ed ospedali di comunità: oggi 1 luglio la scadenza fissata dal Pnrr per queste nuove strutture sanitarie destinate ad integrare i servizi su tutto il territorio nazionale, rendere i servizi più vicini alla popolazione e ad alleggerire il carico su ospedali e Pronto soccorso.
I dati per l’intera Penisola parlano di un cantiere ancora in movimento sia dal punto di vista strutturale che operativo: infatti delle 1.350 sedi previste, poi ridotte a 1.038 e nuovamente riportate a 1.715 grazie ad una quota extra-Pnrr con Fondi di coesione, Fondo opere indifferibili e risorse regionali o provinciali, oggi siamo ad un totale di 781 strutture aperte, ma non tutte operative al 100%.
Tra i gap da superare anche quello del personale sanitario all’interno delle strutture. L’ultima rilevazione Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali) diffusa a marzo 2026, fa riferimento a 781 Case di comunità con almeno un servizio attivo, mentre solo 204 hanno presenza medica conforme al Dm 77/2022 che definisce gli standard per l’assistenza sanitaria territoriale, e 216 registrano presenza infermieristica. Numeri che confermano la forte carenza di personale pari a circa 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno.

Il 26 giugno, il Direttore generale dell’Asl Caserta Antonio Limone (in foto) in un video diffuso sul profilo facebook dell’Azienda (clicca), ha confermato l’apertura di 38 strutture (30 case e 8 ospedali di comunità) nell’ambito dei 12 distretti sanitari di competenza annunciandone il funzionamento (a scaglioni) entro la fine di agosto (13 entro fine giugno ma in attesa dei controlli di personale esterno qualificato) e sottolineando la sinergie tra professionisti e maestranze (“concorso responsabile”, lo definisce Limone) che in queste settimane lavorano al completamento degli edifici e messa a punto dei servizi digitali. “Abbiamo dodici strutture ex novo, edificate dalla posa della prima pietra all’ultima rifinitura”, spiega Limone, “e sei strutture completamente ristrutturate” con “impianti costruiti daccapo”.
“Cambierà completamente la sanità in provincia di Caserta quando tutte queste strutture saranno funzionanti”, aggiunge Limone nel video sottolineando come prioritaria “l’esigenza del cittadino di essere curato”. “Costruiremo e indirizzeremo le nostre attività sanitarie per completare il quadro di una sanità che deve avere la capacità su un territorio di essere al servizio del cittadino in tutti i suoi aspetti”.
Confermata l’intesa con i medici di base per una disponibilità di sei ore settimanali nelle Case di Comunità, e un accenno all’impiego di personale medico ed infermieristico. Poi il riferimento alle aree interne, in particolare ai territori di Sessa Aurunca e di Piedimonte Matese dove “i medici non vanno volentieri”, spiega il Direttore generale chiarendo che si sta facendo di tutto per sopperire alla carenza di personale. “Questo sforzo non ci ferma, questo sforzo è incessante”, comunica in chiusura del servizio. Inevitabili i commenti dal basso, dai cittadini che pur guardando con fiducia a quanto si sta per realizzare hanno visto ridursi i servizi ospedalieri pur dopo ripetute promesse (per lo più politiche) di implementazione e potenziamento dei servizi.
In tutta Italia
Le porte di Case ed Ospedali di Comunità d’Italia si aprono a ritmi diversi lungo lo Stivale. In testa si colloca la Valle d’Aosta in cui sono pienamente operative tutte e quattro le strutture previste. Segue il Piemonte, con 78 case operative su 91 in progetto (le ultime saranno disponibili entro fine agosto). In Liguria pienamente attive le 32 Case progettate; In Trentino aperte 11 delle 14 strutture, mentre in Alto Adige sono funzionanti 7 Case su 7. In Emilia Romagna aperte 48 strutture su 60 di quelle previste; in Toscana, 54 funzionanti; 70 pronte a breve ed 80 entro la fine dell’anno. In Umbria operative tutte e 25 le Case previste; nelle Marche sono operative 29 su 36 di quelle che si andranno a realizzare in totale. Nel Lazio lavori ultimati in 115 Case sulle 122 previste; in Abruzzo aperte 41 strutture su 43. In Molise si attende l’ultimazione delle 9 Case messe in cantiere per le quali si dispone già di personale.
Cosa accade al Sud?
In Campania attive 98 delle 171 strutture previste; in Puglia 42 su 78; in Basilicata 15 su 17; in Calabria si punta ad ultimarne 48 rispetto alle 60 pianificate; in Sicilia risultano attive 54 Case su 146 previste.
Su tutte le Regioni fa eccezione la Sardegna che si attesta con 59 strutture operative rispetto alle 50 progettate inizialmente.