
Le grotte del Matese come lo Spazio. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è tornata nelle cavità carsiche dell’appennino campano per l’VIII campagna di addestramento CAVES riservata agli astronauti in formazione per le missioni spaziali.
Esperienza già realizzata a settembre 2025 con quattro astronauti di Svizzera, Usa, Giappone ed Emirati Arabi Uniti: allora come oggi, dalle parole degli uomini e donne scesi nei reticoli carsici matesini, emerge la sorpresa e lo stupore per la particolarità dell’ambiente sotterraneo e per la sua bellezza, ma soprattutto per le caratteristiche ambientali che hanno permesso agli astronauti e al team di esperti che li ha supportati di sperimentare al meglio tecniche, strumenti scientifici, capacità di adattamento, lavoro di squadra, ma soprattutto come l’ESA conferma sui canali ufficiali “isolamento, reclusione e risorse limitate” come nello spazio.
All’ottava edizione hanno partecipato l’astronauta dell’ESA Rosemary Coogan, John McFall, membro della Riserva Astronaute; gli Astronauti dell’ESA e del progetto Fly!, l’astronauta della NASA Tracy Dyson, il candidato astronauta della NASA Ben Bailey e l’astronauta della JAXA Ayu Yoneda. Il gruppo prima di scendere in grotta ha vissuto un tempo di preparazione in superficie sia dal punto di vista tecnico che fisico; poi la discesa nel ventre del Matese dove risiede la risorsa più preziosa di questo appennino: l’acqua che ha scavato e tutt’ora scava la rete che attraversa il massiccio creando sistemici unici si conferma elemento chiave per la ricerca scientifica e per la vita quotidiana.
La presenza dell’ESA per il secondo anno consecutivo nel Matese suscita ulteriore consapevolezza circa unicità e preziosità dell’habitat territoriale, e se in questo caso sono le cavità a dimostrarlo, da alcuni decenni lo confermano le numerose ricerche scientifiche condotte dal mondo accademico nazionale ed europeo dedicate a flora e fauna di superficie.
La missione, pur svoltasi nella massima riservatezza e rimanendo tutelati gli studi scientifici condotti in grotta, svela ancora una volta la grande verità: il Matese vive e comunica; il Matese insegna ed educa.
“Questa ultima edizione nella regione italiana del Matese è un piccolo gioiello. Sebbene la speleologia e le tecniche di esplorazione speleologica rimangano i mezzi per raggiungere gli obiettivi della missione, abbiamo aumentato il livello di autonomia dell’equipaggio” così Loredana Bessone, direttrice del corso CAVES (fonte www.esa.int).

Dal campo base alle grotte con un primato
Giorno dopo giorno l’equipaggio è cresciuto insieme, ha acquisito autonomia, ha assunto specifiche responsabilità e stabilito ruoli (interscambiabili) affinché la permanenza in grotta fosse perfettamente coordinata e pronta all’imprevisto su un terreno sconosciuto, misurando i margini di sicurezza, così come avviene nello spazio. Esercitazione con imbracature, zaini e viveri prima di trasportare tutto nelle viscere della terra.
I primati di CAVES 2026
Per la prima volta due donne, Rosemary Coogan e Ayu Yoneda, hanno assunto il ruolo di comandante, mentre John McFall si è unito al team nell’ambito del progetto Fly! per valutare la fattibilità della partecipazione al corso CAVES da parte di astronauti con disabilità fisiche. Un aspetto quest’ultimo che Bessone sottolineava già in occasione della precedente edizione del corso, e cioè come la ricerca scientifica sperimentata nello Spazio (in questo caso grazie all’ausilio di supporti di alta tecnologia) rappresenti un traguardo fondamentale anche per la vita sul Pianeta.

Un ulteriore primato del team sceso in grotta, quello di aver esplorato per la prima volta una cavità ancora sconosciuta. “Per la prima volta – ha raccontato la comandante della missione Rosemary Coogan in un video girato nella cavità carsica, “siamo stati in luoghi completamente inesplorati di questo sistema di grotte, un momento emozionante e di grande rilievo. Questa è stata una delle mie prime esperienze di addestramento davvero fuori dal comune”.
Oltre l’esercitazione, i dati scientifici
Uno dei compiti della spedizione è stato quello monitorare i cambiamenti ambientali nella rotta. Gli esperimenti scientifici ripresi dalle edizioni precedenti includevano il campionamento microbico e il monitoraggio dei livelli di radon e anidride carbonica: dati che oggi arricchiscono la Ricerca sullo studio della Terra, sull’evoluzione degli ambienti naturali e l’incidenza di essi – che sono origine e nutrimento di ogni forma vivente – sui contesti antropizzati di oggi e di domani.
Il futuro delle grotte matesine
Il Matese vale la Scienza; il Matese vale il futuro, progettato oltre la narrazione odierna (e legittima) che riunisce Storia, radici, valori umani, celebrazioni dei luoghi e dei suoi protagonisti.






